La cosmetica verde di Davines inizia dalle piante coltivate nell'orto aziendale
di Cinzia Arena
Il presidente Davide Bollati: «Fieri di essere un’azienda al 100% familiare, i nostri prodotti ispirati alla filosofia del bello e buono per il Pianeta» B Corp da dieci anni, è paladina dell’agricoltura rigenerativa e del riciclo della plastica

È una delle cento aziende di cosmetica più importanti al mondo e tra le prime dieci nel settore professionale haircare a livello globale. Un successo che ha raggiunto senza mai tradire la sua origine. L’avventura del gruppo Davines comincia nel 1983 quando Silvana e Gianni Bollati aprono un piccolo laboratorio di ricerca e produzione per la cura dei capelli. Si tratta di un’attività artigianale, rivolta ai saloni del territorio. Partono da zero, mettendoci un enorme impegno e un’altrettanto grande costanza. Lei si occupa delle formulazioni, lui della parte commerciale. L’assetto industriale, con due divisioni una dedicata al mercato professionale dell’haircare e l’altra di cosmetica per spa, terme e centri estetici (nel 1996 nasce il brand per lo skincare professionale Comfort Zone) prende forma con l’arrivo in azienda del figlio Davide che dopo una laurea in Farmacia e una specializzazione in cosmetologia a New York decide di attuare un modello di impresa responsabile e rigenerativo. Da allora la sostenibilità è diventata parte integrante del processo produttivo, dalla coltivazione delle materie prime naturali, all’estrazione dei principi attivi, dal packaging costituito per quasi il 70% da plastica riciclata (con l’obiettivo di arrivare al 90% al 2030), alle tante iniziative rivolte al territorio. Si tratta di un vero e proprio unicum nel panorama della cosmetica: non ha mai fatto acquisizioni né si è quotata in Borsa. «Siamo fieri di essere ancora un’azienda al 100% a proprietà familiare» racconta il presidente Davide Bollati.
Il gruppo ha un fatturato di 306,7milioni di euro (dato di preconsuntivo relativo al 2025, a cambi costanti) con una crescita annua del 6,4% e un incremento a doppia cifra costante negli ultimi 12 anni. Oggi ha più di mille collaboratori con un’età media di 40 anni e una componente femminile che rappresenta i due terzi. Sono oltre 50mila i saloni professionali affiliati e 6mila i centri estetici e spa nel mondo che utilizzano i prodotti Davines e Comfort Zone che vengono distribuiti in 95 Paesi. A Parma si trova il cuore pulsante dell’azienda: il Davines Group Village dove lavora circa la metà dei dipendenti e dove ha sede l’unico stabilimento di produzione del Gruppo. Si estende su un’area di 300mila metri quadrati tra giardini e orti scientifici, appena il 15% è costruito, e include i laboratori dove ogni giorno lavorano 70 persone. Le filiali sono sparse in tutto il mondo: New York, Londra, Parigi, Città del Messico, Deventer, Hong Kong, Shangai, Düsseldorf e Bilbao, inaugurata a gennaio.
«Il professore olivettiano Alberto Peretti ha ispirato la mia filosofia di azienda e la carta dei valori che abbiamo sottoscritto vent’anni fa. Nel 2016 siamo diventati BCorp, forma “contemporanea” del concetto di Economia civile a cui sono molto legato» sottolinea Bollati.
Fonte di ispirazione è anche un piccolo Paese stretto tra Cina e India, il Bhutan in cui, grazie ad una monarchia illuminata, si misura non il Pil ma il “GNH (Gross National Happiness)” la felicità interna lorda. L’idea di fare impresa senza inseguire soltanto il profitto, quindi scegliendo di avere più vincoli, è da sempre nel dna del gruppo. Una ricerca filosofica del senso delle cose che sta alla base anche del recente cambio di “tagline” (lo slogan che riassume la filosofia di un brand) da “Sustainable beauty a “For a Good life”. «Lo abbiamo scelto ancora una volta con un riferimento filosofico, al concetto di bello e buono di Platone, all’idea che ci sia un senso estetico che non riguarda solo la forma ma il contenuto. Il nostro impegno è massimo in questa direzione, parte dalla scelta delle materie prime, passa dalla produzione al confezionamento» dice ancora Bollati. Si tratta di un invito a riscoprire l’equilibrio tra l’uomo e il Pianeta, spostando l’attenzione dal tornaconto individuale a un rapporto più armonioso tra benessere ambientale, economico e sociale. Il mese scorso è stata lanciata in tutto il mondo una campagna video animata che racconta la storia dell’esistenza di forze positive, o spiriti, che si prendono cura della vita delle persone attraverso costanti azioni rigenerative. Sono espressioni creative dei tre valori del marchio, che si intrecciano in ogni sua azione: la crescita attraverso la cultura, l’assunzione della responsabilità e la poesia delle cose quotidiane.
Anno dopo anno Davines ha lavorato per mantenere intatta la propria identità guidata dalla convinzione che le persone non acquistano ciò che fai ma “il perché lo fai”. Il marchio viene considerato come un’entità viva, in continua evoluzione, ma anche radicata nella tradizione.
L’impegno in chiave sostenibile si manifesta anche in una vasta rete di relazioni con altre imprese. Davines è tra i promotori di Italy for Climate, iniziativa della Fondazione per lo sviluppo sostenibile, della Bcorp Beauty Coalition, alleanza di 99 imprese del settore, e della Regenerative Society Foundation.
Non tutti sanno che anche l’agricoltura può essere altamente inquinante, è responsabile di circa un quarto delle emissioni al pari dell’industria. A Parma Davines coltiva “in casa” nel suo centro dedicato alla ricerca sull’agricoltura organica rigenerativa EROC (European Regenerative Organic Center), e attraverso una rete di aziende agricole che ha supportato nel percorso di certificazione Regenerative Organic Certified ROC, una parte delle materie prime naturali che costituiscono il cuore verde dei prodotti del Gruppo, ma lo stesso rigore viene chiesto a tutti i fornitori. Grande attenzione al processo di estrazione delle materie prime che viene fatto a freddo e con tecnologie selettive e delicate. Infine, la circolarità guida la scelta di falconi sempre più leggeri e con il quasi il 70% di plastica riciclata. «Ogni anno recuperiamo tramite associazioni locali grandi quantità di rifiuti che finirebbero in mare. L’anno scorso abbiamo contribuito alla raccolta di 866 tonnellate di plastica dalle coste della Thailandia, Indonesia, Brasile e Filippine, che non hanno infrastrutture per gestire lo smaltimento. I membri delle comunità locali raccolgono i rifiuti plastici e li portano in centri di raccolta autorizzati» spiega ancora il presidente. Tra gli impegni in ambito di decarbonizzazione il Gruppo si è dato l’obiettivo di raggiungere il target Net Zero entro il 2050 e raccogliere entro il 2030 5mila tonnellate di rifiuti plastici dall’ambiente. Non mancano infine le iniziative rivolte al personale come l’activation day, una giornata di volontariato, alla quale l’anno scorso hanno partecipato circa 2mila persone, tra cui anche clienti e fornitori, con iniziative in ambito sociale e ambientale.
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