La Cina alla scoperta del diritto canonico
di Andrea Galli
Un’iniziativa editoriale bilingue punta ad avvicinare il Paese del Dragone alla sapienza giuridica della Chiesa

Quella tra le Marche e la Cina è un’attrazione antica, un po’ misteriosa, che sembra rinnovarsi costantemente nel tempo. Dopo la Macerata di padre Matteo Ricci, un’altra città marchigiana sta ora lavorando, nel suo piccolo, alla costruzione di un ponte culturale e religioso con il Paese del Dragone: Camerino. Presso la sua università, defilata ma ricca di storia – nel 2036 compirà 700 anni – ha conseguito pochi mesi fa il dottorato in diritto ecclesiastico Yaru Li, 30 anni, nata e cresciuta a Linyi, città di oltre 10 milioni di abitanti nella provincia dello Shandong. È la prima studentessa cinese a ottenere questo titolo di studio in un ateneo italiano, con una tesi sul diritto di proprietà degli enti ecclesiastici nel quadro del nuovo codice civile cinese.
Relatore della tesi è stato Stefano Testa Bappenheim, della Scuola di Giurisprudenza dell’ateneo, che ha fornito anche la collaborazione tecnica a un’iniziativa di ampio respiro promossa da due canonisti di rilievo, il vescovo Juan Ignacio Arrieta, segretario del Dicastero per i Testi legislativi e professore emerito della Pontificia Università della Santa Croce, insieme a Maria d’Arienzo, ordinaria di diritto ecclesiastico, diritto canonico e diritti confessionali all’Università Federico II di Napoli: una collana di pubblicazioni dedicata a promuovere gli scambi tra le comunità accademiche cinesi e italiane proprio nel campo del diritto ecclesiastico e del diritto canonico.
Il primo volume della serie, intitolato Canon Law & China Law, è stato pubblicato in cinese e inglese dalla Yuan Dao Publishing di Hong Kong, a cura di Liu Peng e Stefano Testa Bappenheim. Un’uscita che fra gli addetti ai lavori ha suscitato un interesse non usuale. Una prova di ciò è la recensione apparsa sull’ultimo numero della rivista scientifica Diritto e Religioni, diretta dalla stessa d’Arienzo: circostanza che potrebbe far pensare a una laudatio scontata, se non fosse per il nome del recensore, che scontato non è.
«Una brevissima premessa – si legge nell’articolo –: mi occupo di cooperazione scientifico-accademica in campo giuridico tra Italia e Cina da più di venticinque anni e ho il privilegio di essere docente, nonché preside (per parte italiana), presso la School of Law and Economics di Wuhan, fondata grazie alla cooperazione tra Sapienza Università di Roma e Zhongnan University of Economics and Law, nell’ambito degli scambi accademici giuridici tra Cina e Italia». A scrivere è Oliviero Diliberto, tra i fondatori del Partito dei Comunisti Italiani, ministro di Grazia e Giustizia nei governi D’Alema I e II e, sul piano accademico, giusromanista di fama, ordinario di diritto romano alla Sapienza di Roma, dove è stato anche preside della facoltà di giurisprudenza.
«Sono pertanto particolarmente felice di testimoniare – continua Diliberto – che il libro di cui discuterò in queste pagine è di grande importanza, originale nell’impostazione e nel metodo, nonché di grande utilità (non solo scientifica). Dal 1978, infatti, e sino a poco tempo fa, nessuno studioso di università o istituti accademici cinesi aveva studiato diritto ecclesiastico e/o diritto canonico in una facoltà giuridica italiana, né aveva conseguito in tali materie un dottorato di ricerca in Italia. Ciò non solo ha determinato una non adeguata comprensione, in Cina, della civiltà giuridica occidentale in relazione ai rapporti tra Stato e Chiesa, nonché del diritto della Chiesa stessa, ma ha anche inciso, almeno in una certa misura, sull’avanzamento della normalizzazione delle relazioni tra Cina e Santa Sede».
Più avanti Diliberto osserva: «Lo studio del diritto religioso e del diritto canonico in Cina è ancora relativamente di nicchia, ma sono convinto che si svilupperà molto rapidamente. Ciò è reso necessario dalla crescente presenza cinese sulla scena mondiale e dalla volontà di concepire e costruire l’umanità – secondo la visione che il presidente Xi Jinping ha più volte ribadito sin dal 2012 – come una comunità dal futuro pacifico condiviso. Questo libro, e la collana che esso inaugura, rappresentano dunque un fondamentale contributo a questo processo, che sarà riconosciuto dalla storia».
Un parere condiviso anche da Yaru Li, che abbiamo contattato per farci raccontarci la sua esperienza in Italia. «Nutro un grande rispetto per la tradizione cattolica – dice la giovane studiosa – e, più in generale, per il fenomeno religioso. Il mio lavoro si colloca però in un ambito accademico e non confessionale: il mio interesse per il diritto canonico e per il diritto delle religioni nasce da una prospettiva giuridica e comparata. Questo ambito di studio mi ha permesso di comprendere meglio il ruolo sociale e culturale della religione e di approfondire la conoscenza delle diverse tradizioni di fede. Pur non essendo cattolica, grazie ai miei studi e alla mia esperienza in Italia ho maturato una forte stima per la tradizione intellettuale e giuridica cattolica. Il confronto con il diritto canonico è stato per me non solo un percorso accademico, ma anche culturale e umano».
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