lunedì 24 maggio 2021
Dopo il saluto dei vertici della Conferenza episcopale italiana, il Pontefice ha tenuto un breve discorso a braccio e poi ha risposto alle domande dei vescovi riuniti in Assemblea
Papa Francesco sprona la Cei: avviare il cammino sinodale
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Bene sui tribunali ecclesiastici. Massima attenzione per quanto riguarda l’ammissione dei ragazzi in seminario. E avanti speditamente e senza «amnesie», nel cammino sinodale. Che deve partire dal basso, non dimenticando però «il patrimonio» «dall’alto» del Convegno di Firenze.

È un Francesco che come di consueto parla chiaro, quello che si presenta al cospetto dei vescovi italiani, riuniti nuovamente in Assemblea generale dopo l’interruzione forzata a causa del Covid. Sono passati due anni dall’ultima volta e nel frattempo molto è cambiato in seguito all’irrompere della pandemia. Compresa la location dell’assise, che trasloca forzatamente dall’aula del Sinodo in Vaticano («Casa del Papa che sentiamo anche un po’ nostra», dice nel suo saluto il cardinale presidente della Cei, Gualtiero Bassetti) all’Hotel Ergife sull’Aurelia. Luogo di concorsi, più ampio e più adatto anche per costruire intorno ai vescovi la necessaria “bolla” di sicurezza sanitaria. Ma anche luogo inconsueto per simili eventi, tanto è vero che il Papa, esordisce con una battuta scherzosa: «Quando sono entrato mi è venuto in mente un cattivo pensiero, scusatemi: ma siamo a un’assemblea dei vescovi o ad un concorso per eleggere il vescovo più bello? Perché qui si fanno concorsi mondiali, ma speriamo che questa assemblea vada bene avanti. So che non è facile fare una cosa domestica in una casa che non è nostra ma possiamo fare che diventi nostra col nostro atteggiamento e la preghiera».

E la preghiera, infatti, è il primo atto di questa Assemblea che si apre all’indomani della Pentecoste. Con il canto del Veni creator Spiritus e la lettura del passo conclusivo del Vangelo di Marco, in cui si ricorda l’ascensione del Signore e l’invio missionario degli Apostoli ad annunciare il Vangelo. La stessa esigenza che si ripresenta anche in questo scorcio di terzo millennio, e che richiederà il coraggio dello Spirito, da attuarsi anche attraverso il cammino sinodale. Proprio uno dei tre punti toccati dal Papa, prima del colloquio a porte chiuse con i vescovi.

La sottolineatura del Pontefice va nel senso di quanto affermato anche di recente. Primo: non bisogna «perdere la memoria dell’incontro di Firenze di cinque anni fa». E questo è il momento dall’alto verso il basso: «Io direi che Il Sinodo deve svolgersi sotto la luce di questo incontro di Firenze. Questo è un patrimonio vostro che deve illuminare questo momento. Dall’alto in basso Firenze». In secundis il movimento in senso opposto. «Dal basso in alto il popolo di Dio, la più piccola parrocchia, la più piccola istituzione diocesana». Così dunque, ha spiegato Francesco, «la luce viene dalla dottrina della Chiesa, ma diciamo viene da Firenze, da quell’incontro, invece il Sinodo deve incominciare dal basso in alto, dalle piccole comunità, dalle piccole parrocchie e questo ci chiederà pazienza, lavoro, far parlare la gente, che esca la saggezza del popolo di Dio. Perché un Sinodo non è altra cosa che esplicitare ciò che dice la Lumen gentium. È la totalità del popolo di Dio, tutto, dal vescovo via via in giù, che è infallibile in credendo. Cioè non può sbagliare, quando c’è armonia nella totalità. Ma deve esplicitare quella fede».

Detto poi della sua soddisfazione per come stanno andando i tribunali ecclesiastici dopo la riforma riguardo ai processi di nullità matrimoniale, papa Bergoglio si è soffermato sulla questione Seminari. In questo momento, ha ricordato, «c’è un pericolo molto grande. Sbagliare nella formazione e anche nella prudenza nell’ammettere i seminaristi. Abbiamo visto con frequenza seminaristi che sembravano buoni, ma rigidi. E la rigidità non è del buono spirito. E poi ci siamo accorti – ha proseguito – che dietro quella rigidità c’erano dei grossi problemi. Seminaristi accolti senza chiedere informazioni, che sono stati mandati via da una congregazione religiosa o da una diocesi». La sottolineatura finale è per la formazione. «Credo che su questo il cardinale presidente (Bassetti, ndr) ha ricevuto una lettera dal prefetto della Congregazione per il clero (il cardinale Beniamino Stella, ndr), sulla preoccupazione circa la formazione sacerdotale. Questo dobbiamo averlo presente. Non possiamo scherzare con i ragazzi che vengono da noi per entrare in seminario».

