sabato 8 giugno 2019
Il via alla marcia notturna con la Messa celebrata dal cardinale Bassetti. L’invito a pregare per l’Italia: senza la radice della fede crolla l’albero dell’Occidente
Allegria

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Non bastano le parole per raccontare la fede, la speranza, ma anche il dolore e la pietà cristiana che porta 100mila italiani a marciare la notte della vigilia di Pentecoste attraverso le colline per gli oltre 25 chilometri che separano lo stadio di Macerata da Loreto. Un grande evento di popolo giunto all’edizione numero 41, organizzato dalla fraternità di Comunione e liberazione e pensato dal vescovo emerito di Fabriano-Matelica Giancarlo Vecerrica che quest’anno ha affrontato il dramma nascosto del nostro tempo, la solitudine: “Non sarai solo, mai”. Il pellegrinaggio a piedi diventa in questo tempo un modo silenzioso e forte di ribadire i valori cristiani della solidarietà e della fratellanza verso ogni essere umano.

A dimostrare l’attenzione della Chiesa italiana partecipano il presidente della Cei, il cardinale arcivescovo di Perugia-Città della Pieve Gualtiero Bassetti, l’arcivescovo di Pesaro Piero Coccia, presidente della Conferenza episcopale delle Marche, l’arcivescovo di Ancona-Osimo Angelo Spina, il vescovo di Jesi Gerardo Rocconi, il segretario generale della Cei e amministratore apostolico di Fabriano- Matelica il vescovo Stefano Russo e il vescovo di Macerata-Tolentino-Recanati-Cingoli-Treia Nazzareno Marconi. Iniziano le testimonianze. Tilly, cattolica algerina, parla del suo incontro con i martiri di Tibhirine e il giovane fiorentino Ionata della morte della moglie.

Alle 20. 30 arriva puntuale la chiamata del Papa, come avviene da sette anni. «Porta le scarpe da tennis?» domanda a Vecerrica.
«Si ma con la veste da vescovo».

«È una bella macedonia, mi piace» ribatte Francesco che prosegue rivolto ai pellegrini : «Vi sono vicino. Questa sera nel pellegrinaggio fate quello che si fa in tutta la vita, andare avanti. Camminate anche con lo spirito all’incontro con la pienezza. Di Gesù e di tutti noi. Cammino con voi. Coraggio e avanti». Vecerrica gli spiega che all’alba a Loreto, al termine del cammino, ai pellegrini viene consegnato dal presidente delle Pontificie opere missionarie Giampiero Dal Toso, il mandato di essere tutti missionari.

«Così – conclude il Papa – la vita vale la pena».

Francesco in settimana ha benedetto la fiaccola del cammino che accende il grande braciere a cui i partecipanti accendono le torce. I tedofori l’hanno portata da Roma attraversando le zone terremotate dal 2016. Un gesto di solidarietà verso chi aspetta ancora la ricostruzione. La Messa prepara le anime al lungo cammino notturno verso la Santa Casa. Nell’omelia e prima in conferenza stampa il cardinale Gualtiero Bassetti ribadisce che questo cammino va letto come simbolo della ricerca di dialogo con il prossimo. A un patto però, che nel cammino sotto le stelle come nella chiesa o nella società ci sia sintonia. «Si può camminare insieme – dice – ma con pensieri ostili. Bisogna essere un cuor solo e un’anima sola. Ho appena incontrato una sorella musulmana che si mette in cammino, è un segno importante. Il dialogo è il mezzo che ci può salvare dai pericoli che incombono».

Nell’omelia fa riferimento alla crisi che ha impoverito l’Italia, che le ha portato via lavoro e speranza. E dopo le difficoltà è arrivata la rabbia. Il presidente della Cei lancia l’ennesimo grido di allarme prima del pellegrinaggio: «la mancanza di lavoro e di prospettive per l’avvenire dei giovani. Intere regioni si stanno spopolando: i giovani, privi di speranza per il futuro, scappano». Per Bassetti il pericolo del nostro Paese è, dopo la rabbia, la chiusura. «L’altro è una persona che ci cammina accanto, non è l’estraneo o lo scarto da cui ti devi difendere». E chiede al popolo in cammino verso Loreto una preghiera per il nostro Paese. E ammonisce: «senza le radici della fede crolla l’albero dell’Occidente».

Nella notte

La notte di Pentecoste nelle colline marchigiane viene illuminata dalle fiaccole dei pellegrini e dalle testimonianze di chi non si sente più solo nonostante il dolore e le prove. Nella notte ha parlato Ionata, di Firenze. Sua moglie Caterina Morelli è stata portata via a febbraio da un tumore a soli 38 anni. Una vicenda nota per la straordinaria testimonianza di fede e amore per la vita della donna, che ha toccato il cuore di centinaia di persone.

"Ci siamo sposati il giorno del suo trentunesimo compleanno, due settimane dopo le è stato diagnosticato il tumore al seno. Lo stesso giorno il test di gravidanza era positivo. A quel punto ci siamo affidati alla Madonna. " Cate viene chiamata a partecipare a un programma sperimentale di cure compatibile con la gravidanza dallo Ieo di Milano. Una via crucis che si conclude con la nascita di Giacomo, sano come un pesce , e la guarigione di Caterina. Ma dopo due anni e mezzo il male ritorna e per la donna, che ha anche un'altra figlia -Gaia- inizia un secondo calvario. Stavolta senza lieto fine. Ma il male la porta a capire che "veramente tutto è donato, tutto è dono. In quegli anni aveva attratto tante persone perché aveva fatto della sua vita e della sua malattia un cammino di fede e di amore tali da affascinare tutti coloro che l'hanno incontrata".

Ionata venne trascinato dalla moglie alla Macerata-Loreto 4 anni fa ad accompagnare i malati al Santuario. Oggi sente con i figli l'assenza di Cate, un vuoto enorme. "Ma quel vuoto è stato colmato con qualcos'altro, che non avverti se ti muovi troppo bruscamente. Ma se fai attenzione e ti appoggi con delicatezza, ti sostiene. Una compagnia che non finisce più. Dio per noi è diventato una presenza quotidiana".

In cammino, e non per la prima volta, anche Asmae Dachan, giornalista e blogger italiana di origini siriane che collabora anche con Avvenire, nominata da Mattarella il 2 giugno con l'onorificenza di Cavaliere dell'Ordine al Merito della Repubblica, scelta contestata da Giorgia Meloni che l'ha definita "vicina agli integralisti islamici" accusandola di contiguità con i jihadisti. La sua testimonianza è la replica più efficacemalke calunnie. "Camminare nella notte con tante persone, afffontare insieme l'emozione, la fatica, l'impegno e la commozione dell'arrivo dopo l'alba al santuario mariano hanno lasciato un segno dento di me. Mi sono sentita una goccia in un fiume di fede, preghiera e speranza di cui tutta l'umanità ha bisogno." E nella notte, lungo il cammino, ha pregato per la Siria, sua "martoriata terra d'origine", e per l'Italia, "mia amata madre adottiva".

Il video della diretta:


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