L'Italia alla sfida della trasparenza salariale
di Redazione
L'Osservatorio "Lo stato del lavoro" pubblica un documento con i suggerimenti per il recepimento della direttiva europea

L’arrivo in Italia della direttiva europea sulla trasparenza salariale, approvata dall’Unione Europea nel 2023 e in via di recepimento da parte di tutti i Paesi membri (entro giugno 2026), potrebbe rappresentare una “rivoluzione epocale”. Ma solo a patto di essere recepita bene, con una normativa di efficace applicazione, scritta in maniera chiara, in grado di prevenire i possibili effetti distorsivi. Questi sono gli elementi centrali del discussion paper pubblicato dall’Osservatorio Lo stato del lavoro, nuova iniziativa lanciata dalla giornalista e attivista Eleonora Voltolina con l’associazione Journalism for Social Change e con la collaborazione del think tank Tortuga.
Il documento è il risultato di un lavoro di rielaborazione e ampliamento degli elementi emersi nel corso di una tavola rotonda a cui hanno partecipato una quindicina di esperti del mercato del lavoro, provenienti da molti settori: aziende, istituti di ricerca, associazionismo, sindacati.
«Con questo paper portiamo all’attenzione dei policymaker, proprio nel momento in cui il governo sta scrivendo la legge di recepimento della direttiva europea, il punto di vista e i consigli di esperti - spiega Voltolina -. Suggerimenti, riflessioni e cinque proposte concrete che, a differenza di gran parte del dibattito sulle politiche del lavoro, arrivano da voci competenti. Un know-how prezioso che ci auguriamo possa essere integrato nella bozza finale della normativa».
«La direttiva europea agisce ben oltre il solo tema del divario di genere, e rappresenta un’opportunità per migliorare l'intero mercato del lavoro italiano, che è poco dinamico. Ci è dovuto anche alla scarsa informazione: lavoratori più consapevoli del proprio valore e delle opportunità offerte dalle imprese sono lavoratori più liberi di scegliere e muoversi», aggiunge Francesco Armillei, ricercatore presso l'Università Bocconi e socio del think-tank Tortuga.
Il documento offre una panoramica delle opportunità e dei rischi in questa fase di recepimento della direttiva, in particolare soffermandosi sulla necessità di una legislazione chiara e priva di ambiguità, sulle possibili ricadute in termini di oneri burocratici per le imprese, sulla privacy e sul possibile effetto collaterale sull'economia sommersa.
Nelle ultime pagine del paper l’Osservatorio Lo stato del lavoro lancia cinque proposte, auspicando che i politici possano integrarle nel testo della normativa: semplificare la trasparenza retributiva tramite standard chiari e una reportistica “precompilata” basata sui dati già in possesso della pubblica amministrazione; regolare in modo stringente i range salariali negli annunci di lavoro, con forchette realistiche e comparabili; investire nella cultura della trasparenza attraverso formazione, procedure oggettive di carriera e coinvolgimento degli enti bilaterali; creare sistemi pubblici di confronto salariale tra imprese per rafforzare mobilità e concorrenza, in particolare con il ricorso al Libretto formativo; e infine introdurre una BustaPaga2.0 standardizzata e leggibile, sulla falsariga delle bollette chiare, per rendere finalmente le retribuzioni realmente comprensibili.
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