sabato 8 giugno 2019
I parrocchiani di don Cesare Beltrami hanno voluto pubblicarle, segno, come scrive l'arcivescovo di Milano Delpini nella prefazione, che «sono risuonate come un buon servizio»
Don Cesare Beltrami

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Che cos'è un'omelia? Ecco una domanda che non ci facciamo mai. Anche perché tutti "sappiamo" che cos'è. Ovvero diamo per scontato di saperlo. Sorprende quindi che a porre l'interrogativo sia un arcivescovo, quello di Milano, Mario Delpini, e che lo faccia proprio nella prefazione di un libro di omelie (Cesare Beltrami, Da che pulpito!, L'anno liturgico attraverso il Vangelo, Edizioni Cantagalli).

L'omelia non è un discorso o un esercizio retorico (quando lo è lascia indifferenti o fa addormentare, succede), ma, come spiega il successore di sant'Ambrogio, è un servizio reso alla comunità da parte di un prete o di un diacono, che ha uno scopo fondamentale. Quale? Portare acqua fresca al nostro desiderio, per dissetarlo sul serio. Il nostro desiderio d'infinito che non può essere eliminato, compresso, camuffato più di tanto: quell'inquietudine che nasce nel cuore e che ci provoca con domande inevitabili. Che senso ha la mia vita? Chi sono? Perché la morte? E poi quel desiderio di felicità e di pienezza che riaffiora di continuo nonostante tutto.

L'acqua fresca è la Parola di Dio, che con il pane e il vino dell'Eucaristia ci permette di riprendere il cammino ogni giorno. Apparentemente uguale al precedente ma sempre diverso. E ogni giorno ha bisogno della riscoperta rivissuta di questa Parola. Il Vangelo è sempre lo stesso da duemila anni, ma ogni rilettura può aprire finestre nuove, risposte nuove. Adeguate alle nostre necessità di ogni giorno, sempre nuovo, della nostra vita. Ecco quindi che in nostro aiuto, nella riscoperta continua di queste pagine vive, arrivano le omelie. Talvolta esplicative, altre provocanti, talvolta anche sorprendenti, perché possiamo avere letto lo stesso brano 100 volte senza notare quel particolare che oggi, ora, ci salva la vita.

E qualche volta queste omelie conviene metterle da parte e magari pubblicarle. Possono ancora essere di aiuto. È un uso antico, a cominciare dai padri della Chiesa. Sant'Ambrogio, Gregorio di Nissa... In questo caso a pensarci sono stati i parrocchiani di don Cesare Beltrami. Non solo non si sono addormentati davanti al pulpito, ma hanno voluto pubblicarle. Evidentemente a chi le ha ascoltate, come scrive monsignor Delpini, "sono risuonate come un buon servizio all'incontro tra la domanda, l'inquietudine e la sete con la sorgente, il dono della pace, la luce per trovare le risposte".

Il libro segue la storia della Salvezza insieme alla Chiesa universale, ovvero segue "l'anno liturgico attraverso il Vangelo", come recita il sottotitolo in copertina. Dal tempo di Avvento a quello di Pasqua. Ultima parte "Il santorale", dove tra l'altro si risponde a una domanda che tutti ci facciamo in qualche modo: chi è il santo?

La struttura del volume è pratica e permette una lettura agevole. Ogni sezione è dedicata a un tempo liturgico e contiene le omelie, domenica per domenica, con il brano del Vangelo (così si va alla fonte), a cui segue il commento con titoletti ricavati dai passaggi della Parola e che aiutano nella lettura e centrano il tema. Don Cesare spiega, approfondisce, poi va oltre: riporta quella "cronaca" antica a oggi.

Non però all'oggi generico, ma a quello di chi ascolta. Il sacerdote punta a fare combaciare la Parola letta con la vita di ciascun fedele, facendo vedere come le situazioni umane sono le stesse (l'uomo e la donna sono sempre loro) e interrogando ciascuno. Compreso il lettore, che viene invitato continuamente al confronto Vangelo-vita personale e Vangelo-desiderio del proprio cuore.

È un libro (apparentemente) semplice, che forse può deludere dotti, medici e sapienti, ma che come ha detto un'amica economista "è succoso". Aiuta a leggere il Vangelo e la propria vita. Insomma lascia il segno.

La copertina del libro

La copertina del libro

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