La vita di Carlo Acutis diventa monologo teatrale: «Vorrei ispirare i giovani»
L'attrice e autrice Valeria Ducato racconta la sua ispirazione a una settimana dalla prima a Milano. «Quando scrivevo, pensavo ai dubbi dei nostri adolescenti»

«Questa è una storia piena di sorprese, è il mio funerale». Le esequie di san Carlo Acutis, secondo l’attrice e autrice Valeria Ducato, iniziano con un sorriso. E con le lettere, centinaia di lettere, recapitate alla famiglia dopo la morte del figlio. «Neanche in un ufficio postale se ne vedono così tante», commenta stupita l’interprete nei primi minuti del suo nuovo monologo teatrale, dal titolo "Carlo, il santo con le sneakers", che in un’ora tratteggia i quindici anni di vita del santo milanese morto nel 2006 per una leucemia fulminante e canonizzato lo scorso settembre.
«Sul palco sarò io a interpretare Carlo, che ritroverà la sua voce dal feretro per parlare a tutti i cari che sono venuti a trovarlo durante il suo funerale – spiega l’attrice –. In un’ora sola il teatro è in grado di trasmettere una forza emotiva enorme, come quella di questo santo millennial, che può essere una vera ispirazione per moltissimi giovani». A ospitare il debutto del monologo sarà il teatro Giovanni Paolo II della parrocchia di Santa Maria del Rosario il prossimo venerdì 8 maggio, alle ore 21 (a questo link saranno pubblicate le date successive).
L’ispirazione a Ducato è arrivata camminando sulle stesse strade percorse da Carlo Acutis a Milano. «Abito a 500 metri da casa sua – confessa l’autrice –. Anni fa, fu un sacerdote a parlarmi per la prima volta di questo giovane appassionato di computer, morto quando ancora era adolescente». Era il 2016 e il processo di beatificazione di Carlo Acutis era ancora in corso, «ma in quel periodo non scattò niente più di una curiosità». Le cose sono cambiate lo scorso anno quando, durante la veglia pasquale nella sua parrocchia, si è avvicinato all’attrice un ragazzo di 15 anni, figlio di genitori atei, che «voleva prendere tutti i sacramenti nonostante cercassero di farlo desistere». È stato l’entusiasmo di quell’adolescente a ricordarle Carlo Acutis: «Volevo regalargli un libro su questo “beato di Internet” che stava per diventare santo, perché trovasse ispirazione – racconta –. Così ne ho letti decine: tutti lo presentavano come un giovane bravo a scuola, ligio al dovere e gentile con gli amici. Ma io ero interessata ai suoi lati più umani». L’obiettivo di Ducato era raccontare la storia di un santo da cui potessero trarre ispirazione le nuove generazioni. «Per questo, ho iniziato a scrivere il mio di spettacolo – spiega – che, non a caso, si chiama “il santo con le sneakers”». La stesura della sceneggiatura ha richiesto all’autrice mesi di ricerca su Acutis, che l’hanno spinta a portare sul palco tutte le persone che hanno segnato la vita del santo. «I genitori, i compagni di classe, la baby-sitter e i senza dimora che aiutava – elenca Ducato –. Nel mio monologo, Acutis riserva qualche minuto del suo funerale a ciascuno di loro». Ma, al centro della scena, si muovono invisibili anche i milioni di giovani che in tutto il mondo sono stati ispirati dall’esempio del santo milanese. «Dove sarà possibile, vorrei portare alcuni di loro fisicamente sul palco, prima che inizi il monologo – spiega l’autrice –. Sono loro che vengono provocati dall’esempio di Acutis a dare fiducia a quello che c’è scritto nel Vangelo». Alcuni, in realtà, hanno già visto in anteprima lo spettacolo, nelle prove che Ducato ha riservato a un pubblico ristretto, «fatto di giovani cristiani e giovani atei». «Quando scrivevo pensavo a loro – spiega –. Ed è a loro che vorrei raccontare questa “santità della porta accanto”, come la definiva papa Francesco». Tutti, a prescindere dal credo, hanno confessato all’attrice di essersi sentiti «profondamente interrogati dall’esempio di Acutis». «Agli atei è piaciuto molto – aggiunge –. Il loro dubbio, in fondo, non è se Dio esiste ma se Dio li ama».
E l’amore più grande, secondo l’attrice, Acutis l’ha dimostrato accettando la sua morte «prematura, almeno ai nostri occhi». Un tema, quello della malattia e della sofferenza, che ha costretto la stessa autrice a portare sul palco le proprie emozioni: «Io con la morte mi sono dovuta rapportare quando ero ragazza», confessa. Prima, cioè, di trovare soddisfazione in una pluridecennale carriera da attrice, autrice e insegnante, che l’ha portata a collaborare nei teatri milanesi con professionisti del calibro di Zuzzurro e Gaspare o Ale e Franz. «La malattia ha segnato profondamente la mia vita, ma non l’ha fermata – conclude Ducato –. Vedere la consapevolezza e l’accettazione di Acutis di fronte alla morte mi ha colpito profondamente. Credo che possa essere un insegnamento fondamentale per tutti i nostri ragazzi».
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