“Pace a voi”, il Rinnovamento nello Spirito si ritrova a Rimini tra preghiera e testimonianze dal mondo

di Massimiliano Castellani, inviato a Rimini
In settemila da tutta Italia e dall’Europa a Rimini per la 48ª Convocazione nazionale: tre giorni di preghiera, testimonianze e dialogo. Tra gli interventi anche quelli di padre Pasolini e padre Faltas
May 2, 2026
L'invocazione su padre Faltas prima del suo intervento alla Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo / MARIO PINIZZOTTO
L'invocazione su padre Faltas prima del suo intervento alla Convocazione nazionale del Rinnovamento nello Spirito Santo / MARIO PINIZZOTTO
Il 1° maggio c’è chi ha lavorato lo stesso, con gioia, e lo ha fatto per la pace e per l’amore tra i popoli, a prescindere dal credo religioso. Un lavoro cristianamente riuscito nell’annuale tre giorni (1-3 maggio) del popolo del Rinnovamento nello Spirito Santo. Il popolo degli abbracci e del canto celestiale, chiamato a raccolta a Rimini alla 48a Convocazione nazionale dei cenacoli, gruppi e comunità. Nel padiglione C della Fiera di Rimini circa 7mila fedeli del RnS sono giunti da tutta Italia e con loro, davvero appassionatamente, anche gruppi dalla Svizzera, Germania e Moldavia (questi ultimi presenti con tre sacerdoti accompagnati dal vicario don Cesare Lodeserto). Un popolo che ha pregato e dialogato sotto l’egida del tema fortemente sentito di “Pace a voi”, ispirato dal Vangelo di san Giovanni. «Il Signore ci ha donato questa parola in preghiere. “Pace a voi” è stato anche il primo messaggio che papa Leone XIV ha lanciato al mondo dopo la sua elezione e l’abbiamo sentito particolarmente nostro, non solo per il tempo che viviamo, ma anche per le nostre realtà dove la dimensione della pace è intesa nel senso più ampio, al di là dei conflitti. “Pace a voi” è l’espressione dominante tra i fratelli e le sorelle del Rinnovamento nello Spirito», spiega il presidente nazionale del Rns, Giuseppe Contaldo.
Una Convocazione aperta dalla benedizione di papa Leone XIV che ha affidato il suo messaggio personale al cardinale Pietro Parolin: «L’incontro susciti nuovo slancio missionario per diffondere la gioia del Vangelo, diventando sempre più testimoni di pace e di comunione fraterna». Testimonianze “recapitate” da ogni parte del mondo in un tempo di Pasqua di resurrezione ancora in atto, come testimonia "Cristo crocifisso è risorto. Potenza del Padre, vita nello Spirito” (Edizioni Rns), il bel libro di don Angelo Barra, presbitero dell’arcidiocesi di Salerno-Campagna-Acerno. Tutti i Sud del mondo convocati e con essi anche le voci degli “ultimi della terra”. La voce dell’India è affidata a Cyril John, membro del Servizio Internazionale di Comunione di Charis in rappresentanza dell’Asia e Oceania, che nel tradizionale e toccante momento del “roveto ardente” ha portato la sua intensa esperienza spirituale che ha affidato alle pagine dei suoi due volumi, «due Gronchi rosa per lo scambio di titoli nella traduzione italiana», editi da RnS e dai titoli predicenti: Pregate alzando al cielo mani pure. La preghiera di intercessione e Intercessione profetica. Risposta ai segni dei tempi.
Preghiera e assenza di paura, contro tutte le depressioni e le ansie - specie quelle che affliggono il “legno verde” e più fragile dei giovani - nella grazia e nella misericordia di Dio, sono state le parole chiave della tre giorni, assieme alle riflessioni ricorrenti sull’Amore. La parola “Amore”, è quella da cui parte il vescovo di Rimini, Nicolò Anselmi che ha invitato i fedeli della Convocazione a «collaborare con Dio nella costruzione di un mondo di amore e di pace: è questo l’unico grande desiderio di Dio Padre Creatore, avere una famiglia unita nell’amore». La grande famiglia cristiana che deve credere e vivere senza paura. «Nella Bibbia il monito “non temere” compare 365 volte e per 65 il “non temere” è associato a una promessa», sottolinea il vescovo Anselmi. E senza paura, il popolo del Rinnovamento nello Spirito invita a stringersi sempre più intorno alla «Chiesa missionaria» che protegge e accoglie, in un tempo in cui, ieri come oggi, i cristiani vengono perseguitati. «Gesù stesso aveva annunciato: beati voi quando vi perseguiteranno per causa mia, mentendo; rallegratevi ed esultate perché grande è la vostra ricompensa nei cieli - ricorda ancora il vescovo Anselmi -. E questa è la missione che ognuno di noi dovrebbe vivere e che è il senso più profondo dell’essere della Chiesa, la gioia più grande per ogni battezzato».
