mercoledì 24 giugno 2009
Nell'udienza generale il pontefice rinnova la richiesta in favore dell'operatore umanitario rapito nelle Filippine. Benedetto XVI chiede alla comunità internazionale di difendere i bambini vittime della guerra. Testo integrale
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E' dedicata all'Anno sacerdotale appena iniziato la catechesi di Benedetto XVI durante l'udienza generale del mercoledì. Al tempo stesso il pontefice lancia due forti appelli alla comunità internazionale: da un lato riha cheisto il «rilascio di tutte le persone sequestrate in zone di conflitto e nuovamente la liberazione di Eugenio Vagni, operatore della Croce rossa», sequestrato nelle Filippine. Il papa inoltre ha rilanciato il suo appelo a difendere «l'infanzia vittima della violenza e delle armi», dicendosi vicino «a tutti i bambini del mondo, in particolare a quelli che sono esposti alla paura, all'abbandono,alla fame, agli abusi, alla malattia, alla morte».La riflessione di Benedetto XVI durante la catechesi si è concentrata sull'identità del sacerdote: «In un mondo in cui la visione comune della vita comprende sempre meno il sacro» e «la funzionalità diviene l’unica decisiva categoria», la concezione cattolica del sacerdozio «potrebbe rischiare di perdere la sua naturale considerazione, talora anche all’interno della coscienza ecclesiale». E' un accorato allarme quello che lancia il pontefice. «Non di rado, sia negli ambienti teologici, come pure nella concreta prassi pastorale e di formazione del clero – ha ammonito Benedetto XVI - si confrontano, e talora si oppongono, due differenti concezioni del sacerdozio»: da una parte «una concezione sociale-funzionale che definisce l’essenza del sacerdozio con il concetto di servizio», dall’altra «la concezione sacramentale-ontologica, che naturalmente non nega il carattere di servizio del sacerdozio, lo vede però ancorato all’essere del ministro», determinato «da un dono concesso dal Signore attraverso la mediazione della Chiesa». Per il Papa «non si tratta di due concezioni contrapposte, e la tensione che pur esiste tra di esse va risolta dall’interno», conciliando «il primato dell’Eucaristia», tipico della concezione ontologico-sacramentale, con «il primato della parola e del servizio dell’annuncio».
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