lunedì 17 gennaio 2011
Benedetto XVI, prima di guidare la recita dell’Angelus da piazza San Pietro: «Ogni anno ci invita a riflettere sull’esperienza di tanti uomini e donne, e tante famiglie, che lasciano il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita». E ancora: «Questa migrazione, a volte è volontaria, altre volte, purtroppo, è forzata da guerre o persecuzioni, e avviene spesso in condizioni drammatiche». Oggi il Papa si è rivolto agli esponenti del Cammino Neocatecumenale, guidati da Kiko Argüello, Carmen Hernández e don Mario Pezzi, ricevuti in udienza in diverse migliaia, tra cui oltre duemila seminaristi. (IL TESTO DEL DISCORSO)  
- IL TESTO DELL'ANGELUS
- È tempo di stare senza esitazioni con chi emigra per forza di G. Perego
COMMENTA E CONDIVIDI
La Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, la prossima beatificazione di Giovanni Paolo II, domenica 1° maggio, e la preghiera per le popolazioni dell’Australia, del Brasile, delle Filippine e dello Sri Lanka, recentemente colpite da devastanti inondazioni: questi i temi principali trattati da Benedetto XVI alla recita dell’Angelus di oggi, in Piazza San Pietro.“In questa domenica – ha ricordato il Papa, prima dell’Angelus - ricorre la Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che ogni anno ci invita a riflettere sull’esperienza di tanti uomini e donne, e tante famiglie, che lasciano il proprio Paese in cerca di migliori condizioni di vita”. Questa migrazione “a volte è volontaria, altre volte, purtroppo, è forzata da guerre o persecuzioni, e avviene spesso – come sappiamo – in condizioni drammatiche”. Per questo “fu istituito, 60 anni or sono, l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati. Nella festa della Santa Famiglia, subito dopo il Natale, abbiamo ricordato che anche i genitori di Gesù dovettero fuggire dalla propria terra e rifugiarsi in Egitto, per salvare la vita del loro bambino: il Messia, il Figlio di Dio è stato un rifugiato”. “La Chiesa, da sempre – ha osservato il Pontefice - vive al proprio interno l’esperienza della migrazione. Talvolta, purtroppo, i cristiani si sentono costretti a lasciare, con sofferenza, la loro terra, impoverendo così i Paesi in cui sono vissuti i loro avi”. D’altra parte, “gli spostamenti volontari dei cristiani, per diversi motivi, da una città all’altra, da un Paese all’altro, da un continente all’altro, sono occasione per incrementare il dinamismo missionario della Parola di Dio e fanno sì che la testimonianza della fede circoli maggiormente nel Corpo mistico di Cristo, attraversando i popoli e le culture, e raggiungendo nuove frontiere, nuovi ambienti”.“Una sola famiglia umana”: questo è il tema del Messaggio che il Santo Padre ha inviato per l’odierna Giornata. “Un tema – ha chiarito - che indica il fine, la meta del grande viaggio dell’umanità attraverso i secoli: formare un’unica famiglia, naturalmente con tutte le differenze che la arricchiscono, ma senza barriere, riconoscendoci tutti fratelli”. Per questo, ha sottolineato, “è fondamentale che i cristiani, pur essendo sparsi in tutto il mondo e, perciò, diversi per culture e tradizioni, siano una cosa sola, come vuole il Signore”. E questo è anche “lo scopo della ‘Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani’, che avrà luogo nei prossimi giorni, dal 18 al 25 gennaio. Quest’anno essa si ispira ad un passo degli Atti degli Apostoli: ‘Uniti nell’insegnamento degli apostoli, nella comunione, nello spezzare il pane e nella preghiera’. L’Ottavario per l’unità dei cristiani è preceduto, domani, dalla Giornata del dialogo ebraico-cristiano: un accostamento molto significativo, che richiama l’importanza delle radici comuni che uniscono ebrei e cristiani”.“Il 1° maggio prossimo – ha affermato Benedetto XVI, dopo l’Angelus - avrò la gioia di proclamare beato il venerabile Papa Giovanni Paolo II, mio amato predecessore. La data scelta è molto significativa: sarà infatti la II Domenica di Pasqua, che egli stesso intitolò alla Divina Misericordia, e nella cui vigilia terminò la sua vita terrena. Quanti lo hanno conosciuto, quanti lo hanno stimato e amato, non potranno non gioire con la Chiesa per questo evento. Siamo felici!”. Il Papa ha poi assicurato il suo “particolare ricordo nella preghiera per le popolazioni dell’Australia, del Brasile, delle Filippine e dello Sri Lanka, recentemente colpite da devastanti inondazioni”. “Il Signore – è stata l’esortazione - accolga le anime dei defunti, dia forza agli sfollati e sostenga l’impegno di quanti si stanno prodigando per alleviare sofferenze e disagi”.Nei saluti in diverse lingue, rivolgendosi ai fedeli polacchi, il Pontefice ha detto di condividere con loro “la gioia per l’annuncio della beatificazione del Santo Padre Giovanni Paolo II, che avrà luogo il 1° maggio prossimo”. “Questa notizia – ha sostenuto - era molto attesa da tutti e, in modo particolare, da voi, per i quali il venerabile mio predecessore è stato la guida nella fede, nella verità e nella libertà. Vi auguro una profonda preparazione spirituale a questo evento, e di cuore tutti vi benedico”. Nelle altre lingue ha ricordato che da domani inizia la Settimana di preghiera per l’unità dei cristiani e, in italiano, ha salutato, tra gli altri, i rappresentanti delle Comunità Migrantes della diocesi di Roma.
© Riproduzione riservata
COMMENTA E CONDIVIDI

ARGOMENTI: