venerdì 4 maggio 2012
Gregorio III Laham ha commentato la situazione in Siria incontrando i giornalisti a Damasco e ha denunciato l'azione di Paesi stranieri dietro le violenze: "14 cristiani, negli ultimi mesi, sono stati uccisi da gruppi islamici che non chiamerei locali". ​
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"Ora non è più una rivoluzione, è anarchia, banditismo. Noi non siamo servi di Assad, il regime è solo un passaggio della storia. Noi siamo con il popolo siriano e crediamo che la violenza, ora, sia andata oltre ogni limite". Così Gregorio III Laham, patriarca siro-cattolico di Antiochia, di tutto l'Oriente, di Alessandria e di Gerusalemme, ha commentato l'attuale crisi siriana ricordando la ferma condanna alle violenze messa per iscritto il 25 aprile scorso ad Aleppo, al termine dell'assemblea dei vescovi cattolici.Incontrando i giornalisti nella sede del patriarcato siro-cattolico a Damasco - che nel 2001 fu visitato da Giovanni Paolo II - Gregorio III ha escluso "problemi tra cristiani e musulmani. Gli unici episodi di tensione sono avvenuti ad Homs, ma la Siria, da duemila anni, è un esempio di libertà religiosa e civiltà". I cristiani di Siria, tuttavia, soffrono la crisi del Paese. "In tanti sono fuggiti a Damasco dalle violenze di Homs, mentre 14 cristiani, negli ultimi mesi, sono stati uccisi da gruppi islamici che non chiamerei locali", ha affermato in perfetto italiano il patriarca. Gregorio III si è poi soffermato sulla posizione del Vaticano: "Dalla Santa Sede avrei voluto una voce più forte, ma la sua autorità è morale, non politica e non poteva fare di più".Il patriarca ha poi appoggiato con "forza" la missione di monitoraggio dell'Onu, sottolineando al tempo stesso che "lo Stato ha il dovere di assicurare la vita di tutti i cittadini". Nel caso siriano, tuttavia, "i media hanno usato una formula stereotipata. Io avevo detto che la reazione dell'esercito era stata limitata e sono stata ghettizzato", ha concluso il patriarca.
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