Un vademecum per le donne che vogliono mettersi in proprio

Nell'85% dei casi l’avvio di un’azienda al femminile rappresenta l’evoluzione consapevole di un precedente percorso lavorativo e il 37% delle imprenditrici avvia la nuova attività per scelta e non per ripiego
March 7, 2026
Un vademecum per le donne che vogliono mettersi in proprio
Sonia Canal, ad del network Partner d'Impresa
L’ultimo rapporto di Unioncamere, pubblicato nel 2025 sullo stato dell’imprenditoria al femminile in Italia relativo all’anno precedente, rileva che le aziende guidate da donne rappresentano il 22,2% del tessuto produttivo nazionale. Di queste, l’81% sono nate nel nuovo millennio. Scendono invece  le imprese guidate da donne under 35, -24,5% in dieci anni. Dall’analisi emerge che nel 37% dei casi le donne avviano un'impresa per scelta e non per ripiego.  Nell’85% questa decisione rappresenta l’evoluzione di un pregresso percorso lavorativo, da dipendenti o da autonome, e la voglia di realizzarsi. «Le realtà che partano con questa energia e determinazione, sono più propense a sviluppare progetti ambiziosi. Bisogna però prestare  attenzione alle basi finanziarie su cui si imposta la crescita aziendale perché queste restino sostenibili a lungo termine. Spesso, sono le lacune iniziali di natura finanziaria e organizzativa che rischiano di compromettere la crescita», spiega Sonia Canal, amministratrice delegata del network Partner d’Impresa, che supporta la crescita e la sicurezza delle aziende attraverso un team interdisciplinare di professionisti nel settore legale, fiscale e di consulenza del lavoro.
Secondo il report di Unioncamere, tra le criticità più comuni riscontrare tra le imprese femminili c’è la dipendenza dall’autofinanziamento (76,4%): tre attività su quattro, infatti, hanno fatto ricorso a capitali personali e familiari per l’avvio della propria attività. Un atteggiamento che rischia, secondo lo studio, di frenare la propensione a compiere  investimenti più strutturati nel lungo periodo. «Autofinanziarsi con capitali propri a volte è l’unico modo, ma deve essere considerato come un finanziamento di terzi, con interessi e ritorno dell’investimento entro una dilazione di tempo definita - sottolinea l'ad -. Nel momento in cui si decide di avviare o sviluppare un’attività, il tema delle risorse economiche va affrontato con grande lucidità. Che si tratti di un finanziamento bancario, di un contributo a fondo perduto o di capitali personali, il denaro non dovrebbe mai essere utilizzato senza prima aver compiuto un’analisi oggettiva del valore che quell’investimento potrà generare nell’impresa».
Ogni scelta finanziaria, secondo gli esperti di Partner d’Impresa, dovrebbe essere accompagnata da una definizione chiara del budget, affinché si stabilisca anche quel sia il ritorno atteso per quell’investimento. Non si tratta quindi di trovare i soldi per partire, ma di capire come quell’investimento contribuirà a creare valore e redditività nel tempo. «Per molte donne imprenditrici, questo approccio rappresenta una chiave importante: trasformare il coraggio di intraprendere in un progetto solido, sostenibile e capace di generare valore nel lungo periodo. La guida di un consulente consente di  riuscire a prendere decisioni coraggiose ma consapevoli durante lo sviluppo del proprio business. In fase di avvio attività è ancora più importante perché permette di definire un tracciato chiaro da seguire fin da subito. Sviluppare un piano di business strutturato e considerare  il reale flusso di cassa nel corso del tempo aiuta a divenire più consapevoli di quale sia  l’effettiva liquidità», conclude Canal.
Sempre secondo lo studio, solo il 26,9% delle imprese ricorre a prestiti bancari in fase di avvio o a finanziamenti pubblici (3,8%); a demotivare spesso è la complessità burocratica e amministrativa. Nonostante questo, solo l'8% delle imprese femminili in fase di avvio, inoltre, si avvale di servizi di supporto al business riferendosi ad associazioni di categoria o camere di commercio. Le donne però mostrano una maggiore propensione a richiedere e utilizzare incentivi rispetto ai colleghi uomini: il 27,3% delle imprenditrici ha già usufruito di agevolazioni, tra crediti di imposta, aiuti regionali e fondi per l’imprenditoria.
