Referendum, fine vita, famiglia nel bosco: l’arcivescovo Baturi invita alla responsabilità
di Giacomo Gambassi, Roma
Il segretario generale della Cei a conclusione del Consiglio permanente: bene la partecipazione dei giovani al voto ma preoccupa la violenza dei ragazzi. «No a investimenti in aziende che non rispettano i lavoratori». Le priorità della Chiesa italiana: annuncio del Vangelo, riorganizzazione delle parrocchie, la fede che si fa impegno sociale e culturale

C’è un «metodo che va trasformato in consuetudine» nell’arena politica italiana: il «dialogo costruttivo» che «offre punti di vista differenti su temi fondamentali per la vita del Paese», che rifugge dalle «contrapposizioni» e che consente di «trovare il massimo consenso possibile» intorno al bene della nazione. Il segretario generale della Cei, l’arcivescovo Giuseppe Baturi, invita a «costruire una casa comune anche partendo da tradizioni e culture politiche diverse». Vale per la Costituzione «che sta molto a cuore» alla gente. Vale per la giustizia che «è questione sentita: e alcune criticità possono essere affrontate con una leale collaborazione». Nell’incontro con la stampa che questo pomeriggio chiude le tre giornate di lavoro del Consiglio permanente entra l’esito del referendum che già in apertura dell’incontro aveva fatto da sfondo all’Introduzione del cardinale presidente Matteo Zuppi. «Accogliamo con soddisfazione una partecipazione così significativa, anche da parte dei giovani: questo è un elemento importante», afferma Baturi. E proprio nei giorni del post-voto il Consiglio permanente dà il via libera alla proposta arrivata dal basso di fare del beato Rosario Livatino il patrono dei magistrati. «L’istanza – spiega il segretario generale – sarà ora presa in esame dalla prossima Assemblea generale che, qualora volesse approvarla, dovrà farlo con la maggioranza dei due terzi. Poi il tutto passerà al Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti per la conferma». Il “giudice ragazzino” racconta con la sua storia «non solo l’impegno nella lotta alla mafia ma anche di come la fede possa fermentare il lavoro quotidiano», sottolinea l’arcivescovo di Cagliari
Dal suicidio assistito alla famiglia nel bosco
Il confronto con i giornalisti è l’occasione per commentare l’attualità. Ad esempio, il caso del suicidio assistito di Libera, donna di 55 anni malata di sclerosi multipla che in Toscana si è somministrata da sola il farmaco letale. «La morte va rispettata in silenzio – dichiara Baturi –. Ma sia la società, sia la Chiesa sono chiamate ad aiutare tutti a vivere con dignità e speranza fino all’ultimo istante. Dal punto di vista istituzionale, significa riservare attenzione e risorse all’accompagnamento dei più fragili e delle loro famiglie». L’arcivescovo cita le «reti territoriali di hospice». E denuncia: «Ci sono regioni in cui non c’è ancora un piano adeguato». Poi richiama quanto afferma la Corte Costituzionale: «Determinate situazioni sono dovute a una sofferenza che si giudica insopportabile. Ma ciò accade quando non si è sostenuti». Poi l’accoltellamento della professoressa a Bergamo da parte di uno studente. «Sono episodi che lasciano sbigottiti e sono il sintomo di una violenza che “per nulla” si innesca. Corriamo il rischio di sostituire la fiducia con il sospetto o la paura, ma anche che si faccia più flebile una capacità di accettare le sconfitte, i fallimenti, i passaggi complicati della vita». Più volte la Chiesa italiana ha chiesto di non trascurare la violenza giovanile. «Fondamentale è l’educazione. Come Cei abbia manifestato la nostra preoccupazione per le aree interne del Paese in cui la povertà educativa si congiunga con un malessere diffuso. Il Papa parla di necessità di incrementare l’impegno educativo. Tuttavia è illusorio che lo Stato possa farlo senza il coinvolgimento delle energie sociali». Ancora: la famiglia nel bosco. Il segretario generale della Cei punta l’indice contro il «consumismo comunicativo» che non fa gli interessi dei minori, uno dei quali è quello «di essere salvaguardati dalla curiosità eccessiva». Da qui l’appello ad «avere il coraggio di spegnere le telecamere» ma anche a trovare il giusto bilanciamento fra «il principio di responsabilità dei genitori e la necessità che hanno i bambini di vivere esperienze di socializzazione che permettano un ordinato sviluppo».
La guerra e gli investimenti etici
Nell’agenda della Chiesa italiana trovano posto anche la guerra e l’etica economica. Baturi parla di «preoccupazione» per i «conflitti gravissimi in Ucraina e Medio Oriente» con uno «scenario in cui sembrano dominare la forza e una logica di potenza». La Cei ribadisce la sua vicinanza alle «comunità cristiane del Medio Oriente» che hanno «la funzione storica di essere ponte di pace e possibilità di dialogo tra le parti». L’attenzione al fattore economico emerge nelle “Linee guida Cei in materia di investimenti etici e sostenibili”, documento che è stato appena aggiornato. «Chiediamo ad esempio di astenersi da investimenti in presidi che producono o trafficano in armi, ma anche in aziende che non sono sensibili al tema della giustizia: penso all’equo trattamento dei lavoratori, alla salvaguardia dell’ambiente, al rispetto della vita umana». E aggiunge: «Intendiamo testimoniare che l’obiettivo è la giustizia, non l’interesse economico».
Le priorità della Chiesa italiana e le novità per i Sacramenti
Al centro del Consiglio permanente anche l’avvio del processo di revisione dell’itinerario d’iniziazione cristiana. Cambieranno età oppure ordine di Battesimo, prima Comunione, Cresima e prima Confessione? «La fede matura non nella classe di catechismo – dice Baturi – ma nella comunità cristiana che si esprime nella liturgia, negli oratori, nella carità. E serve andare a cercare chi si pone domande esistenziali. Perché c’è tanta sete di senso». L’arcivescovo cita il «risveglio di interesse nei confronti della Chiesa da parte di adulti lontani, molti dei quali chiedono il Battesimo». Nelle tre giornate sono state esaminate le “Linee di orientamento” per le diocesi scaturite dal Cammino Sinodale. Il segretario generale racconta le priorità che scandiranno i prossimi anni: l’«annuncio del Vangelo»; il bisogno di «connettere la fede con l’agire quotidiano dell'uomo: sia nell’impegno sociale e politico, sia sul versante della cultura»; l’esigenza di «ripensare le comunità» e il loro rapporto con il territorio; l’urgenza di «individuare ambiti di corresponsabilità»; il «coinvolgimento del popolo di Dio nei processi decisionali della Chiesa». Il documento verrà discusso nell’Assemblea generale di maggio che sarà chiamata anche a scegliere sia il vice-presidente Cei per il Nord (scade Erio Castellucci), sia i dodici vescovi presidenti delle Commissioni episcopali.
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