«Spiritualità, pace, coesione sociale». Chiese in cammino verso Firenze 2028

di Giacomo Gambassi, inviato a Bari
Il primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia si è concluso a Bari identificando le direttrici per l'impegno comune e la sede del prossimo grande evento nazionale
January 24, 2026
«Spiritualità, pace, coesione sociale». Chiese in cammino verso Firenze 2028
La celebrazione eucaristica che ha chiuso il primo Simposio delle Chiese cristiane in Italia il 24 gennaio / SICILIANI
«Un evento storico». Il vescovo di Pinerolo, Derio Olivero, esce dalla Basilica di San Nicola con il sorriso. Lo stesso che hanno sul volto i centoventi delegati delle Chiese cristiane in Italia. È appena terminata la celebrazione ecumenica della Parola che ha chiuso ieri sera a Bari il primo Simposio nazione delle confessioni presenti nel Paese. Ventuno quelle intervenute che si sono già date appuntamento a Firenze nel 2028 per il secondo “summit” italiano. E diciotto quelle che hanno firmato il Patto per “un cammino comune di testimonianza” nella Penisola. «Non è stato un convegno – spiega il presidente della Commissione episcopale Cei per l’ecumenismo e il dialogo – ma un momento d’azione che apre ad azioni concrete fra le Chiese». Su tre direttrici che vogliono rappresentare la “via italiana del dialogo”, come è stato ribattezzato l’itinerario: la cura della spiritualità per intercettare la domanda di trascendente che emerge anche in Italia; la presenza cristiana nello spazio pubblico e il contributo che le confessioni possono dare insieme alla coesione sociale e al bene comune; la grammatica per la pace come stile dell’agire anche politico. Filoni che sono stati declinati nei laboratori con i rappresentanti delle varie denominazioni che hanno animato la giornata di ieri, la seconda e ultima dell’evento in terra pugliese.
«Il messaggio fondamentale che da Bari consegniamo all’Italia è che dialogare si può. Mentre sulla scena geopolitica domina l’assunto che il confronto è inutile e che la violenza è inevitabile, le nostre Chiese mostrano che l’incontro è possibile al di là delle ferite storiche e valorizzando le differenze», afferma il vescovo Olivero. E l’arcivescovo Flavio Pace, segretario del Dicastero per la promozione dell’unità dei cristiani, chiamato a fare sintesi dei lavori di gruppo, sottolinea il «metodo di ascolto» che ha caratterizzato l’esperienza di Bari e chiede di «portarlo nello spazio pubblico per far sì che non si gridi contro l’altro. Anche su questioni delicate come il rispetto della vita, la pace, la famiglia, la tutela dei più fragili». Aggiunge Olivero: «Abbiamo scelto di uscire dal recinto dei temi intra-ecclesiali per concentrarsi sul modo con cui stiamo nella società unendo le forze per un obiettivo comune». Un approccio nel segno del «consenso differenziato», avverte l’arcivescovo Pace, che implica anche la necessità di «vivere la spiritualità dell’assente», come avventisti o pentecostali che non hanno firmato il Patto per lievi divergenze su alcuni vocaboli come “proselitismo”. Ma nel Simposio non si sono nascosti i nodi delicati: dall’ospitalità eucaristica ai matrimoni interconfessionali. Sulla prima sono emerse le proposte di favorire l’approfondimento del culto eucaristico delle varie Chiese, di compiere il gesto dello “scambio dell’ambone” o di concedere una benedizione personale a chi partecipa al culto delle altre Chiese; sui matrimoni l’accompagnamento pastorale attento, accogliente e rispettoso delle scelte o la conoscenza reciproca delle confessioni in famiglia.
A segnare la giornata di ieri è stata anche la preghiera. Al mattino in tre chiese diverse di Bari, secondo le varie tradizioni. In serata nella Basilica dove è custodito il santo che unisce Oriente e Occidente per la celebrazione ecumenica nazionale. Terza volta, nell’ambito della Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani che si chiude oggi. Ma, a differenza di quanto accaduto a Lucca nel 2024 e a Napoli nel 2025, la riflessione sulla Parola non è stata a più voci ma affidata soltanto al vescovo Siluan, eparca della Diocesi ortodossa romena d’Italia. «Decisione congiunta che dice il cammino di fiducia e di riconoscimento dell’altro compiuto», chiarisce Olivero. Proprio il vescovo di Pinerolo ha presieduto la liturgia insieme con la moderatora della Tavola valdese, Alessandra Trotta. Nelle navate cattolici, riformati, ortodossi che hanno acceso le loro piccole candele dall’unico cero pasquale. Ad aprire la celebrazione il saluto dell’arcivescovo di Bari-Bitonto, Giuseppe Satriano. «Viviamo giorni drammatici segnati da guerre, polarizzazioni, prove di forza, paure – ha spiegato –. L’umanità attende segni credibili di comunione e di pace. Il nostro pregare insieme diventi lievito di riconciliazione, profezia possibile in un mondo che rischia di rassegnarsi alla divisione, esempio umile che la diversità non conduce necessariamente alla contrapposizione, ma, guidata dall’amore, sa intraprendere la via dell’accoglienza reciproca e della riconciliazione». Una delle sfide è di far entrare nelle comunità locali la “via italiana del dialogo”. «Non è movimento di nicchia, ma urgenza comune», rimarca il vescovo di Pinerolo. E, guardando alle diocesi cattoliche della Penisola, tiene a far sapere: «L’ecumenismo non è tanto uno degli ambiti della pastorale, bensì la forma che deve assumere la Chiesa».

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