Avvio di un progetto imprenditoriale al femminile: cosa sapere prima di partire
Definisci il tuo progetto e chiediti se ciò che offri risolve un problema
Un’attività di successo non può essere anacronistica. È necessario studiare il mercato, valutare le opportunità e considerare quali sono i servizi di cui un potenziale cliente possa sentire la mancanza. Valutare dove e come la propria competenza possa fare la differenza, è la prima regola.  Individuati i prodotti e i servizi da valorizzare, è necessario capire quale sia la strategia più idonea per ottimizzare i costi fissi e variabili.
Coinvolgi gli utenti nel processo di sviluppo del tuo prodotto
Raccogliere i feedback è fondamentale, soprattutto in fase di avvio attività per apportare da subito migliorie. La flessibilità è essenziale per rimanere competitivi e soddisfare le diverse esigenze dei clienti. Monitorare costantemente le prestazioni del prodotto offerto e studiare la concorrenza per rimanere informata sulle tendenze e gli sviluppi del proprio settore è poi altrettanto importante.
Organizza un business plan
Chi paga cosa, quanto costano le materie prime, dopo quanto tempo è necessario rientrare del proprio investimento iniziale? Sonon domande a cui può rispondere un business plan. Il piano dei costi e di sviluppo è un aspetto fondamentale per porre basi chiare su cui sviluppare il proprio progetto di impresa. Pertanto, è consigliato che venga redatto con la collaborazione di un esperto contabile che preveda quando rientrare dai costi e quando si potrà iniziare a guadagnare. Stabilire con chiarezza i margini di guadagno aiuta a non svendere i prodotti e servizi offerti; necessita un monitoraggio nel tempo ed è fondamentale in previsione della richiesta di finanziamenti o prestiti.
Definisci un salvagente economico,  accantona Iva e tasse
Una parte della liquidità che entrerà grazie all’attività va messa da parte, aprendo un conto corrente di riserva dove destinarla. È bene fissare un importo da versare e da incrementare periodicamente  Un’altra strategia anti panico è accantonare mensilmente l’Iva incassata e la percentuale dovuta per le tasse, calcolando preventivamente quanto trattenere da ogni fattura.  È bene che su questo conto non siano connesse carte di credito o bancomat affinché i soldi depositati restino a disposizione esclusivamente per i versamenti necessari.
Investi nella formazione e nelle reti di networking
Confrontarsi con altre donne che hanno avviato un’attività è utile, permette di vedere come altre imprenditrici si organizzano nella gestione del proprio equilibrio vita-lavoro, di condividere le medesime difficoltà e trovare una soluzione comune. Fare networking con altre e imprenditrici apre la mente, offre opportunità di partnership, contaminazione di idee e reciproco supporto.
Non restare sola e impara presto a delegare
La trappola del volersi occupare di ciascun aspetto della propria attività è in agguato  Se oltre alla contabilità si curano anche isocial, la logistica e la vendita, il rischio reale è lavorare male È bene identificare le attività che è possibile delegare a persone di fiducia delegate e farlo senza remore. Questo permette anche di avere più tempo libero da investire in formazione o per la propria vita personale. Staccare dalla routine lavorativa permette di tornare alla quotidianità con nuove idee e ancora più motivazione.
Essere accoglienti non significa scontare i propri servizi
C'è una tendenza culturale che spinge le donne a sentirsi in dovere di avere un atteggiamento disponibile e accogliente. Questo, dal punto di vista finanziario, si traduce spesso in eccessiva indulgenza. Quando, per esempio, si presenta un preventivo non è necessario fornire  eccessive spiegazioni: il tempo e le competenze hanno un valore. Se viene richiesto uno sconto, è bene quindi stabilire quali attività ridurre dal pacchetto servizi.
Tieni a bada i sensi di colpa
La vita di una donna imprenditrice spesso si scontra con i tempi digestione della famiglia, procurando sensi di colpa nei momenti in cui non si è presenti. Una buona organizzazione e la capacità di delegare sono degli ottimi alleati. Se serve aiuto, imparare a chiederlo a chi è  vicino (siano dipendenti o collaboratori per la gestione del lavoro o parenti per questioni familiari). Premesso questo, essere un’imprenditrice realizzata è un modo per insegnare ai propri figli che i sogni si costruiscono con la dedizione e l’impegno.
 

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