Crans-Montana, arrestato il titolare del bar "Le Constellation". La moglie: «Chiediamo scusa»

Jacques Moretti è stato portato via con un cellulare della polizia dopo ore di interrogatorio. Per la consorte chiesti i domiciliari
January 9, 2026
Crans-Montana, arrestato il titolare del bar "Le Constellation". La moglie: «Chiediamo scusa»
Jacques Moretti e la moglie Jessica, all'arrivo in procura a Sion/ Ansa
Jacques Moretti, titolare del bar Le Constellation bruciato la notte di Capodanno, è stato portato in carcere. Per la moglie Jessica la procura ha invece chiesto i domiciliari. Dopo sei ore e mezza di interrogatorio della coppia, la procura di Sion ha disposto il fermo dell’uomo perché - è stato finalmente riconosciuto - c’è il fondato timore che scappi. Una decisione frutto di «una nuova analisi, svolta in maniera dettagliata», arrivata dopo le polemiche esplose negli ultimi giorni: da più parti, in primis gli avvocati dei familiari delle vittime, erano state avanzate forti perplessità sulla scelta di lasciare in libertà i due indagati per il rogo in cui hanno perso la vita 40 persone, in gran parte minorenni.
In più, nelle ultime ore erano emersi alcuni dettagli che potrebbero spostare le ipotesi di reato dalla colpa al dolo eventuale: sono stati infatti rimossi dei vecchi filmati dai social, in cui si vedrebbe un dipendente che dice alla clientela di non avvicinare troppo le ormai tristemente celebri “candele” alla schiuma insonorizzante del soffitto, perché pericoloso. Un forte indizio, sembrerebbe, sulla consapevolezza dei rischi da parte della proprietà del bar. Così, alla fine, la procura ha cambiato idea. «Considerate le sue dichiarazioni, il suo percorso di vita e la sua situazione in Svizzera e all’estero, il pubblico ministero ha stimato che il pericolo di fuga è concreto» è stata la motivazione fornita dalla procuratrice generale di Sion Béatrice Pilloud.
Moretti, arrivato a piedi con la moglie (e socia) Jessica di primo mattino, è così uscito dal palazzo di giustizia a bordo di un cellulare della polizia cantonale. Chiesti invece i domiciliari, con braccialetto elettronico, per la consorte, che ha lasciato gli uffici della procura accompagnata dai suoi tre super avvocati, tra i migliori (e più cari) della Svizzera. Visibilmente scossa e con voce tremante, senza gli occhialoni neri che le nascondevano il viso al mattino, la donna si è fermata davanti alla telecamera di Léman Bleu per «chiedere scusa a tutte le vittime. I miei pensieri sono costantemente rivolti a loro e a chi sta lottando per la vita. È una tragedia inimmaginabile quella accaduta nel nostro locale». Dalle pagine di Le Figaro, prima dell’arresto, aveva detto la sua anche il padre di Jacques: «Siamo persone serie, non delinquenti. Conosco mio figlio non scapperà mai. È una questione d'onore. Pensiamo alle vittime, anche noi abbiamo perso persone care e persone a cui volevamo bene. Piangiamo ogni giorno. Non riesco più a dormire. Ora, se la stampa vuole fare a pezzi Jacques, sono affari suoi. Alla fine risponderemo solo alla giustizia. Mio figlio è responsabile perché è il suo locale, ma resta da vedere se è colpevole». All’interrogatorio, che si è svolto separatamente, ha assistito l’avvocato Roman Jordan, legale di alcune famiglie di vittime. «Riferirò loro ciò che si è svolto. Sono famiglie che hanno infinito bisogno di risposte e di sentire che questo procedimento sta andando avanti e spero di poter fornire loro degli elementi». Poi ha precisato di non poter commentare oltre, «perché il pubblico ministero ha deciso di imporre delle restrizioni e ho intenzione di rispettarle nell’interesse dell’inchiesta».
Si va avanti, insomma, a bocche più che mai cucite. Intanto si muove anche la giustizia italiana: dopo l’inchiesta aperta giovedì, la procura di Roma ha disposte le autopsie dei 6 giovani italiani morti nel rogo, inviando le deleghe necessarie ai colleghi di Milano, Bologna e Genova: saranno eseguite nei prossimi giorni. In particolare si cercherà di capire se i ragazzi sono morti a causa delle ustioni, del fumo inalato o per schiacciamento dovuto alla calca. Da chiarire, in particolare, la dinamica del decesso del 16enne genovese Emanuele Galeppini, promessa del golf: il suo corpo non presentava infatti segni evidenti di ustioni. Da Roma è arrivato anche il sostegno di Giorgia Meloni. «L’avvocatura dello Stato su mandato della presidenza del consiglio si è messa in contatto per seguire le indagini con la procura elvetica e con la procura di Roma, che ha aperto a sua volta un fascicolo - ha detto la premier -: siamo pronti a fornire alle famiglie tutta l’assistenza necessaria per fare sì che possano avere giustizia. Le famiglie hanno la mia parola, non saranno lasciate sole». Il vicepremier Antonio Tajani ha poi aggiunto che è «giusto che l’Italia si costituisca parte civile, perché è stata una ferita inferta a tutto il nostro Paese».

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