Zuppi e il referendum: basta polarizzazioni. È il tempo del dialogo responsabile

Il cardinale presidente apre il Consiglio permanente della Cei mentre è in corso lo scrutinio del referendum. «No al disimpegno nella società. E no alla politica che pretende di arruolare la Chiesa»
March 23, 2026
Zuppi e il referendum: basta polarizzazioni. È il tempo del dialogo responsabile
Il cardinale Matteo Zuppi, presidente della Cei, durante il Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana / SICILIANI
Mentre è ancora in corso lo scrutinio delle schede per il referendum sulla giustizia, la Chiesa italiana mette in guardia dalle «pericolose polarizzazioni» che hanno accompagnato la campagna elettorale e che segnano ancora la vita politica del Paese. E invita a scegliere «la via di un dialogo responsabile e costruttivo tra le forze sociali e culturali e le diverse parti politiche, nella ricerca dell’indispensabile consenso possibile attorno a soluzioni di bene». Il richiamo arriva dal presidente della Cei, il cardinale Matteo Zuppi, nell’intervento di apertura del Consiglio permanente della Conferenza episcopale italiana. Apertura che avviene questo pomeriggio, in concomitanza con la diffusione dei primi risultati usciti dalle urne e che diventa, quindi, occasione per ricordare come «in ogni epoca la Chiesa sia chiamata a ridire la dimensione sociale della fede cristiana», spiega Zuppi nella sua Introduzione che dà il via alle tre giornate di lavori nella sede di Circonvallazione Aurelia a Roma. No al «disimpegno» e a un «mondo di essere Chiesa» che «ci può vedere chiusi in sacrestia», avverte il cardinale presidente. Anche se «non spetta direttamente alla Chiesa fare politica», aggiunge. E no anche al «rischio di una politica o di organizzazioni sociali che pretendano di arruolare la Chiesa, di piegarne la libertà, di cercarne l’avallo, di utilizzarne la voce per i propri schieramenti. Quando questo accade, si fa male alla politica e si fa male alla Chiesa», afferma Zuppi.
 
È una Chiesa italiana che «cammina insieme a tutta l’umanità» e che ha a cuore il bene del Paese quella che descrive il presidente della Cei citando anche Leone XIV. Ecco perché, ammonisce, «chi pensa di capire la Chiesa con misere letture politiche o le attribuisce intenzioni di parte non la conosce così come ignora la sua libertà di indicare e vivere l’unica parte che cerca: la difesa della persona». Zuppi, insieme a tutto l’episcopato italiano, aveva esortato alla partecipazione nella tornata referendaria. E il dato dell’affluenza, che sfiora il 60%, indica che la comunità ecclesiale ha avuto uno sguardo lungimirante. Il cardinale presidente ricorda che proprio la partecipazione «sta al cuore della nostra Costituzione e, pur tra le differenze, permette a tutti e a ciascuno di esprimersi al meglio. Il dibattito che ha preceduto il referendum e i dati di affluenza confermano l’importanza di ragionare sull’esercizio concreto della giurisdizione nel nostro Paese, snodo importante per la custodia del bene comune e il perseguimento della giustizia, che soffre per molte difficoltà». Il cardinale arcivescovo di Bologna rimarca l’importanza dell’«equilibrio tra poteri dello Stato che i padri costituenti ci hanno lasciato come preziosa eredità e che tutti devono preservare» e avverte che il clima teso non ha aiutato «a comprendere la materia di fondo e quella opinabile».
 
Per questo, è l’appello di Zuppi, serve una logica “altra” rispetto a quello dello scontro. E lo evidenzia anche facendo riferimento alla Chiesa che chiama ad essere aperta e accogliente. «La presenza ecclesiale nel tempo e nella storia è l’opposto della contrapposizione sterile, della polemica permanente, dell’irrigidimento che difende ma non genera, che delimita ma non incontra. Il dialogo non annacqua la verità. Al contrario, la rende ospitale, la rende credibile, la rende prossima. Una Chiesa che parla senza ascoltare finisce per non dire nulla. Una Chiesa che ascolta senza avere più nulla da dire tradisce il Vangelo. Una Chiesa che entra nel dialogo evangelicamente sa invece incontrare ogni persona senza perdere nulla della propria identità». E indica «uno dei compiti più urgenti oggi» che vale per la Chiesa ma anche per l’intera società: «Custodire e promuovere uno stile capace di incontro, di ascolto, di amicizia sociale, di pazienza, di umiltà, di libertà interiore».

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