Un assist dallo sport per il futuro delle nostre periferie

Realtà come Acsi, Veracura e Avanzi lavorano per trasformare gli impianti sportivi delle periferie in presìdi accessibili e sostenibili, capaci di creare inclusione, relazioni e nuove opportunità per le comunità
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October 9, 2026
Un assist dallo sport per il futuro delle nostre periferie
Il campo di calcetto a Scampia prodotto con la plastica riciclata dai pacchetti di patatine/ ANSA
Nelle periferie delle nostre città, dove il tessuto urbano si sfilaccia e i luoghi di aggregazione sono sempre più scarsi, lo sport non è più un semplice passatempo. È diventato, a tutti gli effetti, un’infrastruttura sociale primaria. In quartieri spesso segnati da solitudine, marginalità e assenza di servizi, un campo da basket, da calcio o una palestra di quartiere possono trasformarsi nel baricentro attorno a cui ricostruire un senso di appartenenza e generare un impatto economico e relazionale concreto.
Per questo Acsi - Associazione Centri Sportivi Italiani , uno dei principali enti di promozione sportiva e sociale in Italia, e Veracura, un acceleratore di impatto sociale e ambientale che sviluppa progetti innovativi e sostiene organizzazioni e aziende nel generare valore condiviso, hanno organizzato a Roma un incontro per valorizzare lo sport come assist per l’inclusione dei giovani (ma anche degli anziani) che vivono nelle aree più periferiche del nostro Paese. Con loro una serie di realtà attive nell’economia sociale e nel Terzo Settore: filantropi, imprenditori, investitori d’impatto, accademici, sportivi legati ai temi della pratica sportiva, della sostenibilità e del cambiamento. Tra questi Avanzi, un’organizzazione che dal 1997 promuove la sostenibilità attraverso l’innovazione sociale. «A Milano – ci racconta il presidente Davide Dal Maso – stiamo portando a termine un progetto con il Comune per la gestione di alcuni impianti sportivi a San Siro e a Barona che vogliamo trasformare in impianti di comunità, con lo sport che si conferma un grande aggregatore sociale. Un esperimento complesso che può fare da apripista tra accessibilità e sostenibilità economica».
Già perché il tema non è solo quello delle riqualificazioni di parchi o terreni abbandonati, ma anche quello, visto i costi delle infrastrutture e della gestione, di offrire servizi che possono essere alla portata di tutte le famiglie con le diverse capacità di spesa di ciascuna. Anche perché recentemente l’Iref (Istituto di Ricerche Educative e Formative) promossa dalle Acli ha evidenziato che nei nuclei familiari con i redditi più bassi, ben due famiglie su tre (circa il 66%) si trovano costrette a rinunciare allo sport. Insomma, riuscire a tenere insieme «le funzioni aggregative – prosegue Dal Maso – con quella sportiva e la sostenibilità dei costi è un impegno non da poco».
Un assist all’inclusione è arrivato però grazie alla “Legge Berruto”, approvata in primavera all’unanimità dal Parlamento, nata su iniziativa dell’ex commissario tecnico della nazionale di pallavolo e parlamentare Mauro Berruto. La legge punta ad aprire maggiormente gli impianti sportivi scolastici alle associazioni e alle comunità territoriali, dando attuazione anche al principio introdotto nel 2023 nell’articolo 33 della Costituzione, che riconosce «il valore educativo, sociale e di promozione del benessere psicofisico dell’attività sportiva in tutte le sue forme». Non si tratta di una semplice dichiarazione d’intenti ma finalmente vi è un quadro concettuale e politico che riconosce le associazioni e le società sportive dilettantistiche come dei veri e propri «presidi di cittadinanza attiva». Attraverso questo riconoscimento, le realtà che operano nei contesti più difficili ottengono la legittimazione istituzionale necessaria per interloquire con gli enti locali, accedere a finanziamenti dedicati e co-progettare interventi di rigenerazione urbana e sociale.
Come fa, ad esempio, da anni l’Associazione Centri Sportivi Italiani che opera capillarmente sul territorio nazionale promuovendo uno sport inclusivo, accessibile e privo di barriere economiche o culturali.
«Nelle periferie urbane – ci spiega il presidente Antonino Viti – le società affiliate a noi diventano spesso l’unica alternativa alla strada per centinaia di giovani. Attraverso tornei di quartiere, scuole disco-sport e progetti di inclusione dedicati a categorie fragili o a rischio marginalità, dimostriamo che la pratica motoria è un potente antidoto alla dispersione scolastica e alla devianza. Lo sport guidato da Acsi non cerca il campione a tutti i costi, ma punta a formare cittadini responsabili, insegnando il rispetto delle regole, la gestione della sconfitta e la cooperazione».
Se l’associazionismo sportivo fornisce la presenza sul campo, realtà come Veracura apportano la visione strategica e la capacità di misurare l’impatto. «Veracura – spiega il general manager Luca Bazzoli – è un acceleratore di progetti a impatto sociale ed ecologico, lavora per connettere il mondo dello sport con le dinamiche della sostenibilità, della trasparenza e del Social Return on Investment». In pratica la collaborazione tra il mondo dello sport di base e modelli innovativi come quello di Veracura permette di trasformare le attività sportive periferiche in veri e propri hub di valore integrato.
 «Un centro sportivo di periferia, se ripensato in chiave moderna, non offre solo allenamenti – conclude Bazzoli – ma diventa un punto di raccolta per l’economia circolare, uno spazio per laboratori ambientali, un centro di monitoraggio della salute comunitaria e un polo d’attrazione per investimenti di responsabilità sociale d’impresa. Noi aiutiamo a strutturare queste iniziative affinché siano finanziariamente sostenibili e in grado di generare valore a lungo termine per l’intera comunità». Così lo sport vissuto come pratica sociale di base si conferma il più potente ed economico strumento d’innovazione sociale di cui disponiamo per restituire un futuro alle nostre periferie.

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