Il Papa: sgomento per le guerre, scandalo e grido al cospetto di Dio

Ieri all'Angelus il Pontefice ha rinnovato l’appello perché cessino le ostilità che feriscono il pianeta, in particolare in Medio Oriente. Dal Vangelo di Lazzaro a uscire dai “sepolcri” che imprigionano il cuore
March 23, 2026
Il Papa all'Angelus di ieri, 22 marzo
Il Papa all'Angelus di ieri, 22 marzo / VATICAN MEDIA
«La morte e il dolore provocati da queste guerre sono uno scandalo per tutta la famiglia umana e un grido al cospetto di Dio!»: ancora una volta la voce del Papa si leva da piazza San Pietro e si rivolge all'intera comunità internazionale, ferita dai conflitti in corso, in particolare in Medio Oriente. E guardando proprio a partire da questo contesto, il Papa, ieri al termine della consueta preghiera mariana dell'Angelus, esprime un sentimento forte: «Continuo a seguire con sgomento la situazione in Medio Oriente, così come in altre regioni del mondo lacerate dalla guerra e della violenza». E poi ancora il pensiero a chi subisce la violenza degli attacchi: «Non possiamo rimanere in silenzio di fronte alla sofferenza di così tante persone, vittime inermi di questi conflitti. Ciò che li ferisce, ferisce l’intera umanità». Per questo Leone XIV ricorda che la via verso la pace passa dall'azione concreta ma anche dal popolo dei credenti che si rivolge a Dio: «Rinnovo con forza l’appello a perseverare nella preghiera - ha chiesto il Pontefice -, affinché cessino le ostilità e si aprano finalmente cammini di pace fondati sul dialogo sincero e sul rispetto della dignità di ogni persona umana».
Nella meditazione prima dell’Angelus della quinta domenica di Quaresima papa Leone XIV ha richiamato il senso profondo del Vangelo della risurrezione di Lazzaro, definendolo un segno che «parla della vittoria di Cristo sulla morte e del dono della vita eterna». Il Pontefice ha ricordato che questo dono ci è consegnato nel Battesimo, indicando le parole rivolte da Gesù a Marta come un annuncio che raggiunge ancora oggi ciascun credente: «Io sono la risurrezione e la vita… chiunque vive e crede in me, non morirà in eterno». Guardando alla Settimana Santa ormai vicina, il Papa ha invitato i fedeli a rivivere gli eventi della Passione «per coglierne il senso più autentico» e per aprirsi alla grazia che scaturisce dal Cristo risorto, «vincitore della morte e vivente in noi per la grazia del Battesimo».
Nella sua riflessione Leone XIV ha posto l’accento sul bisogno di infinito che abita il cuore umano e che non può essere colmato da ciò che è effimero. È un bisogno, ha detto, che «non può essere affidato a ciò che passa», perché «niente di finito può estinguere la nostra sete interiore». Di fronte a una società che ricerca novità sacrificando «tempo, energie, valori, affetti», il Papa ha riproposto la prospettiva cristiana che conduce alla vita vera. Il racconto evangelico diventa così un invito a liberarsi, con la forza dello Spirito, da tutto ciò che imprigiona il cuore: «abitudini, condizionamenti e modi di pensare che, come macigni, ci chiudono nel sepolcro dell’egoismo, del materialismo, della violenza, della superficialità». In questi luoghi, ha sottolineato, «non c’è vita, ma solo smarrimento, insoddisfazione e solitudine». E ancora una volta Gesù rivolto a ciascuno grida: «Vieni fuori!», spingendo a camminare nella luce come donne e uomini rinnovati dall’amore.
Infine, al termine dell'Angelus, Prevost ha rivolto un pensiero anche ai partecipanti alla Maratona di Roma: «Oggi a Roma si svolge la grande Maratona - ha detto -, con tantissimi atleti provenienti da tutto il mondo. Questo è un segno di speranza! Possa lo sport tracciare sentieri di pace, di inclusione sociale e di spiritualità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA