Il Papa e il grido per «i cristiani del Medio Oriente che non possono vivere la Settimana Santa»

L’appello di Leone XIV nella Domenica delle Palme: deponete le armi. Il presidente della Cei, Zuppi, chiama Pizzaballa: fatto doloroso, va garantita la libertà religiosa. «Una tregua per la Pasqua». Il monito del Pontefice: Dio rifiuta la guerra e non ascolta la preghiera di chi combatte. «In Cristo crocifisso vediamo i crocifissi dell’umanità e la sua supplica è quella di tutte le vittime di guerra»
March 29, 2026
Il Papa e il grido per «i cristiani del Medio Oriente che non possono vivere la Settimana Santa»
Papa Leone XIV durante la Messa della Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
Leone XIV è sul sagrato della Basilica di San Pietro, mentre arriva dalla Terra Santa la notizia che al patriarca latino di Gerusalemme, il cardinale Pierbattista Pizzaballa, e al custode di Terra Santa, il frate minore Francesco Ielpo, la polizia israeliana ha impedito di entrare nella Basilica di Santo Sepolcro a Gerusalemme per celebrare la Messa della Domenica delle Palme. Proprio la Messa che il Papa presiede in piazza San Pietro e che guarda proprio a Gerusalemme. E al termine della liturgia, prima della preghiera dell’Angelus, già consapevole degli ostacoli dovuti alla guerra che avrebbero accompagnato la Settimana Santa, torna a far sentire la sua voce per ribadire di essere «più che mai vicini con la preghiera ai cristiani del Medio Oriente che soffrono le conseguenze di un conflitto atroce e, in molti casi, non possono vivere pienamente i riti di questi giorni santi». Una risposta a quanto stava già accadendo a Gerusalemme. «Proprio mentre la Chiesa contempla il mistero della Passione del Signore, non possiamo dimenticare quanti oggi partecipano in modo reale alla sua sofferenza – dice sempre prima della preghiera mariana –. La loro prova interpella la coscienza di tutti. Eleviamo la nostra supplica al Principe della pace, affinché sostenga i popoli feriti dalla guerra e apra cammini concreti di riconciliazione e di pace».
La processione della Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
La processione della Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
Nel pomeriggio arrivano le parole di «rammarico» e «piena solidarietà» alle comunità cristiane della Terra Santa da parte della Chiesa italiana. Una nota della Cei spiega che il cardinale presidente Matteo Zuppi ha telefonato a Pizzaballa per «rinnovargli la vicinanza» della comunità ecclesiale della Penisola. «A nome dei vescovi italiani – afferma il presidente della Cei – manifesto lo sdegno per “una misura grave e irragionevole”, condividendo quanto dichiarato nel comunicato congiunto del Patriarcato e della Custodia. Si è trattato di un fatto doloroso per i tanti cristiani che, vivendo in quelle terre, rappresentano una testimonianza essenziale di speranza per tutti i popoli in contesti di divisione e conflitto». Zuppi sottolinea che i cristiani di Terra Santa continuano a essere «promotori di pace» e auspica «che l’incidente odierno sia chiarito immediatamente. Le autorità locali e le organizzazioni internazionali hanno il dovere inderogabile di garantire la libertà religiosa in Terra Santa, condizione imprescindibile per qualsiasi processo di pace autentico. Rinnoviamo il nostro appello affinché si aprano spazi di dialogo e si giunga presto a soluzioni ragionevoli». E la conclusione: «Al Signore della pace affidiamo le sofferenze di quanti vivono il dramma dei conflitti e delle guerre. A tutti i governanti chiediamo un gesto di riconciliazione e una tregua per la prossima Pasqua».
Papa Leone XIV durante la processione della Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
Papa Leone XIV durante la processione della Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
È tutta nel segno dell’urgenza della pace la prima celebrazione delle Palme di Leone XIV che presiede domenica mattina. Processione dall’obelisco al centro di piazza San Pietro fino al sagrato della Basilica che torna a vedere il Papa camminare fra i pellegrini arrivati da tutto il mondo mentre ha in mano un grande ramo di palma intrecciato. «Re della pace» è l’espressione che il Pontefice ripete più volte nell’omelia, per raccontare Cristo che entra in Gerusalemme. «Questo è il nostro Dio – sottolinea –. Un Dio che rifiuta la guerra, che nessuno può usare per giustificare la guerra, che non ascolta la preghiera di chi fa la guerra e la rigetta». È la Domenica che precede i giorni della passione del Signore. «Guardando a Lui, che è stato crocifisso per noi, vediamo i crocifissi dell’umanità. Nelle sue piaghe vediamo le ferite di tante donne e uomini di oggi». E richiama la supplica dalla croce: “Dio mio, Dio mio, perché mi hai abbandonato?”. «Nel suo ultimo grido rivolto al Padre – dice Leone XIV – sentiamo il pianto di chi è abbattuto, di chi è senza speranza, di chi è malato, di chi è solo. E soprattutto sentiamo il gemito di dolore di tutti coloro che sono oppressi dalla violenza e di tutte le vittime della guerra». E poi: «Cristo, Re della pace, grida ancora dalla sua croce: Dio è amore! Abbiate pietà! Deponete le armi, ricordatevi che siete fratelli»
La Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
La Domenica delle Palme in piazza San Pietro / ANSA
Nella sua riflessione il Papa tiene a evidenziare che il Figlio di Dio «non si è armato, non si è difeso, non ha combattuto nessuna guerra. Ha manifestato il volto mite di Dio, che sempre rifiuta la violenza, e invece di salvare sé stesso si è lasciato inchiodare alla croce, per abbracciare tutte le croci piantate in ogni tempo e luogo nella storia dell’umanità». Lui «rimane fermo nella mitezza, mentre gli altri si agitano nella violenza»; Lui «si offre come una carezza per l’umanità, mentre altri impugnano spade e bastoni»; Lui è «la luce del mondo, mentre le tenebre stanno per ricoprire la terra». In chiusura dell’omelia torna a citare Tonino Bello, il vescovo pugliese della pace e sul passo degli ultimi di cui è in corso il processo di beatificazione. E riprende una sua preghiera alla Madonna sotto la croce: «Santa Maria, donna del terzo giorno, donaci la certezza che, nonostante tutto, la morte non avrà più presa su di noi. Che le ingiustizie dei popoli hanno i giorni contati. Che i bagliori delle guerre si stanno riducendo a luci crepuscolari. Che le sofferenze dei poveri sono giunte agli ultimi rantoli. […] E che, finalmente, le lacrime di tutte le vittime delle violenze e del dolore saranno presto prosciugate, come la brina dal sole della primavera». Durante l’Angelus il Papa ricorda anche «tutti i migranti morti in mare, in particolare per quelli che hanno perso la vita nei giorni scorsi al largo dell’isola di Creta». E fa sapere: «Terra, cielo e mare sono creati per la vita e per la pace».

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