Il Papa: preghiamo per le vittime innocenti delle guerre

Leone XIV lancia un nuovo appello per la pace durante l'udienza generale di oggi in piazza San Pietro. La meditazione sulla "Lumen gentium" e il ruolo dei laici nel mondo
April 1, 2026
Papa Leone XIV saluta una bimba in piazza San Pietro durante l’udienza generale
Papa Leone XIV saluta una bimba in piazza San Pietro durante l’udienza generale / VATICAN MEDIA
«Preghiamo per i malati, i poveri e le vittime innocenti delle guerre». Con queste parole, rivolte ai fedeli di lingua araba al termine dell’Udienza generale di questa mattina in piazza San Pietro, papa Leone XIV ha invitato a vivere i giorni che precedono la Pasqua con uno sguardo rivolto alle sofferenze del mondo, affidando al Cristo Risorto il dono della pace e della consolazione per quanti portano il peso dei conflitti.
Nella catechesi il Papa ha proseguito il ciclo dedicato ai Documenti del Concilio Vaticano II, soffermandosi sulla Lumen gentium e sul ruolo dei laici nella vita della Chiesa. Riprendendo l’insegnamento del Concilio, ha ricordato che prima di ogni distinzione di ministero o di stato di vita «comune è la dignità» dei battezzati, chiamati a formare un unico popolo rigenerato in Cristo. Da questa radice condivisa nasce anche la missione affidata ai fedeli laici, partecipi del sacerdozio di Cristo e inviati a esercitare, nella Chiesa e nel mondo, la testimonianza evangelica che appartiene a tutto il popolo di Dio.
Il Papa ha sottolineato come il vasto campo dell’apostolato laicale non si limiti agli spazi ecclesiali, ma abbracci la vita quotidiana, gli ambienti di lavoro e la società civile. È lì che, attraverso scelte ispirate al Vangelo, i cristiani possono contribuire a far crescere giustizia, carità e pace, impregnandone la storia. Un richiamo che si inserisce nel solco della visione conciliare e delle parole di san Giovanni Paolo II, che aveva più volte incoraggiato la responsabilità dei laici nella missione della Chiesa. Al termine dell’Udienza, il Pontefice ha rinnovato l’invito a essere una comunità “in uscita”, aperta alla missione e attenta alle ferite dell’umanità. La Pasqua ormai vicina, ha detto, sia un tempo di rinnovata speranza, perché ogni credente possa diventare testimone del Risorto nelle situazioni di prova e nei luoghi in cui la pace è più fragile.

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