L'agricoltura sociale coltiva inclusione e produce ottimi frutti

Migranti, disabili e donne vittime di violenza tra i soggetti fragili ai quali sono dedicati i progetti premiati da Confagricoltura che favoriscono l’autonomia e l’inserimento lavorativo
February 26, 2026
L'agricoltura sociale coltiva inclusione e produce ottimi frutti
L’azienda vivaistica Tammaro una fattoria didattica punto di riferimento per la floricoltura
L’agricoltura sociale ha il potere di trasformare la fragilità in forza: non coltiva solo prodotti, ma anche la solidarietà fra le generazioni. Ha tagliato da poco il traguardo dei suoi primi dieci anni di vita il bando “Coltiviamo Agricoltura Sociale”, promosso da Confagricoltura, l’onlus Senior L’età della Saggezza e Reale Foundation, in collaborazione con la Rete delle Fattorie Sociali. Il bando è nato subito dopo la legge dell’agosto 2015 che ha delineato il quadro normativo del comparto. In dieci anni ha erogato 1,2 milioni di euro a fondo perduto, finanziando 33 progetti, tutti pienamente operativi, e 29 borse di studio. Le iniziative hanno sostenuto prevalentemente persone con disabilità fisiche, mentali e disturbi dello spettro autistico; giovani e minori in situazioni di disagio educativo; immigrati, rifugiati e richiedenti asilo; donne fragili e vittime di violenza.
Non sono mancate le integrazioni nel corso del tempo: nel 2017 è stata premiata un’iniziativa nelle zone del Centro Italia colpite dal terremoto, dal 2022 è stata istituita una sezione speciale dedicata alla gestione e riqualificazione del verde pubblico. Lo scorso 27 gennaio a Roma, a Palazzo della Valle, c’è stata la premiazione dei cinque progetti vincitori, tre nella sezione principale con un contributo di 40mila euro ciascuno e tre borse di studio per il Master in Agricoltura Sociale dell’Università di Roma Tor Vergata, uno per la cura del verde pubblico (con un premio da 20mila euro) e l’ultimo, istituito per i dieci anni, (sempre da 20mila euro) ideato dall’onlus Senior L’età della Saggezza e assegnato a un’impresa guidata da under 35.
«È un’occasione di bilancio, ma anche di rilancio del settore, che ha aperto le sue porte a nuovi orizzonti, - ha sottolineato il componente della giunta nazionale di Confagricoltura, Alberto Statti - dalla creazione di beni per la collettività al mantenimento di un tessuto sociale vitale nelle aree interne del Paese, ma un incentivo anche economico. Il vero progresso nasce quando l’economia si mette al servizio delle persone e dei territori, creando opportunità per tutti».
Le aziende premiate sono disseminate su tutto il territorio nazionale ma accomunate dallo stesso spirito. Dal Piemonte alla Sicilia fanno dell’agricoltura un terreno di gioco indispensabile per la coesione sociale e l’inclusione di categorie svantaggiate. Cascina Piccaluga, azienda vitivinicola storica attiva nella produzione di vini nelle Langhe, insieme alla Cooperativa sociale Progetto Emmaus, è stata premiata per il progetto “8pari =Vino sociale e pari opportunità”, dedicato a persone in condizioni di fragilità (con problemi di salute mentale, rifugiati, donne sole con figli o vittime di violenza), che necessitano di sperimentare e rafforzare le proprie competenze in un contesto lavorativo accogliente. L’inserimento lavorativo in ambito agricolo diventa uno strumento terapeutico che consente il raggiungimento di un’autonomia economica e di vita. A Pozzuoli in provincia di Napoli si trova invece l’azienda vivaistica Tammaro una fattoria didattica punto di riferimento per la floricoltura, la produzione di varietà autoctone, la cura del verde e la formazione ambientale. “Vivaio sociale: coltiviamo inclusione” è un progetto di agricoltura che offre a ragazzi con disabilità l’opportunità di crescere, formarsi e lavorare in un ambiente accogliente in mezzo alla natura. Attraverso la cura di piante ornamentali, da frutto, da orto e fiori, i partecipanti sviluppano abilità pratiche, autonomia e responsabilità. Il vivaio diventa così un laboratorio di integrazione, dove la disabilità non è un limite ma un’opportunità di mettersi alla prova. Il progetto coinvolge anche la comunità, creando una rete solidale e sostenibile. Il lavoro si svolge in équipe multidisciplinare: educatori abilitati, agronomi, psicologi, attraverso un modello educativo montessoriano. Tra i compiti affidati ai ragazzi - oltre alla cura dell’orto e al giardinaggio - anche supporto alle attività di animazione e ai laboratori didattici, supporto alla vendita. Nella stessa direzione si muove il terzo progetto premiato, quello della Fondazione per l’Agricoltura Fratelli Navarra in collaborazione con l’Istituto Agrario omonimo. Un “Orto dell’Inclusione” a Ferrara gestito da studenti con disabilità e fragilità. Attraverso attività agricole guidate, i ragazzi acquisiranno competenze pratiche e relazionali. I prodotti coltivati verranno commercializzati presso il punto vendita del Borgo Le Aie, nel territorio di Voghiera.
Il premio riservato alla cura del verde pubblico è andato al progetto rivolto prevalentemente agli immigrati “L’Agricoltura non ISOLA: percorsi di inclusione socio-lavorativa a Ventotene” in provincia di Latina. I protagonisti sono giovani e immigrati che si occuperanno di piantare ulivi e capperi in aree agricole dell’isola, recuperando le antiche pratiche introdotte dai Borbone alla fine del ’700 e valorizzando al contempo luoghi simbolici legati alla storia recente, come il Manifesto di Ventotene, le Porte d’Europa e la panchina gigante dedicata allo storico Ernesto Prudente. L’intervento si configura come un percorso territoriale che unisce memoria, paesaggio e inclusione, creando opportunità di formazione e lavoro anche nei periodi non turistici.
Il premio celebrativo del decennale infine è andato ad una realtà siciliana, l’azienda agricola Tirollà in provincia di Ragusa, che opera nella coltivazione di frutti di bosco e altri alberi da frutto e produce anche confetture artigianali a residuo zero. Con il progetto “Everyone is an alien somewhere. Coltiviamo speranza”, l’impresa vuole creare un hub nell’area di Santa Croce Camerina che punta a garantire il diritto al lavoro in un ambiente accogliente e partecipativo, favorendo anche il supporto nell’iter burocratico di regolarizzazione degli immigrati che vogliono integrarsi.
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