venerdì 19 luglio 2019
In vigore i nuovi statuti del Giovanni Paolo II: accanto alla teologia, spazio alle scienze umane. Il preside Sequeri: «Dialogo e confronto con tutte le scuole di pensiero presenti nella Chiesa»
Pierangelo Sequeri

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Tra gli obiettivi del rinnovato soggetto accademico, che affronterà nella sua globalità la questione delle dinamiche familiari e del «Ci saranno anche corsi on line nel nuovo 'Giovanni Paolo II'. E il primo sarà proprio su Amoris laetitia ». Lo spiega il preside, monsignor Pierangelo Sequeri. Il Motu proprio Summa familiae cura con cui papa Francesco ha istituito il 'nuovo' Pontificio Istituto teologico Giovanni Paolo II è datato 8 settembre 2017. Ma solo da ieri, dopo quasi due anni, sono entrati in vigore gli statuti che permetteranno l’attuazione di quel grande progetto.

Ora siete pronti per voltare davvero pagina. Cosa cambia in concreto?

Diciamo in realtà, che si tratta di scrivere il 'volume 2' della storia dell’Istituto, più che di voltare semplicemente una pagina. In questa chiave, si tratta anzitutto di rendere più agile ed efficace la capacità istituzionale del nuovo Istituto di far fronte alle istanze che hanno raccomandato la 'rifondazione': il dialogo e il confronto più ampio con tutte le scuole di pensiero della Chiesa cattolica, nell’interesse per l’elaborazione di strumenti di intelligenza teologicamente condivisibili e pastoralmente adeguati alla contemporaneità; la costituzione di un soggetto accademico in grado di interloquire, in modo competente e senza soggezione, con le nuove frontiere e le dialettiche interne agli sviluppi impetuosi delle scienze umane. Gli obiettivi comportano ampliamenti mirati dell’organico docenti e nuovi strumenti di personalizzazione dei piani di studio, che sono in fase di definizione e organizzazione operativa.

Il Papa con le famiglie dei docenti del Giovanni Paolo II il 27 ottobre 2016 (Osservatore Romano)

Il Papa con le famiglie dei docenti del Giovanni Paolo II il 27 ottobre 2016 (Osservatore Romano)

Esagerato definire il nuovo Istituto come una vera e propria 'università della famiglia' a 360 gradi, attrezzata, come auspicava il Papa, «sia in ordine alle nuove dimensioni del compito pastorale e della missione ecclesiale, sia in riferimento agli sviluppi delle scienze umane e della cultura antropologica in un campo così fondamentale per la cultura della vita»?

L’immagine 'universitaria' non mi sembra affatto esagerata: del resto, è il nucleo dell’ispirazione di Giovanni Paolo II. Tecnicamente, più che una Università, sarà un Istituto specialistico di alti studi, come ce ne sono nell’ambito universitario mondiale più avanzato, che svilupperà una partnership sinergica e qualificata con la Pontificia Università Lateranense. Di certo, comunque, l’ampliamento a '360 gradi' del tema stesso, imposto dagli sviluppi della centralità del matrimonio e della famiglia come questione le cui implicazioni investono ormai la globalità della forma antropologica ed ecclesiale, sarà il focus del nuovo corso dell’Istituto. Perché è il focus del nuovo corso della cultura globale della vita e della sua evangelizzazione. In questo senso saremo l’università della famiglia del Papa, certamente.

Papa Francesco, sempre nel Motu proprio, esortava l’Istituto «a intrecciare relazioni con la Congregazione per l’Educazione Cattolica, con il Dicastero per i Laici, la Famiglia e la Vita e con la Pontificia Accademia per la Vita ». In che modo si realizzeranno queste collaborazioni?

Le collaborazioni, in verità, sono già attive. Esse hanno rappresentato un capitolo importante del 'lavoro preparatorio' che abbiamo compiuto in questi due anni, intanto che si andavano definendo i criteri del nuovo assetto dell’Istituto. Le relazioni con la Congregazione per l’Educazione Cattolica, che ha mostrato grande disponibilità a ricercare la soluzione migliore per il collegamento della specificità dell’Istituto con l’ambito generale dell’accademia ecclesiastica aggiornata da Evangelii gaudium, sono ottime e costanti. La collaborazione con il Dicastero per il laici, la Famiglia e la Vita, anche in ragione della sua stessa recente costituzione, ha posto le premesse di conoscenza reciproca e di presenza istituzionale dell’Istituto, che ora potranno svilupparsi in termini di fattiva armonia di cooperazione e di offerta specialistica di competenza. Infine, il rapporto con la Pontificia Accademia per la Vita, che ha a sua volta concrete basi istituzionali (l’arcivescovo Vincenzo Paglia, che la presiede e anche Gran Cancelliere dell’istituto, lo stesso monsignor Sequeri è membro del Direttivo, ndr), si svilupperà ulteriormente con il reclutamento di specialisti nell’organico delle docenze dell’Istituto.

In che modo il magistero di papa Francesco sulla famiglia, in particolare l’esortazione Amoris laetitia, troverà spazio nei piani didattici dell’Istituto?

