Rudelli, Rajič, Peña Parra: Leone XIV e il riassetto della Curia Romana
di Giacomo Gambassi, Roma
Nuove nomine chiave volute dal Papa: il presule bergamasco torna in segreteria di Stato come sostituto. Il nunzio bosniaco-canadese sarà prefetto della Casa pontificia. L’arcivescovo venezuelano diventa nunzio in Italia. Lo scambio di lettere fra Zuppi e Peña Parra

Leone XIV inserisce nuovi tasselli nel “mosaico” della Curia Romana che sta ridisegnando. Percorso fisiologico con l’elezione di un nuovo Pontefice. Oggi, Lunedì Santo, il Papa fa rendere noto alla Sala Stampa vaticana il riassetto di due posizioni chiave: quella di sostituto per gli affari generali della Segreteria di Stato vaticana e quella di prefetto della Casa pontificia. Secondo le decisioni di Leone XIV, l’arcivescovo Edgar Peña Parra lascia la Segreteria di Stato dove era sostituto e diventa nunzio apostolico in Italia e San Marino, mentre il suo posto viene preso dall’arcivescovo italiano Paolo Rudelli, diplomatico esperto e finora nunzio in Colombia, che aveva già lavorato nella prima Sezione. E l’attuale nunzio in Italia, l'arcivescovo Petar Rajič, viene nominato al vertice della Prefettura della Casa pontificia. Tutti e tre sono canonisti, come il Papa.

Dopo quasi un anno di pontificato, Leone XIV dà sempre più la sua impronta alla “macchina” vaticana. Il primo Pontefice statunitense ha scelto l'arcivescovo carmelitano e canonista Filippo Iannone come prefetto del Dicastero per i vescovi (incarico che lo stesso Prevost ricopriva prima di essere eletto al soglio di Pietro); poi ha voluto l'arcivescovo milanese Carlo Roberto Maria Redaelli come segretario del Dicastero per il clero, presule che aveva guidato la diocesi di Gorizia; quindi ha chiamato il vescovo Luis Marín de San Martín, agostiniano come lui e originario della Spagna, già segretario del Sinodo dei vescovi, a essere elemosiniere di Sua Santità, ossia prefetto del Dicastero per il servizio della carità, trasferendo il cardinale Konrad Krajewski nella sua città natale in Polonia come arcivescovo metropolita di Lodź; e di recente ha nominato il vescovo italo-australiano Anthony Randazzo come prefetto del Dicastero per i testi legislativi, ruolo rimasto vacante dopo lo spostamento di Iannone, precedente prefetto, al Dicastero per i vescovi. Quella di oggi non è la prima nomina di rilievo in Segreteria di Stato: a novembre era stato scelto come assessore per gli affari generali il teologo e canonista nigeriano Anthony Onyemuche Ekpo e come nuovo sottosegretario della Sezione per i rapporti con gli Stati il sacerdote rumeno Mihaita Blaj. Da evidenziare che tutte le nuove nomine curiali di peso targate Leone XIV - comprese quelle di oggi - sono di canonisti, come lo è anche il Papa: l'eccezione è quella dell'agostiniano Luis Marín de San Martín.

Peña Parra, 66 anni, originario del Venezuela, era sostituto dal 2018, per volontà di papa Francesco, ed era subentrato ad Angelo Becciu, oggi cardinale, che papa Bergoglio aveva promosso a prefetto del Dicastero delle cause dei santi. Il nuovo sostituto Rudelli ha 55 anni ed è originario della diocesi di Bergamo dove è diventato prete nel 1995. Per lui è un ritorno nella Terza Loggia del Palazzo Apostolico che lo aveva visto per otto anni a servizio della Sezione che adesso coordinerà. «Un gesto di immeritata fiducia che mi onora profondamente», commenta l’arcivescovo che si affida «in particolare all’intercessione di san Giovanni XXIII», il Papa della sua terra. E in un messaggio aggiunge: «Animato dalla fede nel ministero del successore dell’apostolo Pietro, mi appresto ad assumere questo servizio nello spirito indicato dalla Costituzione apostolica “Praedicate Evangelium”, sapendo di poter contare sulla guida del cardinale segretario di Stato e sulla collaborazione di monsignor Assessore e di tutto il personale della Sezione per gli affari generali». Laurea in teologia morale e in diritto canonico alla Pontificia Università Gregoriana, Rudelli è entrato nel 2001 nel corpo diplomatico della Santa Sede ed è stato inviato nelle rappresentanze pontificie in Ecuador (2001-2003), in Polonia (2003-2006). Poi papa Francesco lo ha nominato osservatore permanente della Santa Sede presso il Consiglio d’Europa a Strasburgo (2014-2019), quindi nunzio in Zimbabwe (2020-2023) e poi in Colombia (dal 2023). È arcivescovo dal 2019. Quella di sostituto per gli affari generali è una figura chiave all’interno della Curia Romana, che la stampa chiama “ministro degli interni” vaticano: alla Sezione spetta il «disbrigo degli affari riguardanti il servizio quotidiano del Papa»; di favorire i rapporti con i vari Dicasteri; di redigere e spedire i documenti che il Papa gli affida; di compiere gli atti che riguardano le nomine negli organismi della Santa Sede; di stendere e divulgare le comunicazioni ufficiali sia sul Papa sia sull’attività vaticana; di organizzare i viaggi apostolici internazionali del Pontefice. Insomma, dalle scrivanie del sostituto passano i dossier più delicati e sensibili.

