Il Papa: una società sana sa prendersi cura di chi soffre. Come fa Dio
di Matteo Liut
Diffuso il Messaggio per la XXXIV Giornata mondiale del malato che sarà celebrata a Chiclayo l'11 febbraio. «L'amore per il prossimo è il segno dell'autenticità dell'amore per Dio»

Nel messaggio diffuso oggi per la XXXIV Giornata mondiale del malato, che ricorrerà come di consueto l’11 febbraio, memoria della Vergine di Lourdes, e avrà il cuore delle celebrazioni a Chiclayo, in Perù, papa Leone XIV richiama con forza l’immagine del buon samaritano come chiave per comprendere il vero volto della compassione cristiana. Una compassione che non è semplice emozione, né filantropia, ma relazione che trasforma, «amare portando il dolore dell’altro». Al centro del testo, dal titolo "La compassione del samaritano: amare portando il dolore dell’altro", il Papa insiste su un principio che attraversa tutto il Magistero recente: la cura dei più fragili è la misura della salute di una società. Le parole di san Cipriano citate nel Messaggio risuonano sorprendenti nella loro attualità: le prove della storia – epidemie, crisi, malattie – rivelano chi sa servire il fratello e chi invece si tira indietro.
La compassione come scelta e come stile
Il Papa parte da un’analisi culturale severa: viviamo in una società «della fretta e dello scarto», che spesso non si ferma davanti al dolore. Il samaritano della parabola, invece, «vede, si avvicina, fascia le ferite, paga di persona e soprattutto dona il proprio tempo» — un elenco di verbi che diventa programma spirituale e sociale. Diventare prossimo, ricorda il Pontefice con sant’Agostino, è una decisione, non una semplice circostanza. E il cristiano lo diventa seguendo Cristo, «il vero Samaritano divino che si è avvicinato all’umanità ferita». La compassione, scrive Prevost, non è mai solo un moto individuale: coinvolge altri, si allarga, diventa un “noi” più forte della somma dei singoli. Familiari, operatori sanitari, volontari, vicini di casa: la rete della cura è il volto concreto della carità cristiana, e in essa si manifesta la presenza di Dio.
La missione condivisa della Chiesa accanto ai malati
Il Messaggio collega esplicitamente la cura degli infermi alla missione stessa della Chiesa. Non un settore tra gli altri, ma una “azione ecclesiale” che rende visibile il Vangelo. La sofferenza degli altri non è mai estranea: «è il dolore di un membro del nostro stesso corpo», scrive il Papa riprendendo san Paolo, e per questo ogni gesto di cura partecipa alla preghiera di Cristo per l’unità. Nel testo Leone XIV ricorda anche la sua esperienza in Perù nelle comunità che ha accompagnato come missionario e vescovo, sottolineando che lì ha potuto vedere in prima persona come la solidarietà quotidiana compia miracoli silenziosi e diventi testimonianza concreta della compassione cristiana.
Amare Dio, amare gli altri, amare sé stessi: un’unica sorgente
Il Papa offre infine una meditazione spirituale sul duplice comandamento dell’amore, ricordando che l’amore per il prossimo è «la prova tangibile» dell’amore per Dio. Amare sé stessi, precisa, non significa ricercare successo o prestigio, ma ritrovare il proprio posto davanti a Dio e agli altri. Una società che assume questo stile – fraterno, samaritano, coraggioso, inclusivo – diventa capace di guarire le proprie ferite. Per questo Leone XIV invita a rivolgersi alla Beata Vergine Maria, Salute dei malati, e ripropone una semplice preghiera familiare antica, consegnata come gesto di vicinanza spirituale a chi soffre.
Una carezza per ogni ferita
Il Messaggio, nel suo insieme, è un appello a rimettere al centro la relazione, antidoto alla solitudine e all’indifferenza. Non c’è cura senza incontro, non c’è misericordia senza prossimità. E una società che vuole dirsi sana deve imparare da Dio: chinarsi, fasciare, accompagnare, restare. In un tempo in cui il dolore rischia di diventare numero o statistica, il Papa indica la via di un’umanità nuova, capace di riconoscere nel volto del malato il volto di Cristo. E di costruire, giorno dopo giorno, una comunità che si prende cura — perché così fa Dio.
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