Volevano premiare
i sindaci anti-povertà.
Non ne hanno trovati

Il premio al Miglior sindaco del Mondo era dedicato al tema dell’aiuto ai bisognosi: i candidati erano pochi, e nessuno è stato considerato meritevole del riconoscimento internazionale
January 14, 2026
Volevano premiare
i sindaci anti-povertà.
Non ne hanno trovati
Per “colpa” della povertà l’ultima edizione del prestigioso premio Miglior Sindaco del Mondo non verrà portata a conclusione e il riconoscimento non sarà assegnato, cosa mai accaduta in oltre vent’anni della manifestazione diventata ormai uno degli appuntamenti più importanti per dare visibilità alle amministrazioni locali. A colpire è la motivazione, che lascia perplessi ma è un chiaro barometro della società in cui viviamo. Nelle ultime edizioni il premio aveva un tema conduttore in base al quale valutare l’operato dei sindaci, dalla questione di genere all’integrazione dei migranti. Per l’edizione 2025, con premiazione quest’anno, protagonista era la lotta alla povertà, ma l’argomento deve essere sembrato di poco appeal perché la risposta da parte degli utenti è stata così bassa da aver raccolto una rosa di candidati troppo esigua per poter essere una base sufficiente di votazione.
«È con grande rammarico che dobbiamo informarvi che il premio 2025 non verrà assegnato – ha spiegato Tann vom Hove, senior fellow della City Mayors Foundation – La risposta del pubblico al tema della povertà non ha soddisfatto le nostre aspettative. Il numero di candidature è stato significativamente inferiore rispetto agli anni precedenti». Il processo di selezione si è fermato a soli quattordici candidati, tra cui anche due italiani (Gaetano Manfredi di Napoli e Francesco Iarrera di Oliveri, in Sicilia), e l’aggiunta di una menzione speciale agli amministratori locali della Striscia di Gaza. Un numero però troppo basso, da far decidere lo stop della manifestazione. «Con poche eccezioni – nota vom Hove –nessuno dei sindaci candidati, secondo noi, ha sviluppato un modello convincente per combattere la povertà nella sua comunità».
Il riconoscimento Miglior Sindaco del Mondo (in inglese World Mayor Prize) viene assegnato, a partire dal 2004, dalla City Mayors Foundation, associazione filantropica con sede a Londra. L’obiettivo è premiare il lavoro delle amministrazioni locali nella carica del sindaco, da sempre figura di raccordo tra la popolazione e le istituzioni, punto di riferimento alla base del rapporto con i cittadini. In poco più di vent’anni sono stati premiati tredici sindaci, con un solo caso di ex aequo nel 2021, provenienti da tutti i continenti con l’eccezione dell’Asia. La cadenza dell’iniziativa è variata nel corso del tempo, attestandosi definitivamente ogni due anni, dopo una pausa più lunga nel 2020 a causa della pandemia. Scorrendo la lista dei premiati e le motivazioni che li hanno portati a vincere, nell’arco due decenni, emerge uno spaccato della società di inizio millennio, con le sue contraddizioni, i suoi successi e le sue mancanze. Tra le varie peculiarità del World Mayor Prize vi è quella di puntare l’attenzione su ogni realtà, dalle metropoli ai piccoli centri, abbracciando tutto il mondo, e gli annunci sia della long list sia della short list sono l’occasione per scorrere e scoprire amministratrici e amministratori locali che, con il loro operato, danno visibilità a comunità e luoghi molti dei quali sconosciuti o poco noti ai più.
Il primo sindaco premiato, nel 2004, è stato l’allora primo cittadino di Tirana, Edi Rama, oggi premier dell’Albania. Da allora il Paese delle Aquile ha toccato importanti traguardi, come l’entrata nella Nato nel 2009, mentre il cammino verso l’Unione Europea va avanti e non si è ancora concluso. Di quella prima edizione da segnalare anche il terzo posto di Walter Veltroni, che nel 2004 era sindaco di Roma.
Nel 2005 il gradino più alto del podio è andato a Dora Bakoyannis, sindaca di Atena, premiata per il suo impegno in occasione delle Olimpiadi del 2004 nella capitale della Grecia. Dopo di lei altre tre donne sono state insignite del riconoscimento: nel 2008 Helen Zille (Città del Capo, Sudafrica), nel 2018 Valeria Mancinelli (allora sindaca di Ancona) e nel 2023 Elke Kahr (Graz, Austria). Tra gli uomini i premiati sono stati: nel 2006 John So (Melbourne, Australia), nel 2010 Marcelo Ebrard (Città del Messico, Messico), nel 2012 Iñaki Azkuna (Bilbao, Spagna), nel 2014 Naheed Nenshi (Calgary, Canada), nel 2016 Bart Somers (Mechelen, Belgio) e nel 2021 Philippe Rio (Grigny, Francia) con Ahmed Aboutaleb (Rotterdam, Paesi Bassi).
Dopo l’annullamento del premio per il 2025, la fondazione ha pensato di “fonderlo” con il Solidarity Prize, un riconoscimento attribuito ogni anno da Immigrant Times, sito che si occupa del tema dei migranti: il premio va alle comunità «in cui persone che arrivano da realtà diverse vivono, lavorano o semplicemente stanno in compagnia, insieme e in armoni». In questo caso il premio va quindi all’intera comunità, non al sindaco. A conferma, probabilmente, che su certi ambita, come quello della povertà, o si lavora tutti insieme o è impossibile arrivare a un risultato.

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