L’arcivescovo Rajič, 66 anni, nato in Canada ma con radici bosniache, va a guidare la Prefettura della Casa Pontificia. Il ruolo di prefetto era vacante dal 2023 quando papa Francesco aveva trasferito l’arcivescovo Georg Gänswein nei Paesi baltici come nunzio apostolico in Lituania, Estonia e Lettonia. Rajič è prete dal 1987 dopo aver frequentato il Seminario a Sarajevo. Laurea in diritto canonico, è entrato nel servizio diplomatico della Santa Sede. Quindi gli incarichi di nunzio che si sono portati dietro l’ordinazione episcopale nel 2010: in Kuwait, Bahrein e Qatar insieme alla nomina di delegato apostolico nella Penisola arabica (2009-2015); in Yemen ed Emirati Arabi Uniti (2010-2015); in Angola e São Tomé e Principe (2015-2019); in Lituania, Estonia e Lettonia (2019-2024); in Italia e San Marino (dal 2024). La Casa Pontificia vede come reggente monsignor Leonardo Sapienza, incarico che il religioso rogazionista ricopre dal 2012 con stima e intelligenza. Vicereggente è l’agostiniano Edward Daniang Daleng, 48 anni, nigeriano: nomina voluta dallo stesso Leone XIV lo scorso novembre. Compito della Prefettura è organizzare le udienze del Papa: da quelle ai capi di Stato e di governo a quelle private, speciali e generali. Poi gestisce le visite delle persone ammesse alla presenza del Pontefice ma anche le cerimonie pontificie - esclusa la parte strettamente liturgica - come gli esercizi spirituali del Santo Padre o quelli del Collegio cardinalizio e della Curia Romana. Inoltre spetta alla Prefettura preparare i viaggia del Papa in Italia.
Lo scambio di auguri (e di lettere) fra il cardinale Zuppi e il nuovo nunzio in Italia Peña Parra
La nomina dell’arcivescovo Edgar Peña Parra come nunzio apostolico in Italia e nella Repubblica di San Marino è stata salutata dal cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, che ha inviato una lettera allo stesso Peña Parra. La nomina mostra l’«attenzione premurosa e costante» che il Papa «ci riserva», sottolinea il porporato. E al nuovo nunzio Zuppi scrive: «Il ministero che si appresta a iniziare nel nostro Paese rinnova il particolare vincolo di comunione che unisce la Sede Apostolica e le nostre comunità ecclesiali». Poi aggiunge: «La accogliamo, rinnovando il nostro cordiale augurio. In questi anni di servizio alla Sede Apostolica quale sostituto per gli affari generali presso la Segreteria di Stato non sono mancate le occasioni di incontro tra di noi e con le Chiese in Italia. Siamo certi che la sua esperienza al servizio della Chiesa universale sarà di sostegno al nostro cammino, nello spirito della comunione ecclesiale, dell’ascolto fraterno e della collaborazione con l’Episcopato. Già sin d’ora, può contare sulla comunione fraterna dei Vescovi italiani». Non manca anche un ringraziamento al suo predecessore, l’arcivescovo Petar Rajič, «per il servizio svolto, per la dedizione con cui ha accompagnato il cammino delle nostre comunità, contribuendo a consolidare i rapporti di unità con la Santa Sede e le relazioni con le autorità dello Stato».
Altrettanto calorosa è la lettera che Peña Parra ha indirizzato al cardinale Zuppi. «Da quando il Sommo Pontefice mi ha confidato la Sua decisione ho avvertito tanta serenità e pace. Servire la Chiesa italiana, con la sua storia e tradizione secolari, edificata sulla fede salda degli Apostoli, corroborata dalla testimonianza vivente dei suoi Santi e Sante, irrigata dal sangue dei martiri, è per me una missione che – ne sono certo – sarà anche occasione di singolare grazia e una grande opportunità, tanto più in considerazione dello speciale legame tra il Papa e i vescovi della Penisola. È pertanto mio vivo auspicio pormi nel cammino della comunità ecclesiale». Il nunzio ricorda le numerose occasioni di incontro con i presuli del Paese, come le «visite ad limina», gli «eventi ecclesiali celebrati a Roma» e «tante altre circostanze nelle quali ho avuto modo di conoscere e apprezzare la premura pastorale di molti a favore del gregge loro affidato».