Fin qui il discorso trasmesso in diretta streaming. Poi il confronto con i vescovi è proseguito a porte chiuse, consuetudine, questa, inaugurata già da alcuni anni «per avere uno scambio più franco» (anche all’inizio del suo intervento Francesco si era informato se ci fossero i giornalisti, ma in quel momento era ancora in funzione la diretta streaming). Il confronto è durato fino alle 17.50 con una decina di interventi, come ha riferito a Tv2000 il cardinale Bassetti, su temi come il Sinodo, la pace, i Seminari e l’Amoris laetitia. «Il Papa ha avuto l’autorevolezza, la fermezza e al tempo stesso la dolcezza di un padre. Ci detto che quando nei Sinodi prende il sopravvento la discussione si fa un Parlamento invece che un Sinodo. Il protagonista del Sinodo deve essere invece lo Spirito Santo».

Al suo arrivo il Pontefice era stato accolto, oltre che da Bassetti, dai vice presidenti Mario Meini, vescovo di Fiesole; Franco Giulio Brambilla, vescovo di Novara (entrambi in scadenza di mandato e i loro successori saranno eletti proprio durante l’Assemblea); e dal segretario generale, monsignor Stefano Russo. Assente perché risultato positivo al Covid l’altro vicepresidente Antonino Raspanti, vescovo di Acireale. Per lo stesso motivo altri due vescovi siciliani non hanno potuto prendere parte all’assise. Sono gli arcivescovi di Palermo, Corrado Lorefice, e di Messina-Lipari-Santa Lucia del Mela, Giovanni Accolla. L’Assemblea proseguirà fino a giovedì.

Riportiamo qui di seguito il saluto del cardinale Bassetti.

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«Padre Santo, grazie di essere venuto!
Di solito, Lei ci accoglieva con gioia nella Sua casa, che ormai sentiamo anche nostra. Per la pandemia invece abbiamo dovuto cambiare sede: come vede, la nostra assemblea è in parte rinnovata e soprattutto ringiovanita. Siamo una famiglia numerosa, anche se non completa a causa del Covid.
In questo momento, ci stringiamo insieme a Lei, al dolore di quanti sono stati colpiti dal tragico incidente alla funivia Stresa-Mottarone, assicurando vicinanza al piccolo sopravvissuto e ai familiari delle quattordici vittime. A tutti loro la nostra preghiera.
Padre Santo, in questi giorni rifletteremo sul tema “Annunciare il Vangelo in un tempo di rinascita – Per avviare un cammino sinodale”. La recente Nota del Sinodo dei Vescovi ci conforta e sostiene nel processo che intendiamo avviare. Un processo che parte dal basso per coinvolgere il Santo Popolo di Dio nei nostri territori, nelle nostre Chiese.
In questi giorni mi è tornata spesso alla mente una frase del Manzoni nei “Promessi Sposi”, quando don Abbondio al cospetto del Cardinale Federigo Borromeo chiosa candidamente: “Il coraggio, uno, se non ce l’ha, mica se lo può dare”. Invece, siamo convinti che se uno non ha coraggio, può essere che gli venga se è mosso da un desiderio più grande delle proprie paure. L’importante è avere sogni e desideri più grandi delle paure. È quel fuoco sacro che abbiamo ricevuto ieri con la Pentecoste.
Il nostro percorso sinodale vuole camminare in sintonia con quello del Sinodo dei Vescovi. È un’opportunità anche per le nostre Chiese in Italia. In ogni Chiesa particolare, infatti, “è veramente presente e opera la Chiesa di Cristo, una santa cattolica e apostolica” (Concilio Vaticano II, Christus Dominus, 11; cf. Id., Lumen Gentium, 26).
Santità, su questo cammino chiediamo il Suo incoraggiamento, la Sua preghiera e la Sua paterna benedizione.
Grazie per essere venuto».


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