Il Papa e la famiglia: fragilità, domande sulla sessualità e verità da insegnare
di Giacomo Gambassi, Roma
Leone XIV apre in Vaticano l'incontro sulla famiglia con i vescovi da tutto il mondo. Nel suo intervento il richiamo alla distanza nei giovani fra sesso e matrimonio. L'impegno di genitori e figli ad annunciare la pace. La necessità di educare alla fede. Al via una settimana di dialogo

«Come possiamo annunciare loro la pienezza dell’insegnamento del Vangelo sulla famiglia?». L’interrogativo è quello che Leone XIV rivolge ai vescovi del mondo. E il “loro” all’interno della sua frase si riferisce a quanti fanno i conti con la «fragilità». Fragilità che, chiarisce il Pontefice, «merita un’attenzione particolare poiché può plasmare profondamente il modo in cui le persone vedono sé stesse, il proprio futuro e persino il proprio rapporto con Dio e con la Chiesa». Il Papa invita ad «affrontare con coraggio» le domande che le famiglie di oggi si pongono e pongono alla Chiesa. Lo fa aprendo l’incontro sulla famiglia che lui stesso ha promosso in Vaticano a dieci anni dall’Esortazione apostolica di papa Francesco, Amoris laetitia. Domande che arrivano dai giovani. «In molti contesti – spiega il Papa – è emersa una crescente distanza tra il modo in cui vengono vissuti il sesso e l’intimità e la visione cristiana del matrimonio. I giovani continuano ad anelare all’amore, alla fedeltà e al senso di appartenenza, eppure molti trovano difficile comprendere come una tale visione dell’amore possa concretizzarsi nella propria vita o credere che un impegno per tutta la vita sia la condizione per raggiungere ciò che desiderano». Domande che emergono da realtà sociali sempre più complesse. «L’insicurezza economica, la migrazione, la violenza, la solitudine e altre forme di fragilità emotiva influenzano anch’esse le scelte che le persone compiono e le possibilità che riescono a immaginare per il proprio futuro», avverte Leone XIV. Domande che giungono da situazioni di fragilità. Fragilità che chiede «se siamo in grado di rimanere vicini gli uni agli altri quando la vita non corrisponde più a ciò che si era sperato, e se riusciamo a riconoscere l’opera della grazia anche in situazioni segnate da limiti, ferite e apparenti fallimenti».

Da qui gli interrogativi che il Papa rilancia: «In quali ambiti il nostro linguaggio e le nostre pratiche pastorali riescono ad aprire una strada, e in quali non riescono a toccare il cuore delle persone o a sostenere i loro sforzi nel fare il bene? Cosa possiamo offrire come formazione per una vita familiare salutare e santa? In particolare, cosa possiamo imparare dai genitori che cercano di accompagnare i propri figli e i giovani?». Ancora: «Che tipo di Chiesa incontrano le persone proprio quando sono più fragili? Le nostre comunità le aiutano a scoprire che hanno ancora un posto, una responsabilità e doni da offrire? La verità che proclamiamo può essere incontrata attraverso la pazienza, la vicinanza e la misericordia della nostra presenza pastorale?». La sfida non è solo quella «di interpretare queste realtà, ma di lasciare che esse ci interpellino e stimolino la nostra responsabilità pastorale, affinché la Chiesa possa trovare modi rinnovati di annunciare il Vangelo, offrire le grazie sacramentali, accompagnare le famiglie e rendere visibile la tenerezza con cui Cristo continua a camminare in mezzo al suo popolo», avverte Leone XIV.
Il Papa parla nell’Aula Paolo VI dal suo tavolo sopraelevato che è circondato da decine di altri tavoli. Sono quelli intorno a cui siedono tutti coloro che Leone XIV ha voluto a Roma in occasione dell’anniversario del documento firmato dal suo predecessore. Una ricorrenza che ha fatto da spunto al Pontefice per riunire i presidenti delle Conferenze episcopali del mondo e i capi delle Chiese orientali insieme a undici famiglie, ventisei esperti, ventidue invitati “speciali” del Papa e gli staff del Dicastero laici, famiglia e vita e della Segreteria generale del Sinodo. In tutto 254 persone che da ieri al 14 ottobre si confrontano sull’«annuncio del Vangelo della famiglia e alla famiglia», sintetizza nella meditazione d’apertura alla settimana di lavori suor Helen Alford, la religiosa domenicana d’origine britannica che guida la Pontificia Accademia delle scienze sociali. Perché, osserva, la famiglia «non solo annuncia attivamente il Vangelo ma ha anche bisogno di ricevere tale annuncio».
Leone XIV ha chiamato intorno a sé prima di tutto i vescovi. E lo spiega: «Come pastori, abbiamo ricevuto la responsabilità di proclamare la bellezza del piano di Dio per il matrimonio e la famiglia e la sua chiamata all’amore e alla tenerezza». A loro chiede che il “summit” sia uno spazio di dialogo «improntato alla libertà evangelica» ma anche nel segno della «discrezione» e della «riservatezza». Significa lavori a porte chiuse, che si alterneranno fra quelli di gruppo e quelli assembleari, anche se verrà resa nota la relazione finale di sintesi. Con un intento: essere «capaci di affrontare con onestà le prove e le difficoltà che ancora permangono» e «risvegliare la creatività pastorale di cui abbiamo bisogno di fronte alle nuove domande», afferma il Papa.

Del resto, tiene a far sapere il Pontefice, la Chiesa «non può diventare sale della terra se non per mezzo dei fedeli laici e, in particolar modo, delle famiglie». Poi chiarisce: «Le famiglie stesse partecipano alla missione della Chiesa nel tessuto quotidiano della loro vita, attraverso l’amore e la fedeltà, la cura e il perdono, l’educazione dei figli, l’impegno nella trasmissione della fede, l’attenzione agli anziani e alle persone vulnerabili, e i molti modi in cui servono le loro comunità e la società». Il Papa cita il Vaticano II per ricordare come i padri conciliari posero «la dignità del matrimonio e della famiglia all’inizio della seconda parte della Gaudium et spes» e «riconobbero che la vita familiare offre un punto di accesso privilegiato alle grandi questioni culturali, economiche, sociali e politiche del nostro tempo, compresa l’opera di promozione della pace tra i popoli». Un richiamo per dire che «la famiglia rimane fondamentale per un approccio che coniughi il locale e il globale, guidato dalla ricerca di una fraternità universale in Cristo che il Vangelo ci chiama a costruire con tutti». Poi i rimandi a Familiaris consortio di Giovanni Paolo II datata 1981. E quindi ad Amoris laetitia che, evidenzia Leone XIV, «ha segnato una tappa importante» e «ha accompagnato la vita concreta delle famiglie e ha ispirato iniziative e percorsi». Da qui il riferimento a «storie di conversione, di frutti inaspettati e delle relazioni che Dio ha intessuto all’interno delle famiglie».
Sono sette i giorni di confronto in programma. Perché, dice il cardinale Mario Grech, segretario generale del Sinodo dei vescovi nel saluto iniziale, «il tema della famiglia occupa un posto centrale nella vita della Chiesa e della società». E, aggiunge il cardinale Kevin Farrell, prefetto del Dicastero laici, famiglia e vita, «generare famiglie solide e autenticamente cristiane è la condizione per avere in un prossimo futuro una Chiesa viva e saldamente radicata nel Vangelo».
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