Il Papa: «Se non custodiamo il Creato finiamo per devastarlo»
di Agnese Palmucci, Roma
All'udienza generale la riflessione sul legame tra la Risurrezione di Cristo e la necessaria "conversione ecologica". Poi l'annuncio della data della Giornata mondiale dei bambini del 2026

C’è un legame «spirituale» tra la Pasqua e il Creato. Parlare di «conversione ecologica», infatti, ha spiegato Leone XIV durante l’udienza generale di stamattina in piazza San Pietro, è imitare il gesto di Maria Maddalena nel giardino del sepolcro. Nel suo «voltarsi» a guardare Gesù «in quel mattino di Pasqua», che in un primo momento scambia per il «custode del giardino», ha continuato il Papa, c’è «quell’inversione di rotta che Gesù richiede» a tutti i cristiani. Solo «di conversione in conversione infatti passiamo da questa valle di lacrime alla Gerusalemme nuova», ha aggiunto incentrando la catechesi su la «Risurrezione di Cristo e le sfide del mondo attuale», nel legame tra «spiritualità pasquale ed ecologia integrale» a partire dal Vangelo di Giovanni (20,14-16). «Tale passaggio, che inizia nel cuore ed è spirituale, - ha specificato ancora - modifica la storia, ci impegna pubblicamente, attiva solidarietà che fin d’ora proteggono persone e creature dalle brame dei lupi, nel nome e in forza dell’Agnello Pastore».
Nel giardino del sepolcro, in cui muore e rinasce la Vita, c’è dunque l’immagine della Creazione e del Creato tutto. «La morte e la risurrezione di Gesù, così, - ha detto Prevost, continuando a proporre una lettura “pasquale” dell’enciclica Laudato Sì di papa Francesco - sono fondamento di una spiritualità dell’ecologia integrale, fuori dalla quale le parole della fede restano senza presa sulla realtà e le parole delle scienze rimangono fuori dal cuore». Quello che occorre per “riconoscere” il Creatore, il Creato e le Creature, è lo «sguardo contemplativo» di cui parla ancora Francesco. Perché, come Leone XIV ha ribadito anche ai pellegrini provenienti dal Brasile, dove in questi giorni a Belém è in corso la Conferenza delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici (COP30), «se non siamo custodi del giardino della creazione, finiamo per diventarne devastatori».
La speranza cristiana, dunque, «risponde alle sfide cui oggi l’intera umanità è esposta sostando nel giardino in cui il Crocifisso è stato deposto come un seme, per risorgere e portare molto frutto». Da ciò, ha detto continuando a citare Laudato Sì, non è possibile ridurre «la cultura ecologica» a «una serie di risposte urgenti e parziali ai problemi che si presentano riguardo al degrado ambientale, all’esaurimento delle riserve naturali e all’inquinamento», ma occorre piuttosto «uno sguardo diverso, un pensiero, una politica, un programma educativo, uno stile di vita e una spiritualità che diano forma ad una resistenza».
Al centro della meditazione anche la figura di Maria Maddalena che, arrivando al sepolcro la mattina di Pasqua, lo trova drammaticamente vuoto e piange. Ma sempre a lei, come a tutti gli uomini che affrontano «le sfide del mondo attuale», ha sottolineato il Papa, Gesù risorto appare, e «vuole chiedere: “Perché piangi? Chi cerchi?”». Le «sfide», infatti, «non si possono affrontare da soli e le lacrime sono un dono di vita quando purificano i nostri occhi e liberano il nostro sguardo». Però solo quando Gesù, proprio nel giardino, la chiama per nome, «Maria», la donna lo riconosce. «Maria Maddalena, allora, non sbagliò del tutto, credendo di incontrare il custode del giardino - ha spiegato il pontefice - Doveva, in effetti, riascoltare il proprio nome e comprendere il proprio compito dall’Uomo nuovo».
Solo così, vivendo da “uomini nuovi” «una spiritualità dell’ecologia integrale», i cristiani «possono oggi incontrare milioni di giovani e di altri uomini e donne di buona volontà che hanno ascoltato il grido dei poveri e della terra lasciandosene toccare il cuore». Un incontro vero, reale, fruttuoso. Coltivare e custodire il giardino, infatti, «è il compito originario che Gesù ha portato a compimento - ha spiegato Prevost - La sua ultima parola sulla croce, “È compiuto”, invita ciascuno a ritrovare lo stesso compito, il suo compito». Moltissime persone in tutto il mondo, infatti, vivono con una grande sensibilità ambientale, ha commentato Leone XIV, e «desiderano, attraverso un più diretto rapporto col creato, una nuova armonia che le porti oltre tante lacerazioni». La preghiera, in conclusione, è allo Spirito Santo, perché «dia la capacità di ascoltare la voce di chi non ha voce», affinché ciascuno veda, come Maria Maddalena, «ciò che ancora gli occhi non vedono: quel giardino, o Paradiso, cui andiamo incontro soltanto accogliendo e portando a compimento ciascuno il proprio compito».
Nel saluto ai fedeli di lingua italiana, al termine dell’udienza, salutando con affetto i bambini presenti, il Papa ha annunciato le date della prossima Giornata mondiale a loro dedicata, il World Children's Day istituito da papa Francesco, che si terrà dal 25 al 27 settembre 2026. Il Pontefice ha ricordato anche che il 21 novembre, nella memoria liturgica della presentazione della Beata Vergine Maria, «si celebrerà in tutta l’Italia la Giornata “Pro Orantibus”». «Non manchi a tutti i fratelli e le sorelle di vita contemplativa - ha esortato - la concreta solidarietà e l’aiuto efficace della comunità ecclesiale per assicurare ad essi la sopravvivenza e la continuità del loro silenzioso, fecondo e insostituibile apostolato». Ha salutato poi i pescatori, ricordando che venerdì ricorrerà anche la Giornata mondiale della pesca, e affidando loro e le loro famiglie a Maria Stella del mare.
Proprio rivolto ai pellegrini di lingua portoghese, e in particolare a quelli arrivati dal Brasile, il Papa ha invocato lo Spirito perché aiuti tutti a «custodire, con la stessa fede, la nostra casa comune e il nostro cuore». Ha esortato poi, rivolgendosi ai fedeli di lingua tedesca presenti in piazza, a pochi giorni dalla Solennità di Cristo Re di domenica prossima, a rinnovare «la fedeltà a lui per testimoniare la sua verità che è amore» perché «egli regni nei nostri cuori, nelle nostre vite e nel mondo intero». Nel salutare i pellegrini cinesi, invece, Prevost li ha incoraggiati «a diffondere nelle comunità la speranza che scaturisce dalla fede in Cristo», anche in un contesto complesso per i cristiani, come quello del loro Paese. Anche ai fedeli di lingua araba ha ricordato che «il cristiano è chiamato ad essere custode del creato, a lodare Dio per le Sue creature, a contemplarle e a proteggerle».
Il saluto del Pontefice è giunto anche a tutti i fedeli di lingua francese, venuti dal Senegal, dal Belgio e dalla Francia, a quelli di lingua inglese, arrivati da Inghilterra, Irlanda, Senegal, Uganda, Cina, Indonesia, Malesia, Filippine, Singapore, Corea del Sud, Vietnam, Stati Uniti. Poi ancora ai pellegrini di lingua spagnola e polacca.
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