martedì 23 maggio 2017
Nella preparazione della Giornata delle Comunicazioni sociali di domenica 28 l'esperienza più originale è stata quella dei "webinar", i seminari online curati dall'associazione webmaster cattolici.
Giornata mondiale, le idee viaggiano sui «webinar»

«Il punto è usare la Rete e i social network non solo come vetrina della attività parrocchiali, integrandoli appieno nella pastorale». Il suggerimento arriva da don Marco Rondonotti, 42 anni, parroco di San Francesco a Novara, che al Cremit dell’Università Cattolica sta svolgendo un dottorato in Pedagogia su come i sacerdoti possano sfruttare i social e che alle 18.30 di mercoledì 24 maggio sarà ospite del ciclo di seminari online («webinar») sul sito di WeCa (l'associazione dei Webmaster cattolici, legata all'Ufficio Comunicazioni sociali della Cei) insieme ad Alessandra Carenzio. «Possono essere una grande risorsa – dice il "prete social" – per promuovere, oltre alla narrazione del sé, la dimensione partecipativa e democratica di una comunità». Nella sua parrocchia il Web 2.0 è strumento ordinario: «Ogni anno raccontiamo i momenti più importanti attraverso un video di alcuni minuti: ai parrocchiani abbiamo chiesto di postare due foto per descrivere come vivono la comunità e come la vorrebbero, agli altri utenti di interagire su Facebook aggiungendo didascalie e commenti». Utilizzi semplici, che però favoriscono la riflessione, andando oltre il banale "mi piace": «Per una settimana – dice don Marco – agli adolescenti ho chiesto di pubblicare su Instagram foto su temi attinenti alla fede, esponendosi in modo non scontato. Usiamo i social anche per il catechismo, per coinvolgere i genitori e tenere i contatti».
Ragionamento analogo vale per i sacerdoti: «Non sono pochi quelli che pubblicano le omelie – dice Rondonotti –. Ma più che interventi verticali nel Web 2.0 funziona porre domande e guidare la costruzione di una riflessione comune, in modo orizzontale». È la dimensione partecipativa dei nuovi media, capace di trasformare gli spettatori in "spett-autori" che creano e modificano contenuti. Per anni si è pensato ai social come strumenti dei più giovani, con la fortunata espressione di "nativi digitali" introdotta nel 2001 da Marc Prensky. Un lungo dibattito ha portato lo stesso autore nel 2011 a parlare di differenza – non più su un piano generazionale ma di competenze acquisite – tra «saggi digitali» e «stupidi digitali». «Vale anche per l’uso del Web nella pastorale – commenta don Marco –: occorre educare sacerdoti e laici impegnati nelle parrocchie al loro utilizzo. La bussola è quanto dice il Papa nel Messaggio per la Giornata di domenica: promuovere la speranza attraverso una comunicazione autentica, capace di farci ascoltare l’un l’altro».

I webinar, rilanciati anche da Avvenire con un successo crescente di contatti, segno di una formula che ha intercettato l'attesa di una nuova modalità formativa, sono trasmessi (e archiviati) anche nella pagina Facebook di WeCa.

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