Dall’accoglienza all’integrazione, ecco come si rinasce a Villa Mater Dei
Creata dalla Fondazione Sant’Angela Merici, sostenuta dall’8xmille, ospita famiglie di immigrati e donne vittime della tratta. Qui trovano riparo, istruzione, assistenza medica. Don Alfio Li Noce: riconosciuta a ognuno la sua dignità

«Quando siamo entrati nella tenda della Croce Rossa al molo c’era solo lei. Gli altri naufraghi erano stati portati in diversi centri. Aveva addosso una coperta e la lingua fuori. Le mani fasciate come se gliele avessero amputate. Era il 13 dicembre, giorno di Santa Lucia. Abbiamo subito pensato che la nostra patrona ci stava chiedendo di prenderci cura di lei». Don Alfio Li Noce, presidente della Fondazione Sant’Angela Merici, racconta con il sorriso la storia di Michela, 45 anni, eritrea. Perché è una storia a lieto fine. «Quando l’abbiamo accolta era magrissima e semi cosciente. Era stata violentata e percossa. E non riuscendo a parlare aveva trascorso il viaggio in mare aggrappata al motore della barca e si era ustionata le mani. Una ragazza splendida che abbiamo recuperato completamente e oggi vive con il fratello in Germania».
Quella di Michela è una delle tante storie, ma sarebbe meglio chiamarle vite, che sono state accolte a Villa Mater Dei, a Belvedere, in provincia di Siracusa. Un centro di prima accoglienza, gestito dalla Fondazione Sant’Angela Merici, che ospita famiglie di immigrati, donne sole vittime di tratta e si occupa di casi fragili e particolarmente vulnerabili. Una struttura che offre un percorso di integrazione sociale e di autonomia personale.
Aperta nel 2017, su iniziativa dell’allora arcivescovo Salvatore Pappalardo (oggi emerito) che accolse la richiesta dell’allora prefetto di Siracusa, oggi Villa Mater Dei prosegue le sue attività su impulso dell’arcivescovo Francesco Lomanto. La Casa accoglie ospiti provenienti principalmente da Africa e Asia, e di diverse nazionalità: dall’Algeria all’Afghanistan, dal Burkina Faso all’Egitto e all’Eritrea, dall’Etiopia all’Iraq, dall’Iran al Sudan.
In questo momento accoglie 64 ospiti tra cui 22 bambini di età compresa tra i tre mesi e i 16 anni. «Sono il nostro impegno prioritario – spiega don Alfio Li Noce –, perché li accompagniamo a una fase di crescita, scolarizzazione, inserimento attivo e creativo nel contesto sociale». Accoglienza, ma anche incontro e dialogo interculturale. L’Asp di Siracusa ha realizzato un ambulatorio medico che vede la presenza di un medico di medicina generale, un pediatra e un dermatologo.
«Ogni ospite è riconosciuto come portatore di una dignità inviolabile. È un segno concreto dell’agire ecclesiale, per il quale siamo riconoscenti anche alla collaborazione e al sostegno dell’8xmille alla Chiesa cattolica italiana, una firma che fa davvero la differenza», dice don Afio. Villa Mater Dei ha ricevuto dall’8xmille complessivamente 185mila euro nel periodo dal 2019 al 2024.
La Casa conta su un team di venti operatori, tra cui un educatore professionale, due mediatori culturali, due operatori sociali e un operatore di orientamento legale, coadiuvati da otto ragazzi del Servizio civile universale e da gruppi di volontari, ai quali si aggiunge il supporto delle suore scalabriniane, dei fratelli maristi, dell’Unitalsi, dell’Avuls, dei Lions, del Rotary, della Caritas e dei gruppi Scout.
«Il centro rappresenta un porto sicuro per gli ospiti – sottolinea Giuseppe Carta, coordinatore del centro –. All’inizio sono insicuri ma quando terminano il percorso lasciano un pezzo del loro cuore. I fondi che sono arrivati dall’8xmille sono serviti a ristrutturare una mensa per poter accogliere tutti assieme gli ospiti».
All’interno della struttura ci sono anche un centro di ascolto sociale, una biblioteca ed una ludoteca per i bambini. Gli ospiti sono accompagnati con progetti personalizzati nel pieno rispetto delle diverse culture, delle etnie e delle fedi professate.
«Abbiamo avuto casi difficili: tetraplegici e persone con gravi ischemie. Ci siamo occupati della riabilitazione, grazie alle strutture della Fondazione Sant’Angela Merici, per dare loro un futuro diverso». La Fondazione gestisce un centro di riabilitazione, una casa di riposo, un Polo riabilitativo e diagnostico e una casa alloggio per soggetti affetti da Hiv. «Tante gestanti sono arrivate. Concepimenti che sono frutto di violenze. Hanno rifiutato quei bambini. Troppo grande la rabbia. E spesso siamo usciti sconfitti», continua don Alfio.
In nove anni di attività sono state accolte 1.186 presenze, di cui novecento, giunte per la prima volta in Italia, e 286 provenienti da successivi trasferimenti. Dei migranti accolti, 844 hanno abbandonato volontariamente il centro, rinunciando alle misure di accoglienza, mentre i rimanenti 342 sono stati inseriti nei progetti di seconda accoglienza. Assistenza, ma soprattutto percorsi di inclusione accompagnando nella ricerca di un’abitazione, di un’opportunità lavorativa.
«Dylan e Salomé sono arrivati come una coppia e quindi li abbiamo accolti. Poi abbiamo conquistato la loro fiducia scoprendo che in realtà Salomè era stata violentata nel suo Paese e Dylan aveva deciso di dire che era il marito per proteggerla da altri abusi – spiega don Alfio –. Dylan è dovuto andare via dal centro, non potevamo accoglierlo. Entrambi hanno fatto un percorso di integrazione ed oggi sono sposati, entrambi lavorano e vivono qua vicino alla Casa. E quando possono ci vengono a trovare».
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