sabato 2 giugno 2018
Il rito in cattedrale a Napoli presieduto dal delegato pontificio, il cardinale Angelo Amato
Suor Maria Crocifissa del Divino Amore, al secolo Maria Gargani

Suor Maria Crocifissa del Divino Amore, al secolo Maria Gargani

«Tutto posso in colui che mi dà forza»: la scritta campeggia all’ingresso della casa in via nuova San Rocco 12, a Napoli, come monito e programma di vita di Maria Crocifissa del Divino Amore, al secolo Maria Gargani, che sarà beatificata oggi, alle 12, in Cattedrale. Sarà il cardinale Crescenzio Sepe a presentare la richiesta di procedere alla beatificazione per l’apostola del Sacro Cuore di Gesù, durante il rito presieduto dal delegato pontificio, il cardinale Angelo Amato.

Cuore, croce, carità: i cardini della vita e dell’azione di madre Gargani. Preghiera incessante, ascolto silenzioso della Parola di Dio, carità operosa ad oltranza. Nulla di più. La Gargani da oggi è santa perché ha offerto la sua vita per gli altri. Nel capoluogo partenopeo Maria è vissuta nel periodo della sua realizzazione come fondatrice ed, oggi, la città conserva le sue spoglie mortali nella casa madre dove la Gargani, dal 1945, si trasferisce, iniziando un esperimento di vita consacrata con le apostole del Sacro Cuore.

Ma la sua vocazione parte da lontano. Coraggiosa, volitiva, determinata, nasce il 23 dicembre 1892 a Morra Irpina, in provincia di Avellino, con la certezza di avere una vocazione: l’insegnamento. E sarà maestra per tutta la vita, sperimentando anche modalità di catechesi nuove per quei tempi. I biografi raccontano, infatti, che sia stata la prima ad acquistare un videoproiettore e a trasmettere immagini per spiegare la fede ai ragazzi.

A 22 anni, la prima intuizione: «Pregavo nella mia stanzetta…Ad un tratto un’immagine mi sembrò che mi parlasse… Era Gesù, il Sacro Cuore di Gesù, che m’invitava a lasciare il mondo e a consacrarmi tutta a Lui». Nel suo percorso, l’incontro determinante con padre Pio, avvenuto a San Marco la Catola, in provincia di Foggia, nella primavera del 1918. Il santo di Pietrelcina si era recato nel paesino per incontrare il suo direttore spirituale. Ma Maria già da due anni aveva contatti con lui per via epistolare: «Sono lieta di conoscere i tuoi caratteri – le scriverà il frate – ma già prima Gesù mi ha fatto conoscere la tua anima». Almeno 67 lettere di corrispondenza in cui rivelerà di aver avvertito l’ispirazione di fondare un nuovo istituto: le apostole del Sacro Cuore. E padre Pio le risponderà: «Ecco, finalmente, qui dovevamo arrivare! Questa è la volontà di Dio e fa’ presto ad andare dal vescovo. È bello!».

L’Opera si svilupperà in breve tempo. Otto case in Italia e tre in Africa che attualizzano nell’ambito della sanità, della educazione, della catechesi nella scuola, nelle parrocchie e nelle periferie dei piccoli centri l’opera della Madre.

«La sua esperienza di vita diventa – dice l’arcivescovo di Napoli Crescenzio Sepe – un esempio per coloro che nella propria esistenza sono desiderosi di intraprendere cammini spirituali capaci di dare risposte alla propria sete di Amore. Madre Maria indica la strada maestra del Vangelo. Chi vuole farsi mio discepolo diventi servo. Il servizio è la fonte di rinnovamento interiore, perché è vissuto in unione al Cristo e ai fratelli in difficoltà».

L’Opera si traferisce a Napoli e il 18 aprile del 1945, la Gargani si consacra e assume il nome religioso di suor Maria Crocifissa del Divino Amore. Le consorelle la ricordano, in cappella, inginocchiata con il corpo abitualmente ritto e con lo sguardo fisso al tabernacolo.

«In tempi di grande affanno, la sua testimonianza corrobora i cuori di tanti consacrati – conclude Sepe – che vivono annaspando le proprie esistenze. Maria ci insegna che il rinnovamento della vita religiosa non avviene per cambiamenti di strutture, ma per la conversione dei cuori».

Il miracolo che ha aperto la strada alla beatificazione di Maria Gargani è la guarigione di Michelina Formichella di Torrecuso (Benevento), affetta da un tumore maligno del piloro. A giudizio dei medici non c’era nessuna possibilità di sopravvivenza per la grave neoplasia diffusa, a tal punto che decisero di non mettere in atto nessun altra manovra chirurgica, vista la previsione di vita molto breve. Sarà lei stessa a raccontarlo: «Un giorno del 1975, dopo tanti anni di attesa di un periodo di malattia, affetta da un forte dolore allo stomaco, mi rivolsi come io so pregare alla Madre…una notte non so se sognai o vidi lei ed altre due suore che, staccandosi e verso di me venire, tutta sorridente battendomi la mano sulla spalla mi disse: “stai bene, stai bene Michelina, e così si allontanò”». La Formichella guarì in modo inspiegabile per la scienza. Michelina ha raccontato che conosceva benissimo la “madre Gargani” perché portava l’acqua dalle suore e le capitava di intrattenersi a chiacchierare spesso con lei.

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