L'Abate primate dei benedettini: «La Messa in rito antico non può più essere eliminata»
di Andrea Galli
Dom Jeremias Schröder interviene sul dibattito che riguarda presente e futuro del "Vetus Ordo" nella Chiesa

Il segnale Leone XIV l’ha mandato lo scorso marzo, con la lettera ai vescovi di Francia riuniti a Lourdes per la loro assemblea plenaria. In quel messaggio il Pontefice, per la penna del cardinale segretario di Stato Pietro Parolin, interpellava i pastori d’Oltralpe sulla «crescita delle comunità legate al Vetus Ordo», cioè legate alla Messa celebrata secondo il rito anteriore alla riforma liturgica approvata da Paolo VI. E dava un’indicazione di massima su come procedere, che evidentemente non riguardava solo la Francia: no all’ostracismo, sì a percorsi di comunione. «È preoccupante che nella Chiesa continui ad aprirsi una ferita dolorosa riguardante la celebrazione della Messa, sacramento stesso dell'unità» si leggeva nella missiva, «per sanarla, è certamente necessaria una nuova prospettiva reciproca, con una maggiore comprensione delle sensibilità altrui; una prospettiva che permetta ai fratelli, arricchiti dalla loro diversità, di accogliersi a vicenda nella carità e nell'unità della fede». Leone XIV invocava quindi lo Spirito Santo perché suggerisse ai vescovi francesi «soluzioni concrete che consentano la generosa inclusione di coloro che aderiscono sinceramente al Vetus Ordo, secondo le linee guida stabilite dal Concilio Vaticano II in materia di liturgia».
Su questa «generosa inclusione» richiesta dal Papa interviene ora anche una voce particolarmente coinvolta nel dibattito sul Vetus Ordo, quella di Jeremias Schröder, Abate primate della Confederazione Benedettina. I benedettini, per il loro carisma, sono da sempre nel cuore della vita liturgica della Chiesa. Furono anche protagonisti assoluti di quel Movimento liturgico che prese il via “ufficialmente” nel 1909, con il congresso di Malines, e che segnò il Novecento; ma furono protagonisti pure della sua incubazione a partire dall’opera di dom Prosper Guéranger (1805–1875), abate di Solesmes. E dei benedettini è il Pontificio Ateneo Sant’Anselmo a Roma, il cui Istituto liturgico è il più prestigioso “think tank” del settore oggi.
Dom Schröder, 61 anni, Gran Cancelliere del Sant’Anselmo, in un’intervista rilasciata al portale della Conferenza episcopale tedesca Katholisch.de ha risposto alla domanda se ci sia una tendenza verso la liturgia antica nei monasteri benedettini e se la cosa generi conflittualità. «Non vedo alcun conflitto – ha detto dom Schröder – tra noi benedettini le liturgie tradizionali e moderne convivono armoniosamente. In tutto il nostro ordine abbiamo circa dieci abbazie che celebrano secondo il rito antico, la maggior parte delle quali in Francia. Queste appartengono prevalentemente alla congregazione di Solesmes, dove, tuttavia, la maggior parte dei monasteri utilizza il nuovo messale. A partire dall'abbazia di Fontgombault è sorto un gruppo di monasteri che celebrano secondo il rito antico. Sono pienamente integrati nella loro congregazione. Poi c'è l'abbazia di Le Barroux, con le sue fondazioni, che inizialmente era di orientamento lefebvriano. Dopo le consacrazioni episcopali illecite del 1988 il monastero è tornato in piena comunione con Roma ed è direttamente sotto la mia autorità di Abate primate. E poi c'è la comunità di Norcia. Ci trattiamo tutti con rispetto e, come Abate primate, lo sono anche di queste comunità, anche se io stesso posso celebrare la Messa solo con il nuovo messale. Ed è quello che ho fatto quando sono stato invitato a Fontgombault, ed stato naturalmente accettato».
L’intervistatore chiede se i benedettini possano dunque essere un modello per tutta la Chiesa. «In un certo senso, sì – risponde l’Abate primate – perché pratichiamo già questa pacifica convivenza. Sono molto curioso di vedere come papa Leone affronterà la questione. Dopo che Benedetto XVI ha aperto le porte in questo ambito, non è più possibile eliminare completamente il rito antico. Abbiamo fratelli e sorelle che hanno costruito la loro vita religiosa su questa forma di preghiera e di Messa. Che nel frattempo ha trovato spazio nella Chiesa e dovrebbe essere quindi permessa, almeno in alcuni ambiti».
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