«Dai tre Papi al Palazzo di Londra: i miei anni da sostituto». La lettera di Peña Parra
L’arcivescovo Peña Parra saluta l’intera segreteria di Stato, a cominciare dal cardinale segretario Pietro Parolin, con una lunga lettera. «Ho sempre amato l’immagine della vita come un treno che parte verso una destinazione finale, ma che lungo il tragitto compie diverse soste, in luoghi distinti, per un tempo determinato, con persone diverse, prima dell’arrivo alla meta ultima. Sette anni fa, dal Mozambico, il treno della mia vita è ripartito – dopo tante altre fermate – verso una nuova sosta nella Città Eterna e, più precisamente, qui in Segreteria di Stato. È stata finora la fermata più lunga del mio servizio alla Santa Sede, iniziato nell’ormai lontano 1993: una sosta intensa, interessante, piena di insegnamenti e di sfide; un’avventura molto bella e arricchente, soprattutto per le persone che la Provvidenza Divina mi ha permesso di incontrare». Poi ammette: «Sono stati anni talvolta durissimi. Abbiamo attraversato la prova globale della pandemia di Covid-19, che ha segnato il mondo e toccato anche le nostre mura leonine; abbiamo vissuto il dolore per la morte del Papa emerito Benedetto XVI e accompagnato con raccoglimento le sue esequie; abbiamo condiviso l’angoscia per la malattia del Santo Padre Francesco, fino a vivere il tempo della sua morte e dei suoi funerali, che hanno commosso il mondo intero; abbiamo sostenuto con senso di responsabilità e spirito ecclesiale le delicate fasi che hanno condotto al Conclave, culminate nella gioia per l’elezione di Papa Leone XIV, accolta come dono dello Spirito alla Chiesa». E ancora: «Non sono mancati momenti di sofferenza istituzionale, come il processo legato alla vicenda del Palazzo di Londra, che ha esposto la Santa Sede e in particolare la nostra Segreteria di Stato a un’attenzione mediatica e giudiziaria senza precedenti, chiedendoci rigore, trasparenza e senso di responsabilità». Poi ricorda che in ogni circostanza la sezione affari generali «è stata chiamata a custodire, coordinare, sostenere un servizio silenzioso, spesso invisibile, ma essenziale alla vita della Chiesa universale». Un ringraziamento particolare va «ai rappresentanti pontifici: sono stati, e ne siate certi, uno dei motivi principali per cui questa sosta è stata un’avventura tanto bella e arricchente. In loro ho toccato con mano l’universalità concreta della Chiesa, la sua presenza viva nelle diverse nazioni e culture. E per loro vorrei usare le stesse parole del Sostituto Giovanni Battista Montini che ho trovato nel nostro Archivio (Paolo VI è una figura che mi ha accompagnato spesso in questi anni). Nel dicembre del 1954, arrivato a Milano li ringraziava così: “Non senza rammarico perciò io prendo ora congedo da questa grande e sparsa famiglia di quanti, Capi Missione e loro Collaboratori, sono addetti alle medesime Rappresentanze Pontificie; e mentre loro presento le mie scuse se ai loro meriti ed alle loro aspirazioni non sempre avesse corrisposto l’opera mia, voglio pur dire che non mai mancò da parte mia il deferente desiderio ch’essa devotamente vi rispondesse”». Inoltre tiene a far sapere che «tra queste mura ho respirato forse come mai prima la cattolicità: lingue, sensibilità, storie provenienti da ogni parte del mondo che si incontrano e si armonizzano in un’unica comunione. Non è un’idea astratta, ma un’esperienza quotidiana. Se dovessi descrivere questi anni, tornerei ancora all’immagine del treno: talvolta mi è sembrato di essere su un “Frecciarossa”, tanto la vita della Chiesa corre veloce. A un certo punto il Signore ci fa salire su un vagone, ci affida un tratto di percorso, ci chiede di prenderci cura dei passeggeri che incontriamo. Poi arriva una stazione: non è la fine del viaggio, ma un passaggio. Si scende, si consegna ad altri il tratto successivo, si cambia direzione. Il treno continua la sua corsa». Infine «un pensiero fraterno» al successore, l’arcivescovo Paolo Rudelli: «A lui va il mio augurio più cordiale: che possa vivere questa responsabilità come un tempo di grazia, sostenuto dalla collaborazione di tutti voi. Prendendo ancora le parole utilizzate dal sostituto Montini sempre in quei giorni, vi assicuro: “Avrete sempre qui, in coloro che mi succederanno, ciò che ho sempre voluto offrirVi: la più alta stima, la più viva riconoscenza, il proposito più deciso e più devoto di lavorare con Voi per il bene del mondo”».
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