Vaticano, Ulsa: «Lavoriamo per la tutela dei diritti dei dipendenti»
di Agnese Palmucci, Roma
Dal presidente dell'Ufficio del lavoro della Sede apostolica, monsignor Marco Sprizzi, alcuni chiarimenti sui risultati del sondaggio effettuato dell'associazione di categoria (Adlv) da cui emergevano insoddisfazione e sfiducia da parte di una percentuale di dipendenti.

Accolgono i «risultati» del sondaggio condotto dall’Adlv (Associazione dipendenti laici vaticani) e si impegnano a «verificare sul piano dei singoli casi concreti e del miglioramento delle normative». Anche se, ha proseguito monsignor Marco Sprizzi, presidente dell’Ulsa (Ufficio del lavoro della Sede Apostolica) in una intervista con Vatican News, «dalla esperienza fatta nei numerosi incontri con i dipendenti», non si ritiene che, quello emerso dall'indagine, rifletta «un malcontento generalizzato». In ogni caso, ha precisato ancora, «guardiamo al sondaggio con serietà e rispetto», proprio perché con l’Adlv «abbiamo dialoghi costruttivi e frequenti e prendiamo sul serio tutte le segnalazioni».
I chiarimenti dell'ufficio responsabile dei lavoratori vaticani sono arrivati dopo la pubblicazione dei risultati dell’indagine dell’Adlv sulle condizioni di lavoro degli stessi dipendenti, al quale hanno risposto 250 persone (circa l’80% dei tesserati all’associazione di categoria) su 6mila lavoratori. Dalla ricerca, effettuata tra il 15 dicembre e il 7 gennaio, sono emerse situazioni di insoddisfazione per la crescita professionale, sfiducia nei confronti della dirigenza e mancanza di un’adeguata rappresentanza. «Prendiamo sul serio questa missione che interpella la nostra coscienza di cristiani di sacerdoti», ha sottolineato il sacerdote, «ci sono cose che vanno assolutamente attenzionate e migliorate, ad esempio nell'adeguamento dei livelli retributivi alle mansioni che si svolgono». In alcuni casi, «anche per situazioni pregresse o per il blocco delle risorse oppure per non far perdere il lavoro a nessuno, non ci sono stati gli adeguamenti necessari. - ha continuato - Su questo si sta lavorando per rendere giustizia a chi ne ha diritto».
Le porte dell'ufficio del lavoro poi «sono sempre aperte», ha ribadito il presidente dell’Ulsa, «perché siamo, come ha detto Giovanni Paolo II, una struttura di dialogo e quindi in ascolto di tutti» e «lavoriamo affinché non ci siano situazioni in cui i diritti dei dipendenti vengano in alcun modo disattesi o tantomeno violati». Per l’indagine, come hanno sottolineato dall’associazione di categoria dei dipendenti, è stato individuato un campione il più possibile eterogeneo dei vari dicasteri e di diversi enti del Vaticano. «Tecnicamente», però, ha sottolineato Sprizzi, si tratta di «un sondaggio condotto su un campione molto piccolo, perché riguarda meno del 5% dei dipendenti». In ogni caso «noi prendiamo sul serio tutte le voci, fosse anche la voce di un solo dipendente che lamenti una situazione di poca attenzione, poco dialogo, poco rispetto delle norme» ha specificato ancora. Il compito dell’Ulsa, in collaborazione con l’Adlv, riconosciuta formalmente dalla Santa Sede nel 1993, come organismo di rappresentanza dei dipendenti, è proprio quello di approfondire e vagliare queste «norme» alla luce «del diritto e della Dottrina sociale della Chiesa» e di «innestarle nel dialogo con le amministrazioni interessate», ha concluso Sprizzi.
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