Comunità energetiche, la transizione passa anche dall’inclusione

Il progetto CER-CARE dell’Università Cattolica sul potenziale delle CER nel contrasto alle disuguaglianze. Ma per farle crescere servono formazione, sostegno agli enti locali e coesione sociale
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September 17, 2026
Comunità energetiche, la transizione passa anche dall’inclusione
Pannelli sul tetto dell'Istituto Vaccari, centro della comunità energetica rinnovabili e solidale "Le Vele"/ IMAGOECONOMICA
Le Comunità Energetiche Rinnovabili (CER) possono rappresentare uno degli strumenti più innovativi per coniugare sostenibilità ambientale, partecipazione dei cittadini e contrasto alle disuguaglianze. Ma perché riescano davvero a svolgere questa funzione occorre superare ostacoli economici, culturali e organizzativi che ne limitano la diffusione soprattutto nei territori più fragili. È questa una delle principali conclusioni del progetto di ricerca CER-CARE, promosso dall’Università Cattolica del Sacro Cuore e presentato il 17 settembre al Borgo Laudato Si’ di Castel Gandolfo al termine di un percorso triennale che ha coinvolto sei facoltà dell’ateneo.
Il progetto, intitolato “Comunità Energetiche Rinnovabili tra Cura e ricerca: Approcci e strumenti per la Resilienza e l’Equità”, è nato con l’obiettivo di studiare il fenomeno delle CER da molteplici punti di vista, mettendo insieme competenze scientifiche, economiche, sociali, giuridiche e formative. Secondo la rettrice dell’Università Cattolica, Elena Beccalli, l’iniziativa rappresenta un esempio concreto della vocazione dell’ateneo a sviluppare ricerche interdisciplinari sui grandi temi del nostro tempo, come il cambiamento climatico e la lotta alle disuguaglianze.
Secondo suor Alessandra Smerilli, prefetto del Dicastero per il Servizio dello Sviluppo Umano Integrale, «ecologia integrale non è solo prendersi cura del pianeta e della natura: è la cura delle relazioni con gli altri, con il creato, ma anche con noi stessi e con Dio. Questo vuol dire “integrale”. È importante mettere insieme la ricerca e la professionalità con lo sguardo che ci fa vedere il mondo come un insieme di relazioni che dobbiamo costruire e custodire». Per la professoressa Alessandra Vischi, responsabile del progetto sulle CER, «uno degli elementi più significativi di questi tre anni di ricerca è stato il lavoro interdisciplinare, interfacoltà e intersede che ha permesso di mettere in dialogo saperi, competenze e linguaggi differenti, nella prospettiva di una research university. La sinergia tra diverse facoltà ha rappresentato un valore aggiunto per una ricerca universitaria sempre più fondata sull’integrazione dei saperi, per affrontare le sfide contemporanee in coerenza con i valori identitari e la missione dell’Ateneo».
Gli interventi di suor Alessandra Smerilli e di Elena Beccalli per la presentazione di CER-CARE
Gli interventi di suor Alessandra Smerilli e di Elena Beccalli per la presentazione di CER-CARE
Dallo studio emerge una fotografia articolata. Le comunità energetiche possiedono un forte potenziale inclusivo, ma tendono a nascere più facilmente in contesti già dotati di adeguate risorse economiche, competenze tecniche, capitale sociale e amministrazioni locali efficienti. Proprio le aree dove i benefici delle CER sarebbero maggiormente necessari incontrano invece maggiori difficoltà nel dar vita a queste esperienze. Per i ricercatori della facoltà di Scienze matematiche, fisiche e naturali risultano quindi decisive, più che ulteriori misure di incentivazione economica, politiche pubbliche mirate, sostegno agli enti locali e modelli organizzativi capaci di coinvolgere cittadini e famiglie vulnerabili.
Accanto agli aspetti tecnologici emerge con forza il tema della formazione. Secondo il gruppo di lavoro della facoltà di Scienze della formazione, una comunità energetica efficace richiede leadership capaci di coinvolgere, cittadini informati, senso di responsabilità e capacità di cooperazione. In questa prospettiva l’educazione e la diffusione delle competenze diventano elementi indispensabili per il successo delle iniziative.
La ricerca ha inoltre approfondito la sostenibilità economica delle CER. Gli studiosi dell’area bancaria e finanziaria hanno analizzato le modalità di collaborazione tra le comunità energetiche e le società di servizi energetici, individuando possibili soluzioni contrattuali per distribuire i rischi, incentivare gli operatori e salvaguardare al tempo stesso la missione sociale delle comunità.
L'intervento di mons. Claudio Giuliodori per la presentazione di CER-CARE
L'intervento di mons. Claudio Giuliodori per la presentazione di CER-CARE
Non meno rilevanti i risultati sul piano giuridico e organizzativo. Lo studio ha evidenziato alcune criticità normative e fiscali che possono incidere sulle scelte degli operatori. Ha inoltre individuato un meta-requisito progettuale per gestire il trade-off tra efficienza economica e inclusione sociale e definito principi per lo sviluppo di strumenti di supporto alle decisioni basati su simulazioni, tracciabilità dei dati e indicatori multidimensionali di impatto.
Tra i prodotti concreti realizzati figura anche un libretto di linee guida operative per accompagnare la nascita e la gestione delle comunità energetiche nei diversi contesti territoriali. Particolarmente significativa, infine, l’esperienza sviluppata a Piacenza, dove il gruppo di ricerca ha lavorato alla creazione di un “ponte energetico” tra la CER promossa dall’Università Cattolica e da EDUCatt e il progetto di agricoltura sociale eXnovo della cooperativa L’Orto Botanico, nato all’interno della casa circondariale cittadina. Un’esperienza che mostra come la produzione condivisa di energia possa diventare anche uno strumento di solidarietà e inclusione sociale.
Per i ricercatori, il messaggio finale è chiaro: la transizione energetica non può essere soltanto una questione tecnologica. Perché le comunità energetiche diventino davvero motori di sviluppo sostenibile, occorre investire in formazione, partecipazione e coesione sociale, affinché i benefici della rivoluzione verde raggiungano anche i territori e le persone più vulnerabili.
«È un onore per l'Università Cattolica del Sacro Cuore interagire con questa realtà del Borgo Laudato si’, con cui condivide intenti e finalità, soprattutto attraverso l'esperienza dell'Alta Scuola per l'Ambiente, nata ancora prima della pubblicazione della Laudato si’», ha commentato monsignor Claudio Giuliodori, assistente ecclesiastico generale dell’Ateneo.
«Borgo Laudato Si’ dimostra che la transizione energetica non è soltanto una necessità tecnologica, ma un’opportunità per ripensare il nostro rapporto con l’ambiente e con le comunità locali. È da questa visione che nasce il modello di un vero e proprio “distretto a energia positiva”, nel quale l’ingegneria e l’innovazione si mettono al servizio della comunità, della tutela dell’ambiente e delle future generazioni», ha detto Antonino Errigo, segretario generale del Centro di Alta Formazione Laudato si’.

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