Artigianato orafo, un settore da rilanciare
Fino al 1985 l'Italia era la prima produttrice al mondo di gioielleria. Ma i negozi continuano a chiudere e non si trovano più creativi. Roberto Ricci propone le ricette per uscire dalla crisi

«Fino al 1985 l’Italia era la prima produttrice al mondo di gioielleria, con poli di eccellenza a Roma, Vicenza, Napoli, Milano, Valenza Po (Alessandria), Arezzo. È ancora un business da oltre sei miliardi l’anno (valore delle vendite nelle gioiellerie italiane) che però l’industria contribuisce a distruggere. Infatti le gioiellerie come tutti i negozi su strada hanno iniziato a chiudere. Tirano giù la serranda 20 al mese da due anni. I problemi sono di diverso genere. I gioiellieri hanno dimenticato che vendono emozioni, non sanno più creare relazioni empatiche con il cliente. Mancano anche gli artigiani: le scuole formano operai per l’industria. E bisogna riconoscere che un ostacolo è pure il passaggio generazionale. I giovani non colgono il fascino di maneggiare metalli preziosi per rendere memorabili i momenti più importanti della vita di chi li indosserà. Nulla a che fare con il consumismo. Siamo nell’ambito dell’arte, dove ogni manufatto è unico, come unica è la vita di ognuno. Come può esserlo un prodotto industriale, per sua natura uguale per tutti? Il gioiello è memoria che ti porti addosso. Per questo oro, argento sono i materiali più riciclati da sempre: chi butta via l’anello della nonna?». Lo sostiene Roberto Ricci, anima creativa di Rubinia, brand della gioielleria artigianale lombarda distribuito in Italia e Francia.
I dati dell’Osservatorio di Federpreziosi Confcommercio indicano che a fine 2025 erano attive 11.842 gioiellerie sul territorio nazionale. Nel 2021 erano circa 13.296. Nel 2024 erano già scese a circa 12.600. In 12 anni hanno chiuso oltre 5mila gioiellerie in Italia. Circa 30.600 addetti lavorano nelle gioiellerie. Il fatturato complessivo è di 7,4 miliardi di euro. Il 96% sono microimprese, spesso a conduzione familiare. È un settore estremamente frammentato. La maggior parte sono laboratori con 2–3 persone, aziende con 10-15 persone. Le fabbriche con più di 100 addetti sono poche.
Secondo una mappatura nazionale realizzata da Confindustria Federorafi, nel nostro Paese esistono circa 40 istituti che formano nel settore orafo-gioielliero. Si dividono in quattro categorie principali: Istituti professionali statali (indirizzo oreficeria-moda-gioiello); Scuole professionali regionali spesso legate ai distretti orafi; Accademie private di oreficeria; Its e corsi post-diploma legati alle aziende del settore. Per un totale di 2.500 studenti. Il numero reale di nuovi orafi formati ogni anno è di circa 800. Questo è il motivo per cui il settore segnala continuamente mancanza di personale specializzato. Federorafi stima che nei prossimi anni serviranno almeno 3mila nuovi artigiani per sostituire pensionamenti e sostenere la crescita del settore.
Ma perché le aziende hanno difficoltà a trovare nuove leve? «Perché non si è trasformato il concetto di lavoro e non si fa squadra. Manca la passione e la creatività. Con il progetto Rubinia Casa&Bottega sto cercando di contribuire a preservare l'arte orafa e a costruire un futuro sostenibile. Vorrei creare a Milano un museo-laboratorio. E una casa-bottega che possa ospitare i creativi del futuro. Oltre a una raccolta fondi che possa sostenere questo percorso», spiega Ricci.
Con il suo libro dal titolo Rubinia-Storia di un gioiello. 40 anni di amore, arte, impresa, Ricci ripercorre le tappe della sua storia come imprenditore non solo per condividere un passato (e un presente) vissuti con amore del proprio mestiere, ma anche per offrire spunti di riflessione su ciò che è stato e ciò che sarà dell’azienda e del settore, su come la gioielleria artigianale può rinascere e avere un futuro con molte opportunità, se solo non rinuncia a innovare. Va in tale direzione la scelta di Rubinia di devolvere le royalty delle vendite del libro sulle piattaforme (60% del prezzo di copertina al netto dei costi di produzione) e il 70% del prezzo di vendita dell’ebook, al sostegno del progetto solidale Casa&Bottega, avviato dall’azienda nel 2025 con due campagne di crowdfunding, proprio per creare nuove opportunità di sviluppo dell’artigianato orafo. Il progetto è un "sogno", che si sta via via concretizzando, mirato a creare poli artigiani che custodiscano i mestieri antichi che hanno reso iconico il made in Italy nel mondo e in particolare Milano per la gioielleria. Il piano attuativo è triennale e l’obiettivo è mettere in campo nuove generazioni di orafi offrendo formazione e reali possibilità di lavoro a persone in cerca di futuro: giovani e donne in difficoltà, per cui l’indipendenza economica, raggiunta con il mestiere affascinante dell’artigiano orafo, può davvero restituire dignità e autorealizzazione.
Il libro, attraverso la narrazione di vicende umane e professionali autentiche, tra arte e logiche di impresa, ricerca e materia, emozioni e amicizie, incontri e scontri generazionali, e viaggi, alla ricerca di nuove ispirazioni, sempre con indomito coraggio, vuole essere occasione per una testimonianza corale (alla fine ci sono anche i contributi della figlia di Roberto, Francesca Ricci, socia in Rubinia e ad, e dei collaboratori) e partecipativa sulla gioielleria, l’artigianato, la passione per il proprio lavoro e l’imprenditoria italiana in generale, nella speranza attiva di una rinascita non solo e non tanto economica, ma di visione umanistica e di un nuovo entusiasmo per la bellezza e i veri valori - unicità, eccellenza, "fatto con cura" - per fare di ogni vita un gioiello prezioso e di ogni gioiello il simbolo di una vita.
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