Gutenberg risale fin dove nasce il sacro

Riti, oggetti, luoghi e testi: il nuovo numero di Gutenberg segue le forme attraverso cui l’uomo prova a dare ordine all’invisibile e a nominare le soglie dell’esperienza
May 7, 2026
La copertina di Gutenberg n. 70, 8 maggio 2026
Il sacro non coincide mai del tutto con una forma, eppure passa attraverso gesti, oggetti, luoghi. Nasce dove l’uomo tenta di dare ordine all’invisibile, di nominare la soglia tra vita e morte, tra presenza e assenza. Riti, ossari, megaliti, libri, ex voto: l’esplorazione di una pratica viva che plasma spazio, corpo e memoria. Dove nasce il sacro. Con amore il rito supera superstizioni e istinto. Il nuovo numero di Gutenberg, in edicola con Avvenire venerdì 8 maggio 2026, risale fin dove nasce il sacro.
In apertura Raul Gabriel affronta il rito a partire dal confine tra istinto e consapevolezza. Attraverso il confronto con i fixed action pattern studiati dall’etologia, il rito viene interrogato come pratica che può scivolare nella superstizione oppure trasformarsi in gesto consapevole di contemplazione, capace di abitare le forme senza delegare loro il senso. A seguire Giuseppe Caffulli porta lo sguardo sul complesso megalitico di Rujm el‑Hiri, sulle Alture del Golan: a partire da nuove ricerche basate sul telerilevamento satellitare, il sito emerge non più come osservatorio astronomico isolato, ma come fulcro di una rete articolata di strutture rituali, legate al culto degli avi e alla sacralità del paesaggio pre‑semitico. Le pagine successive ospitano l’articolo di Massimo Giuliani dedicato al volume Mosè di Giacomo Petrarca, dove il profeta viene indagato come figura che coincide con il libro stesso: Mosè nasce e scompare nella Torah, diventando testo, commento e intertesto. Il sacro si manifesta nella scrittura, nella trasmissione e nell’interpretazione, lungo una catena viva di letture e riscritture. Stefano De Matteis racconta il culto delle anime del Purgatorio nel cimitero delle Fontanelle, al rione Sanità di Napoli; tra pratiche devozionali popolari, cura dei resti anonimi e recenti processi di musealizzazione e turismo di massa, il luogo appare come spazio di continua negoziazione tra sacro pagano e cristiano. Chiude il monografico l’articolo di Vittorio A. Sironi dedicato agli ex voto e alla ceroplastica: dalla cera al pane, gli oggetti modellati sul corpo malato raccontano una devozione che intreccia fede, arte e medicina. La caducità dell’offerta votiva diventa parte essenziale del rito, segno di una sacralità incarnata e condivisa nella dimensione comunitaria.
Il primo dei Percorsi dedicato alla notte come spazio simbolico: Alessandro Zaccuri mette a confronto Le infinite notti di Samantha Harvey e Il libro del sonno di Haytham el‑Wardany, intrecciando insonnia, veglia e sonno come esperienze liminali in cui la notte si rivela territorio ancestrale e carico di sacralità; accanto, Giacomo Verri presenta il saggio di Beatrice Del Bo Tutto in una notte, che restituisce una notte medievale operosa e abitata, rovesciando l’immaginario del buio come tempo vuoto e mostrando le molte attività sociali, rituali e quotidiane che animavano le tenebre. Il tema successivo ruota attorno alla Ddr e alle del Muro: Vito Punzi rilegge Cassandra di Christa Wolf e Premesse a Cassandra nel contesto della Germania divisa, mettendo in luce la voce femminile che interroga guerra, potere patriarcale e paura nucleare all’interno della Dddr; Gianni Santamaria analizza il saggio Il ministero della paranoia di Gianluca Falanga, ricostruendo il funzionamento dell’apparato della Stasi e le persistenti rimozioni del passato, tra sorveglianza sistematica, controllo sociale e difficoltà della rielaborazione storica.

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