I Neanderthal si curavano con il catrame di betulla
La sostanza ha proprietà antibatteriche utili nella cura delle ferite ed è probabile che i Neanderthal lo sapessero, come suggerisce uno studio pubblicato su "Plos One"

La farmacia degli antichi era nella natura: il catrame di betulla, ad esempio, ha proprietà antibatteriche utili nella cura delle ferite ed è probabile che i Neanderthal lo sapessero. A suggerirlo è uno studio pubblicato su Plos One e guidato da Tjaark Siemssen, tra l’Università di Colonia e quella di Oxford: campioni di catrame ottenuti con tecniche compatibili con il Paleolitico – come la distillazione in fosse di argilla e la condensazione su superfici rocciose – hanno mostrato attività antibatterica contro Staphylococcus aureus, uno dei principali responsabili delle infezioni cutanee. Era già noto l’uso di questa sostanza come collante nella fabbricazione di strumenti ma la si può considerare ora anche un possibile impiego terapeutico, in analogia con le pratiche tradizionali di popolazioni indigene del Nord Europa e del Canada. Non una medicina nel senso moderno, ma qualcosa che le somiglia abbastanza da costringerci a rivedere l’immagine di un’umanità arcaica priva di saperi terapeutici.
La necessità di ridurre il dolore ha storicamente spinto alla sperimentazione, alla cooperazione e all’innovazione. In termini neurobiologici, il dolore è un segnale di apprendimento: indica un danno e orienta il comportamento, non generando automaticamente soluzioni ma costringendo a cercarle. La storia della medicina è attraversata da questa dinamica, e il caso più evidente resta forse l’anestesia: la dimostrazione pubblica dell’etere nel 1846 rivoluziona la chirurgia segnando la possibilità di operare senza infliggere dolore acuto ai pazienti. L’isolamento della morfina consente per la prima volta di controllare il dosaggio di un principio attivo, riducendo l’incertezza delle preparazioni tradizionali. La sintesi dell’acido acetilsalicilico, alla fine dell’Ottocento, standardizza e diffonde un rimedio per alleviare dolore e febbre. E anche fuori dalla medicina, il tentativo di ridurre la sofferenza fisica ritorna, in forme diverse, un po’ ovunque. Nella lavorazione delle pelli e nella diffusione degli abiti, in risposta al freddo e alle lesioni cutanee. Negli utensili che vengono modificati per essere più maneggevoli e meno taglienti. E più tardi negli occhiali, nello spazzolino, nelle sedie ergonomiche, fino alle tecnologie che oggi sostituiscono l’uomo nei lavori più pericolosi.

«Combinando farmacologia tradizionale e archeologia sperimentale possiamo comprendere meglio le pratiche mediche dei nostri antenati», osservano gli autori, evidenziando anche il potenziale di queste ricerche per individuare nuovi composti utili nella lotta contro la resistenza agli antibiotici. Oltre all'uso come antibatterico, il catrame di betulla potrebbe aver avuto altre funzioni, come repellente per insetti, suggerendo un utilizzo versatile delle risorse naturali disponibili. La paleofarmacologia indaga l'uso di sostanze naturali a scopo terapeutico nelle popolazioni preistoriche e racconta, in fondo, il bisogno antico di prendersi cura del dolore dell’altro.
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