mercoledì 11 luglio 2018
A novembre convegno in Vaticano sulla destinazione degli edifici sconsacrati. Il caso estremo del luogo di culto diventato un night club
Il ristorante stellato Duddell's di Londra è ospitato nella ex chiesa di Saint Thomas

Il ristorante stellato Duddell's di Londra è ospitato nella ex chiesa di Saint Thomas

Quello delle chiese dismesse è un problema che tocca principalmente Paesi come il Belgio e l’Olanda, ma che comincia ad interessare in modo significativo anche la nostra Penisola. Per affrontarlo, e anche per evitare che accada quanto successo a Praga dove un edificio sacro barocco è stato alienato per poi diventare un night-club, a fine novembre (29-30) si terrà a Roma un Convegno internazionale, promosso dal Pontificio Consiglio della cultura, dalla Cei e dalla Pontificia Università Gregoriana (che lo ospiterà), sul tema appunto “Dio non abita più qui? Dismissione di luoghi di culto e gestione integrata dei beni culturali ecclesiastici”. Convegno che nelle intenzioni degli organizzatori dovrà elaborare e partorire delle linee guida sull’argomento.

Ieri nella sede del dicastero vaticano la presentazione dell’evento, con il cardinale presidente Gianfranco Ravasi, con il vescovo Nunzio Galantino – segretario generale della Cei nominato presidente dell’Apsa – e con Ottavio Bucarelli, direttore del Dipartimento dei beni culturali della Chiesa alla Gregoriana.

Anche se non esistono statistiche puntuali, il fenomeno dismissione chiese, ha spiegato monsignor Valerio Pennasso, direttore dell’Ufficio Cei che si occupa dell’edilizia di culto, in Italia «è nell’ordine delle centinaia». Nel nostro Paese, ha spiegato, «65mila chiese sono di proprietà delle parrocchie ma in totale sono circa 100 mila di proprietà di privati, demanio, regioni, comuni». «Come vescovi italiani – ha aggiunto Galantino – il problema non è solo di natura culturale ma di natura valoriale e pastorale, è importante questo incrocio di interessi e sensibilità che animeranno il convegno». «Molte – ha rilevato il presule – le richieste e le proposte di valorizzazione di edifici sacri non più utilizzati per la liturgia che ci arrivano». I problemi maggiori, ha segnalato il segretario generale della Cei, sorgono quando «le chiese non appartengono più alle diocesi o alle parrocchie ma vengono cedute ai privati che ne fanno ciò che vogliono».

Anche se i vescovi da tempo chiedono che le chiese dismesse mantengano la loro aura di sacralità, non sono rari i casi in cui, ha spiegato il cardinale Ravasi, i luoghi di culto alienati si trasformano in locali commerciali. Per Galantino la crisi economica, la diminuzione dei fondi pubblici per la gestione del patrimonio, la ridotta pratica religiosa e le attività pastorali in diminuzione per la crescente scarsità di clero sono «criticità che non giustificano più la presenza di diverse chiese».

Ad aumentare le difficoltà, ha aggiunto, «i terremoti degli ultimi due anni che hanno danneggiato circa tremila luoghi di culto, 300 nella sola arcidiocesi di Camerino-San Severino Marche». Già nel 1992, ha ricordato il presule, «i vescovi italiani avevano offerto indicazioni per destinare le chiese dismesse a fini culturali – biblioteche, archivi, musei –, ma molte di esse attendono ancora la destinazione d’uso, e nel 2004 sono stati sollecitati a valutarne l’impiego per altre attività che rientrino nelle finalità pastorali».

Rispondendo alle domande dei giornalisti Galantino è poi intervenuto sul caso dei biglietti di ingresso sperimentati da alcune chiese del Fondo edifici di culto (Fec) del ministero degli Interni, e ha escluso che possa essere una soluzione riguardo al mantenimento degli edifici sacri. «Sono arrivate in Cei – ha detto – moltissime proteste, pur in presenza di una diversificazione tra partecipazione liturgica e percorso turistico. Si tratta di una questione complessa che non si risolve con il biglietto di ingresso».

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