I taxi, la concorrenza di Uber e le ragioni di uno scontro infinito
di Cinzia Arena
Il ministro Salvini ha convocato per oggi i sindacati delle auto bianche dopo lo sciopero che ieri ha scatenato le ennesime polemiche. Ma nella maggioranza cresce la spinta alla liberalizzazione del servizio

La riforma del trasporto pubblico non di linea (taxi e auto con conducente) è un rebus che continua a fomentare polemiche politiche e battaglie sindacali. E dopo lo sciopero di ieri, indetto da 18 sigle sindacali, che ha paralizzato il servizio in tutta Italia il ministro dei Trasporti Matteo Salvini ha convocato i sindacati oggi pomeriggio alle 14. Salvini non ha nascosto la difficoltà della vicenda. «In questi tre anni - ha ironizzato - ho fatto tavoli di confronto molto complicati, balneari, Ponte sullo Stretto, Alta velocità, espropri... Ma le riunioni più impegnative sono state quelle fra taxi ed Ncc, sono state delle avventure. In un bel posto ci devi arrivare...». Nel mirino dei tassisti, in particolare, la regolamentazione delle piattaforme di intermediazione digitale dei servizi di mobilità non di linea a partire da Uber, messa in “pausa” dal ministero dopo una serie di osservazioni critiche arrivate dalla Commissione Europea nel corso della procedura di confronto normativo previsto dalle norme Ue e da una serie di pronunce della giustizia italiana. La Corte costituzionale lo scorso novembre ha accolto il ricorso della Regione Calabria e ha stabilito che non spetta allo Stato imporre obblighi e divieti agli operatori del servizio Ncc che siano «tali da perseguire con mezzi sproporzionati il fine concorrenziale di garantire che i soli taxi possano rivolgersi a una utenza indifferenziata». Ad agosto del 2025 il Tar del Lazio aveva bocciato lo stesso decreto perché contrario alla concorrenza e alla libertà economica. E proprio ieri il governo ha annunciato la rinuncia al ricorso alla Consulta contro le norme Ncc introdotte in Veneto all’insegna della semplificazione. La mobilitazione dei tassisti di ieri è legata ai ritardi nell’approvazione dei tre decreti attuativi. I titolari di licenza contestano la «concorrenza sleale» di Uber, gli algoritmi e l'abusivismo, chiedendo quindi al governo «regole chiare» per le piattaforme digitali.
I tre decreti attuativi del 2024 rimasti bloccati
Sono tre i decreti attuativi che il ministero dei Trasporti ha presentato nel 2024, destinati a cambiare il trasporto pubblico non di linea, svolto in Italia da 23mila taxi e 11mila Ncc. Il primo riguarda il Registro elettronico nazionale (Ren), istituito nel 2011 ma rimasto sulla carta al quale devono iscriversi tute le imprese titolari di licenza per contrastare l’abusivismo. Il secondo riguarda il foglio di servizio per il noleggio con conducente su cui gli Ncc devono indicare preventivamente orario, inizio, fine della corsa e le generalità dei clienti. Prevista (ma rigettata appunto dalla Corte costituzionale) la sosta tra un servizio e l'altro di mezz’ora nelle rimesse. Il terzo sulle piattaforme digitali d'intermediazione e all'aumento della concorrenza. I gestori della App potranno essere vettori, ossia "soggetti impegnati a offrire soluzioni di trasporto". Potrebbe dunque essere importato in Italia il modello spagnolo, dove Uber offre direttamente le auto agli autisti titolari di una licenza simile ai nostri Ncc.
Confronto parlamentare al via sulla proposta di legge di Forza Italia
Il confronto parlamentare sulla nuova legge di settore, a 34 anni dalla normativa del 1992, sta muovendo i primi passi in commissione Trasporti. Il forzista Andrea Caroppo è il primo firmatario di una proposta di riforma del settore che anche le opposizioni considerano indispensabile. La maggioranza del governo Meloni si ritrova spaccata con il ministro Salvini che storicamente è sostenitore delle ragioni dei tassisti, mentre in Forza Italia le posizioni sono contrastanti tra chi spinge sulle liberalizzazioni e chi vorrebbe tutelare lo status quo. Il presidente della Calabria Roberto Occhiuto ha sottolineato come il trasporto pubblico così com'è non funzioni più, con troppe poche auto a disposizione. «Basta fare un giro nelle grandi città, alle stazioni o agli aeroporti per rendersene conto». Anche le associazioni dei consumatori hanno condannato la protesta delle auto bianche. «È uno sciopero contro i consumatori» ha detto il Codacons, denunciando che la categoria dei taxi è «una lobby che vuole stabilire le regole unicamente a proprio vantaggio» e «ostacolare ogni forma di concorrenza».
Le posizioni di tassisti e della Federazione Ncc
«Le istituzioni competenti ascoltino le richieste che vengono dai lavoratori del settore, concludendo al più l’iter di riforma del comparto, al fine di avere regole certe per operatori e piattaforme digitali, contrastare i fenomeni di abusivismo e tutelare il diritto alla mobilità degli utenti, ad un prezzo certo e calmierato, non in balia degli algoritmi di proprietà delle multinazionali» hanno spiegato i tassisti che minacciano altri scioperi se l’incontro con il governo non darà le risposte che si aspettano.
La protesta di ieri è scivolata in momenti di rabbia con lancio di fumogeni e bombe carta davanti a Montecitorio. Dopo le «intimidazioni nei confronti di operatori Ncc», ha sottolineato Andrea Romano, presidente di MuoverSí-Federazione Ncc, «il ministro Salvini dovrebbe uscire dal ruolo di avvocato di una minoranza» e assumersi «la responsabilità di parlare con tutti gli operatori del trasporto pubblico non di linea».
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