Il Papa ai Neocatecumenali: «Liberarsi da costrizione, rigidità e moralismi»
di Agnese Palmucci, Roma
Oggi Leone XIV ha ricevuto in udienza i responsabili del Cammino, tra cui il fondatore Kiko Argüello. Ha espresso loro la gratitudine della Chiesa per l'impegno missionario, esortandoli, però, a «lasciare da parte ogni chiusura».

Prima di tutto li ha ringraziati per aver acceso «il fuoco del Vangelo laddove sembrava spegnersi» e aver «accompagnato molte persone e comunità cristiane», aiutandole «a riscoprire la bellezza di conoscere Gesù e favorendo la loro crescita spirituale e il loro impegno di testimonianza». Papa Leone XIV, entrando oggi nell’Aula della Benedizione, per l’udienza con i responsabili del Cammino neocatecumenale, è stato accolto con un grande applauso dai circa mille presenti, tra cui formatori e catechisti da tutto il mondo. «Vi ringrazio per il vostro impegno, per la vostra gioiosa testimonianza, - ha aggiunto ancora il Pontefice - per il servizio che svolgete nella Chiesa e nel mondo». Poi li ha incoraggiati anche a «proseguire con entusiasmo» la missione evangelizzatrice, un desiderio che «ha sempre animato e continua ad alimentare la vita del Cammino neocatecumenale, il suo carisma e le opere di evangelizzazione e catechesi», che «rappresentano un prezioso contributo per la vita della Chiesa». Davanti al Papa, nelle prime file, i membri dell’équipe internazionale del Cammino, il fondatore Kiko Argüello, María Ascensión Romero e don Mario Pezzi, che Leone XIV aveva già incontrato a giugno scorso. L’esperienza ecclesiale, iniziata da Argüello e Carmen Hernández in Spagna, ha compiuto sessant’anni nel 2024 ed è presente in tutto il mondo.
Da sempre, ha continuato Prevost, il Cammino offre a tutti e «specialmente a quanti si sono allontanati o a coloro la cui fede si è affievolita», la possibilità «di un itinerario spirituale attraverso il quale riscoprire il significato del Battesimo». Il pensiero del Pontefice si è rivolto poi alle famiglie presenti, espressione dell’«anelito missionario» della Comunità. Oltre che ai formatori, infatti, Leone XIV ha espresso gratitudine a tutti quei nuclei familiari, oltre 1600 dalla fondazione della Comunità, che «accogliendo l’impulso interiore dello Spirito» continuano a lasciare «le sicurezze della vita ordinaria e partono in missione», anche «in territori lontani e difficili», con «l’unico desiderio di annunciare il Vangelo». In questo modo le équipe itineranti «composte da famiglie, catechisti e sacerdoti, partecipano alla missione evangelizzatrice di tutta la Chiesa», ha aggiunto.

Ci sono, però, alcuni «rischi» sempre «in agguato nella vita spirituale ed ecclesiale», ha tenuto a specificare Prevost, nella seconda parte del suo intervento ai leader del Cammino, in cui ha proposto alcune provocazioni. Per questo a loro ha chiesto di «portare avanti la missione» con «una vigilanza interiore e una sapiente capacità critica». Prima di tutto, poiché il Cammino propone un «percorso di riscoperta del Battesimo», sacramento che «fa diventare membra vive» di Cristo, occorre sempre ricordare che «siamo Chiesa», e che ogni «manifestazione particolare» concessa dallo Spirito Santo, è data «per il bene comune». I carismi, dunque, ha esortato il Papa, «devono essere sempre posti al servizio del regno di Dio e dell’unica Chiesa di Cristo, nella quale nessun dono di Dio è più importante di altri» e «nessun ministero deve diventare motivo per sentirsi migliori dei fratelli ed escludere chi la pensa diversamente».
L’invito ai responsabili presenti, dunque, che hanno «incontrato il Signore» e vivono «la sua sequela nel Cammino», è ad essere i primi «testimoni di questa unità». La loro missione, ha sottolineato più volte Prevost, è «particolare, ma non esclusiva», il «carisma è specifico», ma «porta frutto nella comunione con gli altri doni presenti nella vita della Chiesa», il «bene» fatto è tanto, «ma il suo fine è permettere alle persone di conoscere Cristo, sempre rispettando il percorso di vita e la coscienza di ciascuno». Testimoni, ma anche «custodi di questa unità nello Spirito», ha aggiunto il Papa, che ha continuato ad esortarli a vivere la spiritualità, insieme alle tantissime comunità, senza mai separarsi «dal resto del corpo ecclesiale», bensì «come parte viva della pastorale ordinaria delle parrocchie e delle sue diverse realtà», e «in piena comunione con i fratelli e in particolare con i presbiteri e i Vescovi». L’esortazione è a lasciare da parte ogni “chiusura”, andando avanti «nella gioia e con umiltà», come «costruttori e testimoni di comunione».

Non è in dubbio la “gratitudine” della Chiesa per la testimonianza missionaria del Cammino, certamente, ma il Papa, da pastore, ha preso l’occasione per sottolineare alcuni aspetti riguardanti la “libertà” del credente. «La Chiesa vi accompagna, vi sostiene, vi è grata per ciò che fate», ha concluso Prevost sottolineando che, allo stesso tempo, «l’annuncio del Vangelo, la catechesi e le varie forme dell’agire pastorale devono essere sempre liberi da forme di costrizione, rigidità e moralismi» perché non accada «che essi possano suscitare sensi di colpa e timori invece che liberazione interiore».
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