«Pace, multilateralismo, poveri. Le priorità di Leone che Trump non capisce»
di Diego Motta
La teologa e biblista Perroni: «Per il Papa il Vangelo viene prima di tutto e non è il "vangelo della prosperità" caro al presidente repubblicano. Vance chiede alla Chiesa di attenersi alle questioni morali? Dire no alla guerra è una questione morale»

Il messaggio di pace del Papa è un appello universale che mette all’angolo il nazionalismo cristiano tanto caro a Donald Trump. «Il presidente americano crede che il punto di riferimento di Leone sia il singolo capo di Stato. Si tratta di un errore grave, che non comprende la visione multilaterale del Pontefice» spiega Marinella Perroni, teologa e biblista. Mentre continua l’offensiva sistematica della Casa Bianca contro la Santa Sede, con le discutibili messe a punto del vicepresidente Usa JD Vance e le nuove affermazioni provocatorie del tycoon contro Prevost, si cerca di capire quali saranno le ricadute dell’offensiva di Washington innanzitutto sulla comunità dei cattolici americani, che a suo tempo scelsero in maggioranza proprio Trump e oggi iniziano a discostarsene in modo evidente. «Mi pare che il Papa abbia detto chiaramente una cosa – sostiene Perroni -: c’è il Vangelo, prima di tutto».
Era inevitabile che il Vangelo di Gesù, oggi incarnato da papa Leone, prima o poi dovesse andare in rotta di collisione con il cosiddetto “vangelo della prosperità” dell’attuale amministrazione Trump, in cui il presidente appare come l’eletto del Signore. Non è così?
Ha detto bene: le parole del Papa si incarnano innanzitutto nella storia del nostro tempo e, in questo momento, Papa Prevost incarna perfettamente la parola pace, che non è astratta o evanescente. È molto concreta e chiama in causa chi al contrario appoggia e sostiene le guerre. In una realtà mondana fatta di conflittualità a catena, il saluto iniziale del nuovo Pontefice al mondo, con l’evocazione di una pace disarmata e disarmante, era un appello fatto a tutti, credenti e non credenti. Nella visione della Chiesa, i poveri e i popoli che subiscono la fame e i conflitti vengono prima della ricchezza e del cosiddetto “vangelo della prosperità”. Trump ha capito che questa spinta che arriva da Roma può metterlo in grave difficoltà e per questo va all’attacco in modo scomposto e sconclusionato.
Che effetti può avere la strategia della Casa Bianca sulla destra religiosa statunitense, che ha abbracciato il movimento Maga?
L’annuncio del Vangelo da parte di Leone XIV è una spina nel fianco per Trump e i suoi due luogotenenti, il vicepresidente Vance e il segretario di Stato Marco Rubio, peraltro entrambi cattolici. Non solo: consente alla Chiesa cattolica statunitense di riagganciare il rapporto con i suoi fedeli, stravolto dall’avvento del movimento ultraconservatore che fa capo al presidente Trump. In questo senso, il pontificato di Leone, che ha un rapporto diretto con l’episcopato americano, è in totale continuità con il pontificato di Francesco.
Per Vance, la Santa Sede farebbe meglio a occuparsi di questioni morali.
La pace è una questione morale e la Chiesa universale si sta attenendo proprio a questo, per parafrasare il vicepresidente repubblicano. Anzi, il discorso andrebbe proprio ribaltato: proprio perché si attiene a un discorso morale, il Papa chiede che la pace sia un bene irrinunciabile per il mondo. L’interlocutore naturale per il Pontefice è l’assemblea delle Nazioni Unite, piuttosto che il singolo capo di Stato.
L’azione della Chiesa può portare al crollo del muro sovranista?
Papa Leone ha più volte ribadito di voler annunciare il Vangelo e non di voler fare politica. Papa Giovanni Paolo II riuscì ad abbattere il comunismo, che era un mostro a una testa sola. Il sovranismo è un’idra a sette teste, molto più difficile da colpire da questo punto di vista, perché ogni Paese fa storia a sé. Di sicuro, è in atto da parte della Chiesa una lotta serrata a tutti i fondamentalismi e in questa prospettiva l’attuale viaggio di Leone in Africa è un segnale importante, visti anche gli incontri con le comunità musulmane: l’ecumenismo deve diventare una condizione fondamentale e le religioni possono essere strumento di riconciliazione. Quanto ai cristiani, sogno una veglia di preghiera che metta insieme tutti i fratelli. L’appello di Leone era rivolto non soltanto ai governanti e alla Chiesa cattolica, ma a tutte le Chiese.
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