sabato 13 gennaio 2018
Domani l’apertura. A novembre le conclusioni. Delpini: anche calo demografico, invecchiamento ed economia cambiano la nostra comunità coi migranti, nuovi ambrosiani
Delpini con tre cattolici peruviani alla presentazione del Sinodo

Delpini con tre cattolici peruviani alla presentazione del Sinodo

«Non si tratta di un Sinodo sui migranti. Si tratta di leggere dove lo Spirito sta conducendo la nostra Chiesa, grazie alla presenza di tutte queste espressioni di altre Chiese cattoliche e di altri continenti che, per tanti motivi, sono a Milano». Va subito al dunque l’arcivescovo Mario Delpini, presentando il Sinodo minore Chiesa dalle genti, responsabilità e prospettive. Linee diocesane per la pastorale che il presule aprirà domani nella basilica di Sant’Ambrogio, consegnando alla diocesi il documento preparatorio. Si avvia così e proseguirà, fino a Pasqua, la fase dell’ascolto, col coinvolgimento capillare di sacerdoti e fedeli.

Seguirà un percorso che vedrà all’opera, con la Commissione di coordinamento, i Consigli diocesani presbiterale e pastorale, e culminerà il 3 novembre – vigilia della festa di san Carlo Borromeo, cui si deve l’indizione dei primi undici Sinodi diocesani – nella votazione delle «proposizioni», che verranno promulgate dall’arcivescovo. «Siamo di fronte a un fenomeno macroscopico: la composizione pluriculturale e plurietnica delle comunità cattoliche del nostro territorio – scandisce Delpini nella sua prima conferenza stampa da arcivescovo – . Sta nascendo il futuro della città metropolitana e della diocesi. Quale? Non sappiamo. Ma il senso di un Sinodo non è di trovare ricette per risolvere problemi.

È di avviare una consultazione capillare per rispondere a queste domande: come sarà il volto della Chiesa di Milano nel prossimo futuro? Quali cambiamenti saranno opportuni o necessari riguardo al modo di vivere la testimonianza cristiana, e la configurazione della comunità cristiana, tenendo presente quanto da decenni avviene sotto i nostri occhi? E non mi riferisco solo alle migrazioni – aggiunge il presule – ma, ad esempio, al calo demografico, all’invecchiamento della popolazione, ai cambiamenti nell’economia e nel lavoro. Come deve cambiare la vita della Chiesa di Milano perché tutti si sentano veramente partecipi di questa comunità?». Per questo il Sinodo è chiamato a elaborare scelte pastorali condivise e capillari per una Chiesa milanese sempre più cattolica, cioè universale, e ambrosiana. «Il fenomeno della migrazione – si sottolinea nel documento preparatorio – si presenta come quel kairos che ci permette di rileggere e rilanciare tutto il bagaglio della nostra tradizione ambrosiana, avendolo riletto e purificato alla luce del potere di attrazione universale della croce di Cristo».

Come sta scritto nel passo del Vangelo di Giovanni che verrà proclamato domani in Sant’Ambrogio ed è citato nel testo preparatorio: «Quando sarò innalzato da terra, attirerò tutti a me». Ed è una croce che riproduce quella di san Carlo con la teca del Sacro Chiodo, il simbolo del Sinodo: è fatta con legni diversi, a rappresentare i vari continenti. «Milano è la prima diocesi in Italia e fra le prime al mondo ad avviare questo percorso », annota Laura Zanfrini, sociologa della Cattolica. Affiancato da tre peruviani impegnati in parrocchia, il vicario episcopale e presidente della Commissione di coordinamento, monsignor Luca Bressan, incalza: «Le comunità straniere sono entusiaste del Sinodo».

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