Chi è Giada Monami, la nuova responsabile dell'Ufficio che indaga sulle guarigioni a Lourdes

Era in servizio a Venezia la dottoressa, 49 anni, che è stata chiamata alla guida del Bureau, che dal 1883 si occupa delle indagini sui segni che avvengono nel santuario francese. Succede al pediatra napoletano De Franciscis
February 15, 2026
Alessandro de Franciscis assieme a Giada Monami
Alessandro de Franciscis assieme a Giada Monami
Il santuario di Lourdes avrà, per la prima volta nella sua storia, una donna alla guida del Bureau des constatations médicales, l’Ufficio delle Constatazioni Mediche istituito nel 1883, approvato nel 1905 da papa Pio X e incaricato di esaminare scientificamente le guarigioni ritenute inspiegabili. Si tratta della dottoressa Giada Monami, 49 anni, medico internista all’Ospedale Civile Santi Giovanni e Paolo di Venezia e volontaria dell’Unitalsi di Treviso, attiva da anni nei pellegrinaggi al santuario mariano. La nomina è stata annunciata l’11 febbraio, nella festa della Madonna di Lourdes e nella Giornata mondiale del malato, dal vescovo di Tarbes-Lourdes, monsignor Jean‑Marc Micas, al termine della Messa internazionale nella basilica sotterranea di San Pio X. Presentando la nuova guida dell'Ufficio il presule ha parlato di «un passaggio importante nella continuità».
La dottoressa di origine friulana, infatti, succede al collega napoletano Alessandro de Franciscis, che ha guidato il Bureau per più di 16 anni. È il secondo medico non francese a ricoprire questo incarico e il primo volto femminile a presiedere un organismo che fin dalle origini rappresenta il “filtro scientifico” preliminare per il riconoscimento ecclesiale di un miracolo. Su migliaia di casi esaminati in oltre un secolo, sono 72 le guarigioni ufficialmente riconosciute come miracolose dalla Chiesa, dopo un percorso che parte proprio dall’attenta analisi del Bureau.
A Venezia la notizia è stata accolta con grande gioia. Il patriarca Francesco Moraglia ha inviato un messaggio di felicitazioni alla dottoressa, sottolineando il «delicato, prezioso e significativo servizio» affidatole dal santuario francese e richiamando l’importanza di una presenza competente e attenta all’interno di un ufficio che unisce rigore scientifico e ascolto delle storie di sofferenza e speranza dei pellegrini. Anche l’Unitalsi ha espresso profonda soddisfazione. La sezione trevigiana, che vede Giada Monami impegnata da oltre dieci anni nei viaggi a Lourdes, ha ricordato il suo stile umano, rispettoso e capace di prossimità verso i malati, mentre il gruppo dei sanitari volontari ha parlato di un incarico che «rappresenta un dono» e un segno di rinnovata fiducia nel suo servizio. Dopo l'annuncio anche la dottoressa ha voluto esprime il proprio grazie chiedendo di pregare: «Pregate per me, per questo mio nuovo impegno».
La nomina si inserisce in un momento significativo per la storia del santuario, che negli ultimi anni ha visto crescere l’attenzione verso il dialogo tra fede e scienza. Il Bureau des constatations médicales continuerà a operare come luogo di discernimento rigoroso, dove l’esame clinico più approfondito rappresenta il primo passo di un percorso che, solo a conclusione dell’indagine ecclesiastica, può portare al riconoscimento di un miracolo.

Come si riconosce una guarigione miracolosa a Lourdes

Tra l’esperienza della persona guarita e l’eventuale dichiarazione di “miracolo” si apre un percorso lungo e rigoroso, che coinvolge prima la medicina e poi il discernimento ecclesiale. Il punto di partenza è una dichiarazione spontanea al Bureau des constatations médicales del Santuario: il medico permanente raccoglie la testimonianza e avvia un primo vaglio clinico, ricostruendo in dettaglio la storia della malattia e lo stato di salute attuale, escludendo frodi o suggestioni e verificando se il cambiamento sia fuori dall’andamento prevedibile della patologia e avvenuto in circostanze straordinarie. In questa fase si comincia a distinguere tra casi senza seguito, casi “in sospeso” e quelli registrati come “guarigioni inattese” meritevoli di approfondimento. Viene informato anche il vescovo della diocesi di residenza dell’interessato, che può nominare un medico referente. Questa prima tappa può richiedere mesi o anni, perché la guarigione dev’essere stabile nel tempo.
Quando la documentazione pre e post evento è ritenuta solida, il Bureau convoca una seduta collegiale aperta a tutti i medici presenti a Lourdes, indipendentemente dalle convinzioni personali, per “constatare” clinicamente la realtà del fatto: diagnosi iniziale, eventuali terapie, evoluzione attesa della malattia, improvvisa scomparsa dei sintomi, completezza e stabilità del recupero. Al termine, se il caso appare davvero anomalo, viene inserito nell’ordine dei lavori del Comité médical international de Lourdes (CMIL), organismo di esperti che esamina annualmente i fascicoli più consistenti e può affidare l’istruttoria a specialisti incaricati, anche con ulteriori consulenze. Lo scopo non è “dichiarare un miracolo”, ma stabilire se la guarigione sia, allo stato dell’arte, clinicamente inspiegabile per rapidità, completezza e durata, e dunque “confermata” come tale dal punto di vista medico.
Il CMIL lavora alla luce di criteri classici, riferiti alla tradizione codificata a partire dal Settecento (i cosiddetti “criteri di Lambertini”): la malattia dev’essere grave e ben diagnosticata, di natura organica e non psichica, con prognosi sfavorevole; la guarigione dev’essere improvvisa, completa, duratura e non attribuibile alle terapie praticate. Solo quando questi punti risultano soddisfatti, il Comitato riconosce il “carattere eccezionale” del caso rispetto alle conoscenze scientifiche e lo trasmette al vescovo competente perché valuti, con la propria commissione, l’eventuale valore di segno “miracoloso” nella vita di fede della comunità. L’ultimo giudizio, quindi, è di natura ecclesiale e spetta al vescovo della diocesi della persona guarita. Si tratta di un cammino che spesso dura anni, come ricordano le linee guida del Santuario e le spiegazioni offerte dalla Conferenza episcopale francese nel descrivere il passaggio dalla constatazione medica al pronunciamento ecclesiale.
Negli ultimi decenni Lourdes ha ulteriormente precisato il lessico e i passaggi dell’inchiesta, mantenendo intatto il rigore clinico iniziale e chiarendo che non tutte le guarigioni “inattese” rientrano nella categoria ristretta del miracolo, pur restando motivo di rendimento di grazie. A oggi, su migliaia di segnalazioni registrate dall’Ufficio dal 1883, le guarigioni riconosciute ufficialmente come miracoli sono 72, al termine di un iter che parte dal Bureau e si conclude con il decreto dell’ordinario del luogo. È un dato che il Santuario e le sintesi divulgative ribadiscono insieme al senso di questo percorso: custodire con serietà ciò che i pellegrini testimoniano, nel dialogo costante tra scienza e fede, senza forzare le conclusioni ma attendendo la prova dei fatti e del tempo.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

Temi