La Chiesa è impegnata in prima linea nella sua missione di pace come conferma la relazione del predicatore della Casa Pontificia, padre Roberto Pasolini. «La pace si compie nei luoghi chiusi, come questo padiglione. Ma nelle nostre case spesso sono delle carceri dove abbiamo tutto, comprese le paure che ci bloccano e che ci impediscono di uscire. Però il Signore entra lì dentro e ci libera». La libertà biblica «di toglierci quelle etichette del senso di colpa o dell’odio verso coloro che ci hanno deluso e sono diventati nemici, ma noi abbiamo le chiavi per farli tornare vivi» e il senso di giustizia: «Dio è in pace nonostante sia stata compiuta la più grande ingiustizia, quella dell’uccisione del figlio, Gesù. Quel figlio che a noi mostra le ferite per toglierci come fosse una “ruspa d’amore” il peso del senso di colpa e scacciare quelle tenebre che ci avvolgono».
Qui per padre Pasolini sta il senso del perdono: «Scelta che Dio ha fatto con grida e lacrime. Perdono è questo e possiamo farlo anche noi con gioia per liberare quelli che ci hanno ferito e renderli liberi, magari, anche di ferirci ancora». Non più increduli ma credenti è la speranza di ogni comunità cristiana per il futuro. «E in futuro – conclude padre Pasolini in un tripudio di applausi a cui non è avvezzo e che lo commuovono - la Chiesa dovrà chiedere scusa a tutti quei Tommaso che non hanno creduto senza prima la prova di Gesù, ma che hanno comunque cercato Dio, anche più di noi credenti, e se non lo hanno trovato spesso è stato solo perché non sono stati accolti da qualcuno o in qualche posto e in cambio del loro tentativo di cercare hanno ricevuto tanta indifferenza». Tornando alla guerra, anzi alle guerre in corso, padre Pasolini ammonisce «purtroppo continueranno a scoppiare ancora, finché ci saranno quei potenti della terra che non hanno fatto la conoscenza nelle dello Spirito Santo e della pace di Cristo».
La pace necessita un «disarmo del cuore» come ha ricordato nel suo saluto al RnS il presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi. E l’appello alla pace viene subito raccolto da padre Ibrahim Faltas, testimone diretto del conflitto israeliano-palestinese della Custodia di Terra Santa appena arrivato da Gerusalemme. «Per la pace, serve una soluzione umana a una condizione disumana che in Terra Santa stiamo vivendo ogni giorno da tre anni a questa parte. In Palestina uomini, donne e bambini stanno soffrendo la fame, la sete, il freddo e ora il caldo. In 37 anni che vivo lì dopo essere arrivato dalla mia terra natia, l’Egitto, non ho mai vissuto una simile tragedia: quella del massacro di tante persone che non si conoscono nell’interesse di poche persone che si conoscono ma non si massacrano tra di loro. Il mio appello, che lancio da qui con il popolo del Rinnovamento nello Spirito, è che i potenti vengano in Palestina a vedere gli occhi dei bambini che hanno perso i genitori, la casa, la loro terra… Quei bambini hanno gli stessi occhi, lo stesso sangue e lo stesso sorriso dei figli dei potenti che non hanno pietà di loro. Ma è tempo che sentano nei loro cuori la volontà di pace che è la pace di Cristo». “La festa della pace” è quella che sul palco ha voluto celebrare da attore e da alter ego in scena del Poverello di Assisi (in tour con lo spettacolo Fra’. San Francesco la superstar del medioevo), Giovanni Scifoni. “Shalom a tutti”, il saluto con il caldo applauso, a tutti, dal popolo del Rinnovamento nello Spirito che lascia Rimini per ritrovarsi il 30 maggio a Roma per la prima udienza del “Movimento Carismatico Mondiale” con papa Leone XIV.

© RIPRODUZIONE RISERVATA