L’esortazione Amoris laetitia, naturalmente, è già stata iscritta nell’ambito degli insegnamenti e dei contributi che qualificano i riferimenti magisteriali dell’insegnamento e le occasioni di approfondimento della ricerca nei seminari e nei contributi dei docenti. Di certo, l’integrazione di nuovi docenti e la rimodulazione dei piani di studio, consentita ora dai nuovi statuti, aprirà la strada a un adeguato sviluppo di riflessione e di approfondimento, anche sui temi di discussione fra i teologi. La centralità dell’insegnamento magisteriale di Amoris laetitia, che deve orientare l’intelligenza teologica e pastorale della condizione famigliare – anche nelle sue congiunture più problematiche – deve sicuramente assumere l’evidenza che compete all’espressione autorevole del magistero vivente della Chiesa.

In questi mesi, in attesa dell’approvazione degli statuti, sono già state avviate comunque iniziative importanti. Penso per esempio al Family International monitor.

Esperienze di questo tipo verranno incrementate? Il 'monitor' internazionale è certamente uno strumento – ormai operativo – al quale attribuisco molta importanza, anche dal punto di vista strategico, fra gli strumenti destinati ad elevare il patrimonio di conoscenza della realtà che è oggetto della nostra specializzazione. La dotazione di strumenti di questo tipo, in collegamento con le istituzioni universitarie del mondo, riscuote grande apprezzamento: sia come elemento di qualificazione del sapere teorico prodotto dall’accademia, sia per il servizio che contestualmente rende fruibile a tutti. Un altro strumento già attivato nell’Istituto, che verrà decisamente potenziato e sviluppato nel nuovo assetto, è la Cattedra di indirizzo Gaudium et spes, che è specificamente indirizzata alla promozione di iniziative destinate alla storia degli effetti dell’ispirazione conciliare sugli sviluppi della cultura teologia e pastorale contemporanea. Nel solco di queste proiezioni, è in fase di avanzata elaborazione, l’approntamento di un archivio digitale della bibliografia su matrimonio e famiglia e di un progetto di corsi on-line, che mettano in circolazione la presentazione di testi e temi fondamentali della ricerca e della formazione messe a punto dal-l’Istituto Il primo sarà proprio un corso fondamentale sull’insegnamento di Amoris laetitia.

Che cosa è

L'istituto teologico "Giovanni Paolo II" per le scienze del matrimonio e della famiglia è una realtà diffusa, oltre che in Europa, anche in America, Africa e in Asia. Dalla sede centrale di Roma (piazza del Laterano) dipendono le sei sezioni estere. A Washington per gli Stati Uniti (Pontifical John Paul II Institute for Studies in Marriage and Family at the Catholic University of America); a Città del Messico (Universidad Anáhuac, México Norte), Guadalajara (Pablo B. Villaseñor) e Monterrey (Pablo B. Villaseñor) per il Messico; a Valencia, Madrid, Alcalà de Henares e Murcia per la Spagna; Salvador de Bahia per il Brasile; a Cotonou per il Benin; a Changanacherry, Kerala per l’India. Tre i centri associati, a Beirut per il Libano e nelle Bacolod nelle Filippine. Infine, a Murcia, sempre in Spagna, esiste una sede per l’insegnamento online (Facultad de Ciencias Humanas, Canònicas y Religiosas, Universidad Catòlica de Murcia).

Una riforma targata "Amoris laetitia"

Il nuovo "Giovanni Paolo II" è l’inevitabile e opportuno sviluppo del rinnovamento pastorale avviato con il doppio Sinodo sulla famiglia (2014-2015) e poi con Amoris laetitia. Se per 35 anni l’Istituto voluto da papa Wojtyla con la Magnum Matrimonii Sacramentum (7 ottobre 1982) si era incaricato di promuovere e divulgare le linee fondamentali dell’approccio teologico e pastorale sintetizzato in Familiaris consortio (1981), era inevitabile che la svolta impressa agli stessi temi dalla "Chiesa in uscita" di papa Francesco nell’ambito della famiglia trovasse una nuova collocazione anche sul fronte degli studi superiori. Il Papa l’aveva già anticipato in modo trasparente parlando proprio agli studenti del "Giovanni Paolo II" il 27 ottobre 2016: «Il duplice appuntamento sinodale dei Vescovi del mondo, cum Petro e sub Petro, ha concordemente manifestato la necessità di ampliare la comprensione e la cura della Chiesa per questo mistero dell’amore umano in cui si fa strada l’amore di Dio per tutti. L’Esortazione apostolica Amoris laetitia fa tesoro di questo ampliamento».

E ancora: «Il tema pastorale odierno non è soltanto quello della "lontananza" di molti dall’ideale e dalla pratica della verità cristiana del matrimonio e della famiglia; più decisivo ancora diventa il tema della "vicinanza" della Chiesa: vicinanza alle nuove generazioni di sposi, perché la benedizione del loro legame li convinca sempre più e li accompagni, e vicinanza alle situazioni di debolezza umana, perché la grazia possa riscattarle, rianimarle e guarirle». Poi un esplicito preannuncio di quello che sarebbe stato il nuovo istituto «chiamato a sostenere la necessaria apertura dell’intelligenza della fede al servizio della sollecitudine pastorale del Successore di Pietro... Non dimentichiamo che "anche i buoni teologi, come i buoni pastori, odorano di popolo e di strada e, con la loro riflessione, versano olio e vino sulle ferite degli uomini" (3 marzo 2015). Teologia e pastorale vanno insieme. Una dottrina teologica che non si lascia orientare e plasmare dalla finalità evangelizzatrice e dalla cura pastorale della Chiesa è altrettanto impensabile di una pastorale della Chiesa che non sappia fare tesoro della rivelazione e della sua tradizione in vista di una migliore intelligenza e trasmissione della fede».

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