Il Papa: Carlo Acutis patrono del web. No alla frenesia di like, reel e chat
di Giacomo Gambassi, inviato nel Principato di Monaco
Dal Principato di Monaco Leone XIV definisce il santo adolescente italiano «un sentiero di luce nel mondo di Internet». Il richiamo davanti ai ragazzi e ai catecumeni: l’inquietudine non si colma con il consenso virtuale. La Chiesa? «Realtà dove tutti trovano accoglienza e e dove non possono esserci divisioni sociali»

Leone XIV lo definisce «patrono» del web, di fronte ai giovani e ai catecumeni del Principato di Monaco. O meglio, ricorda che Carlo Acutis viene venerato come “protettore” della Rete che aveva scelto per il suo «apostolato», sottolinea. Il Papa fa proprio un desiderio che sale dal basso, mentre mette in guardia dalla «frenesia del fare e del dire, dei messaggi, dei reel, delle chat». Vocaboli tecnologici nella bocca di un Pontefice che usa ancora WhatsApp ed è quindi esperto di frontiere digitali, una delle “rerum novarum” che a lui stanno a cuore. Leone XIV è consapevole che «l’epoca moderna e quella post-moderna ci hanno arricchito di tante cose buone che ci offrono stimoli e possibilità prima sconosciute». Eppure, come gli dice Benjamin, uno dei ragazzi che dialoga con lui a due passi dal mare e dagli spalti del Gran Premio, «viviamo in un mondo che sembra andare sempre di fretta, smanioso di novità, culture di una fluidità senza legami, segnato da un bisogno quasi compulsivo di continui cambiamenti: nelle mode, nell’aspetto, nelle relazioni, nelle idee e persino delle dimensioni costitutive della persona per la sua identità». Tutto ciò crea «inquietudine» e «vuoto interiore», come gli ricorda Andreia, che non possono essere colmati «con cose materiali e passeggere, nemmeno con i consensi virtuali di migliaia di like, o con appartenenze artificiali, a volte pure violente», avverte Leone XIV.

Come era accaduto anche durante il Giubileo dei giovani ad agosto, il Papa parla con i ragazzi dei rischi di Internet. Anche pensando alla sua prossima e prima enciclica che dedicherà al digitale e all’intelligenza artificiale. Da Monaco invita a «sgombrare la porta del cuore» per tornare a respirare «l’aria sana e ossigenante della grazia». Come insegna Acutis. Il Pontefice lo cita a più riprese nel piazzale che si apre davanti alla chiesa incastonata fra rocce, cavalcavia, ville e dedicata a Santa Devota, la «giovane coraggiosa», patrona del principato, «che ha testimoniato la sua fede fino al martirio». Chiesa che ha allargato la sua “memoria” all’adolescente italiano che Leone XIV ha proclamato santo lo scorso settembre. Un «innamorato di Gesù, fedele all’amicizia con Cristo fino alla fine» che ha lasciato «un sentiero di luce anche nel mondo del web», sottolinea. E ricorda che il liceale milanese parlava dell’Eucaristia «come dell’autostrada per il cielo e dell’Adorazione eucaristica come di un bagno di sole capace di abbronzare l’anima». Del resto, «la fede ha bisogno di essere annunciata con strumenti e linguaggi nuovi, anche digitali, e ad essa tutti devono essere introdotti e formati con continuità e creatività», chiarisce nella Cattedrale dell’Immacolata Concezione, durante l’incontro con la comunità cattolica insieme a cui recita l'Ora media.

All’interno del Duomo monegasco, accanto all’arcivescovo Dominique-Marie David, il Papa chiama la Chiesa alla «comunione». Perché la comunità ecclesiale deve essere «nel mondo riflesso dell’amore di Dio che non fa preferenze di persone». Da qui la necessità di essere «una realtà nella quale tutti trovano accoglienza e ospitalità». Nel Principato di Monaco accade: sulle stesse panche, anche nell'appuntamento con Prevost, possono sedere imprenditori e lavoratori stranieri, personale del turismo e famiglie storiche, testimonianza di una composizione sociale e culturale segnata dalla complessità ma anche da profonde differenze. «Nella Chiesa – rimarca Leone XIV – tali differenze non diventano mai occasione di divisioni in classi sociali, ma al contrario tutti sono accolti in quanto persone e figli di Dio». E indica come bussola la «fraternità».

Folla lungo le strade addobbate con i colori della Santa Sede, il bianco e il giallo, e quelli del principato, il bianco e il rosso. Parlando con i ragazzi e con i catecumeni – anche il Principato assiste a un boom di “nuovi cristiani” fra giovani e adulti che scoprono il Vangelo – il Papa evidenzia che «il bene è più forte del male, anche quando a volte sembra nell’immediato avere la peggio». E la risposta alle ansie è l’«amore»: per Dio e vicendevole. Ma esso «richiede apertura a crescere e dunque a cambiare» e poi «fedeltà, costanza, disponibilità al sacrificio nella quotidianità». Quindi, riprendendo uno dei cardini del pontificato, torna a sollecitare il «senso di unità in noi stessi e con gli altri». Così cita il cardinale Carlo Maria Martini che Leone XIV definisce un «grande formatore di giovani» per ribadire che «la radice dell’unità di vita è nel cuore, è un dono di Dio da chiedere con umiltà».

Alle nuove generazioni affida tre compiti. Il primo: «Non abbiate paura di donare tempo ed energie a Dio e ai fratelli» perché il «mondo ha bisogno della nostra testimonianza per superare le derive del nostro tempo e affrontarne le sfide»; e poi: portare «il Vangelo nelle scelte del lavoro, nell’impegno sociale e politico, per dare voce a chi non l’ha»; e, infine, essere «costruttori di pace».
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