C'è una Madonna nel deserto che protegge l'Arabia
La chiesa di Ahmadi in Kuwait, dove è custodita la statua di Nostra Signora d'Arabia, ha ottenuto il titolo di Basilica minore. Venerdì la proclamazione solenne con il rito presieduto da Parolin

La chiesa di Nostra Signora d’Arabia ad Ahmadi, in Kuwait, nata come semplice cappella per lavoratori stranieri a metà del secolo scorso, è diventata nel tempo il cuore della comunità cattolica del Paese e non solo. Lo scorso 28 giugno, con un decreto promulgato dal Dicastero per il culto divino e la disciplina dei sacramenti, è stata elevata al rango di Basilica minore: prima Basilica minore della Penisola arabica. Venerdì mattina si terrà la proclamazione solenne del titolo con il rito presieduto dal cardinale Pietro Parolin, segretario di Stato vaticano, in visita ufficiale in Kuwait a partire da oggi.
La festa di Nostra Signora d’Arabia viene celebrata in tutta la Penisola Arabica il sabato o la domenica dopo il Battesimo del Signore. La Messa presieduta dal vicario apostolico di Arabia del Nord, il vescovo francese Aldo Berardi (il vicariato comprende Bahrain, Kuwait, Qatar e Arabia Saudita) è stata celebrata sabato scorso nella Cattedrale di Awali, in Bahrain.
Le radici della devozione a Nostra Signora d’Arabia risalgono alla fine degli anni ’40, quando alcuni carmelitani scalzi provenienti dall’Iraq giunsero in Kuwait per assistere la crescente comunità cattolica formata soprattutto da lavoratori migranti e dalle loro famiglie. In quel contesto nacque il desiderio di affidare la fragile presenza cristiana alla protezione della Vergine Maria. I missionari diffusero così un’immagine devozionale ispirata a quella della Madonna del Carmelo venerata al santuario di Stella Maris di Haifa, che divenne progressivamente nota con il titolo di Nostra Signora d’Arabia. La venerazione pubblica iniziò simbolicamente l’8 dicembre 1948, festa dell’Immacolata Concezione.
Nel 1949, con l’aumento della devozione, il vescovo Giovanni Battista Stella, allora vicario apostolico d’Arabia, decise di commissionare una statua ufficiale per la comunità cattolica del Kuwait. La nuova effigie, scolpita in cedro del Libano da artigiani italiani e raffigurante la Madonna con il Bambino, fu benedetta da papa Pio XII e trasportata in aereo. Giunse solennemente ad Ahmadi il 6 gennaio 1950, accolta con entusiasmo dai fedeli. Nel 1957 Pio XII, con il decreto
Regnum Mariae
, proclamò ufficialmente Nostra Signora d’Arabia patrona del vicariato apostolico d’Arabia. Nel 1960, in occasione del decimo anniversario dell’arrivo della statua, i fedeli offrirono una corona d’oro ornata di diamanti, rubini e perle del Golfo, con la quale l’effigie fu solennemente incoronata. Un ulteriore riconoscimento giunse nel 2011, quando, per mandato di Benedetto XVI, la statua ricevette la incoronazione canonica, confermando la speciale considerazione della Sede Apostolica per questo luogo e questo culto. Il vescovo Camillo Ballin, vicario apostolico d’Arabia del Nord dal 2005 al 2019, avviò il progetto della grande Cattedrale (con una capienza di oltre 2.300 posti) di Nostra Signora d’Arabia in Bahrain, consacrata nel 2021 dopo otto anni di lavori e grazie al dono di un terreno di 9.000 metri quadrati da parte del re del Bahrain.
La Vergine venerata ad Ahmadi è divenuta simbolo dell’unità e della perseveranza della Chiesa cattolica nella Penisola Arabica: una presenza silenziosa ma tenace, che continua a offrire speranza e consolazione a comunità cristiane spesso invisibili, ma profondamente radicate nella fede.
Il titolo di basilica minore significa che la chiesa in questione entra in un rapporto più stretto e visibile con la Sede Apostolica, come è visibile dai segni papali che può esibire. Nei giorni stabiliti dall’autorità ecclesiastica, i fedeli che la visitano possono ottenere una indulgenza plenaria, alle consuete condizioni previste dalla Chiesa. Una basilica minore è chiamata a essere un luogo esemplare di vita liturgica e comunione ecclesiale.
(T.Pi.)
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