sabato 9 marzo 2019
L'anniversario dell'eruzione dell'Etna che tenne sepolta per 35 anni la statua, a Mompilieri: e fu la stessa Vergine ad indicare il punto in cui scavare per ritrovarla, intatta. Gli appuntamenti
Il santuario della Madonna della Sciara ((foto da www.madonnadellasciara.it))

Il santuario della Madonna della Sciara ((foto da www.madonnadellasciara.it))

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Ricorre quest’anno il 350mo anniversario di quella famosa eruzione dell’Etna che per ben 35 anni tenne sepolta una statua della Madonna: questa statua della Vergine, detta della Sciara e oggi molto cara ai siciliani, si salvò miracolosamente dalla colata lavica. In occasione dell’anniversario di quell’eruzione sono state organizzate numerose iniziative liturgiche e pastorali, e inoltre, martedì 12 marzo, il servizio filatelico di Poste Italiane verrà allestito nell’ufficio del santuario dove saranno disponibili le cartoline ufficiali con l’annullo dell’anniversario. Sarà un ricordo unico del 350esimo che acquisterà valore simbolico col passare del tempo. Per questo nel timbro dell’annullo postale ci sarà il logo dell’Anno della Speranza indetto dal Santuario per commemorare l'anniversario della conservazione del simulacro della Madonna della Sciara sotto la lava: il logo richiama il tema del simulacro della Madonna col Bambino “contenuto” dall’Etna. L’immagine è mal rifinita e mancano i volti; ciò a ricordare l’assenza /presenza della statua della Madonna sotto la lava nei 35 anni di nascondimento.

La Grotta del ritrovamento (foto da www.madonnadellasciara.it)

La Grotta del ritrovamento (foto da www.madonnadellasciara.it)

Il Santuario della Madonna della Sciara, in zona Mompilieri, si trova alle pendici dell’Etna, in uno scenario naturale mozzafiato. Secondo diversi storici, il tempio risalirebbe a tempi antecedenti al XIV secolo. Nel luogo, già a quei tempi, era presente l’antica Chiesa dedicata alla Madonna dell’Annunziata nella quale si trovava anche il Simulacro della Madonna delle Grazie col Bambino Gesù in braccia. La devastante eruzione del 1669 che si protrasse per circa 4 mesi e giunse fino a Catania cancellò completamente Mompilieri e altri 8 centri abitati tra cui, in primis, Nicolosi dove si formarono diverse bocche esplosive ed effusive.

La popolazione del borgo di Mompilieri, illudendosi che l’omonimo monte che si trova poco a nord potesse fare da scudo e proteggere il centro abitato, non fece in tempo a mettere in salvo tutti i beni artistici e religiosi del Santuario e tutto affondò sotto oltre una decina di metri di lava incandescente che si trasformò in duro basalto. I disperati tentativi di ritrovare qualcosa di intatto si rivelarono vani ma la Vergine si manifestò a una donna, indicandole il luogo dove scavare per poter ritrovare il suo simulacro.

Il 18 agosto 1704, 35 anni dopo la terribile eruzione lavica, dopo aver forato la "Sciara" (la lava dell’Etna) perpendicolarmente per più di 10 metri, i cercatori trovarono il simulacro della Madonna delle Grazie cui la lava si era disposta attorno in modo da salvaguardare l’immagine sacra della Madonna.

L'altare con la statua della Madonna ((foto da www.madonnadellasciara.it))

L'altare con la statua della Madonna ((foto da www.madonnadellasciara.it))

Proprio in prossimità del luogo dove fu ritrovata la statua, fu eretta una piccola chiesa che potesse accogliere le folle dei pellegrini che da ogni parte ripresero ad accorrere verso questo santo luogo. Da allora, la Madonna, viene venerata sotto il titolo "della Sciara" perché dalla "sciara" la sua immagine è stata protetta anziché distrutta.

Oggi il Santuario è meta di migliaia di fedeli da ogni parte d’Italia proprio grazie alla sua storia ed è quindi oggetto di culto e devozione da parte di numerosissimi pellegrini che accorrono ogni anno per venerarla. Molto felice il rettore del Santuario don Alfio Giovanni Privitera: «È una ricorrenza che rimanda alla Speranza che non delude perché mentre tutto era distrutto e ricoperto di lava, diversi cronisti raccontavano la percezione interiore della conservazione del simulacro e ne profetizzavano il ritrovamento, come segno di vita nuova che risorge dalle macerie del peccato».

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