Il Papa dal Principato di Monaco: la ricchezza non sia trattenuta ma ridistribuita

di Giacomo Gambassi, inviato nel Principato di Monaco
Al via il viaggio lampo di Leone XIV nella città-Stato. L’incontro con Alberto II: «La pace e il mondo compromessi dall’ostentazione della forza e dalla logica della prevaricazione». È il tempo della «condivisione» dei beni. Il richiamo: «Proteggere sempre con amore ogni vita, in qualunque momento e condizione»
March 28, 2026
Il Papa dal Principato di Monaco: la ricchezza non sia trattenuta ma ridistribuita
Papa Leone XIV nel Principato di Monaco accolto dal principe Alberto II e dalla sua famiglia / Reuters
«Nella Bibbia, come sapete, i piccoli fanno la storia». Leone XIV si affida alla Scrittura per spiegare la sua visita lampo di oggi nel Principato di Monaco. Secondo viaggio apostolico internazionale del pontificato. Meno di nove ore nella città-Stato affacciata sul mare a dieci chilometri dal confine fra la Francia e l’Italia, alla vigilia della Domenica delle Palme. In molti si erano chiesti quali fossero le ragioni che hanno spinto il Papa ad accettare l’invito di Alberto II per la prima visita di un Pontefice a Monaco nei tempi moderni. E Leone XIV lo dice proprio nel Palazzo dei principi, prima tappa della sua giornata monegasca cominciata questa mattina: Monaco come «microcosmo» e specchio del mondo. Quindi “pulpito” offerto al Papa per parlare delle questioni sociali che oggi scuotono l’umanità. A cominciare dalla guerra. Il Pontefice denuncia «un momento storico in cui l’ostentazione della forza e la logica della prevaricazione danneggiano il mondo e compromettono la pace». L’opposto di quella «vocazione all’incontro» e di quell’«amicizia sociale» che sono anche antidoto a «un diffuso clima di chiusura e autosufficienza».
Il principe Alberto II e la principessa Charlene accolgono Leone XIV nel Principato di Monaco all'eliporto / REUTERS
Il principe Alberto II e la principessa Charlene accolgono Leone XIV nel Principato di Monaco all'eliporto / REUTERS
Poi Leone XIV punta l’indice contro le disuguaglianze. Non è un caso che inviti a rimuovere «le configurazioni ingiuste del potere, le strutture di peccato che scavano abissi fra poveri e ricchi, fra privilegiati e scartati, fra amici e nemici». Parole che arrivano dal piccolo fazzoletto d’Europa che è ritenuto una delle “patrie” della ricchezza e del lusso dove «non pochi occupano ruoli di considerevole influenza in ambito economico e finanziario», spiega. E ciò chiama a «interrogarsi sul proprio posto nel mondo». Ecco perché, afferma il Papa guardando a chi possiede e muove ingenti capitali, «ogni talento, ogni opportunità, ogni bene posto nelle nostre mani ha una destinazione universale, un’intrinseca esigenza di non essere trattenuto ma ridistribuito». Non accumulo, non profitto fine a se stesso, è l’assunto del Pontefice che sprona alla «condivisione» perché il Vangelo «ha i poveri al centro». Lo evidenzia in una delle pochissime nazioni in cui il cattolicesimo è religione di Stato. 
Leone XIV scende dall'elicottero all'arrivo nel Principato di Monaco / AFP
Leone XIV scende dall'elicottero all'arrivo nel Principato di Monaco / AFP
Il sole accoglie il Papa che poco dopo le 9 del mattino atterra nel principato dopo due ore di volo in elicottero. Lungo le strade che percorre ci sono già gli spalti del Gran Premio di Monaco. La piazzetta all’ingresso del Palazzo dei principi è una sintesi della città-Stato: imprenditori e finanziari accanto a immigrati o lavoratori, emblema alle 150 nazionalità presenti nel principato. Nel cortile d’onore Alberto II con la principessa consorte Charlène e i due figli gemelli dà il benvenuto al Pontefice che indossa, sopra la talare e la cotta bianche, la mozzetta e la stola rosse. Dopo l’incontro privato, Leone XIV si affaccia dalla finestra centrale per salutare la folla con Alberto II. E parla in francese: come farà per l'intera giornata. Ad abbracciarlo anche l'entusiasmo di centinaia di bambini. Curiosità: mentre il Papa saluta la piazza dalla finestra, anche i figli del principe, che sono al suo fianco, fanno altrettanto.
L'accoglienza dei monegaschi al Papa che visita il Principato di Monaco / REUTERS
L'accoglienza dei monegaschi al Papa che visita il Principato di Monaco / REUTERS
Urgenza che sta a cuore al Papa è la dimensione sociale della fede. Non una fede personalistica, ma una fede che si fa impegno. Da qui il richiamo ai «cristiani a diventare nel mondo una presenza che non schiaccia ma solleva, che non separa ma collega, pronta a proteggere sempre con amore ogni vita, in qualunque momento e condizione, affinché nessuno sia mai escluso dalla mensa della fraternità». È la prospettiva dell’«ecologia integrale», dice citando papa Francesco e anche un ambito caro ad Alberto II. Così diventa indispensabile l’«apprendimento della Dottrina sociale» della Chiesa che va unito alle «buone pratiche» in grado di essere una «forza trasformativa». Non è un caso che lui, il Papa che ha preso il nome del Pontefice della “Rerum novarum”, scelga il secondo Paese più piccolo del pianeta, dopo la Città del Vaticano, per invitare a essere «esperti delle cose nuove». E, per essere «preparati davanti a sfide senza precedenti che si affrontano con un cuore libero e un’intelligenza illuminata», incoraggia ad avere un «pensiero», afferma richiamando Paolo VI. Fede e cultura. Per «rivelare la grande luce che viene dal Vangelo al nostro tempo».  

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