Zampa (Pd): «Ecco come stanno smontando la mia legge sui minori stranieri»
di Diego Motta
Parla la parlamentare che ha ideato la legge a sostegno degli under 18 giunti da soli in Italia: «Vogliono fermare i percorsi di inclusione e formazione degli stranieri a 19 anni in Italia e poi parlano di piano Mattei? Un pezzo alla volta, sta saltando tutto l'impianto normativo»

«La legge sui minori stranieri non accompagnati è a rischio. Un pezzo alla volta, stanno smontando quello che era considerato un impianto normativo moderno, all’avanguardia anche in Europa». Sandra Zampa, parlamentare del Pd, che ha dato il nome alla legge 47 del 2017, ha letto l’appello lanciato da 27 organizzazioni della società civile, comprese Caritas e Centro Astalli. Sul tavolo c’è lo stop al cosiddetto “prosieguo amministrativo” per i ragazzi stranieri arrivati soli nel nostro Paese: con le nuove norme volute dal governo, i percorsi di inclusione degli adolescenti finiranno a 19 anni e non più a 21, facendo così venire meno opportunità di lavoro e di formazione professionale. «L’obiettivo è eliminare tutti quei presìdi a tutela sia dei minori migranti sia della sicurezza complessiva delle nostre città, creando come da tempo sto denunciando nuovi focolai di irregolarità».
Quali risultati ha ottenuto la legge Zampa, che questa maggioranza non vede?
Parliamo intanto di ragazzi stranieri venuti in Italia senza famiglia: si tratta di meno di 20mila casi all’anno. L’obiettivo delle norme approvate è stato quello di inserire “under 18” in arrivo dall’estero in percorsi dedicati, garantendo loro protezione e sottraendoli da potenziali pericoli, legati allo sfruttamento e alla microcriminalità. È un piano che ha sempre messo al centro il minore, con i suoi bisogni, e non il migrante. Questo esecutivo invece ha capovolto la prospettiva, per fare campagna elettorale permanente giocando sulla paura dello straniero. Basterebbe invece guardare alla figura dei “tutor” per capire che si rischia di vanificare un lavoro prezioso.
Chi sono i “tutor”?
Sono migliaia di persone in tutta Italia, la cui figura è stata istituita proprio grazie alla legge 47, che in questi anni si sono messi a disposizione volontariamente dei minori stranieri soli. Sono migliaia e hanno deciso di fare un servizio gratuito dentro le loro comunità. Non prendono infatti un euro, mentre nei Paesi europei sarebbero retribuiti. Fanno da guida a questi ragazzi, facendosi carico dei loro problemi legali con puro spirito umanitario.
Proprio l’ascolto dei minori, l’accertamento della loro età e le competenze del Tribunale dei minorenni in materia sembrano essere i prossimi punti della legge nel mirino. Conta forse l’avvio in contemporanea del Patto europeo sulla migrazione e l’asilo?
Il Patto europeo sulla migrazione e l’asilo è un problema e rappresenta certo un passo indietro, ma sui minori interviene poco o nulla. Al contrario, in Europa è ben chiaro il discorso sull’accertamento dell’età, perché resta chiara la necessità di non far entrare i ragazzi non ancora maggiorenni nei percorsi previsti per adulti, cosa che invece in Italia è di fatto già possibile. Resto poi dell’idea che sia cruciale il ruolo dei magistrati minorili, che hanno competenze specifiche in materia.
Il ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, sostiene che la strategia italiana funziona: più rimpatri, più forze di polizia e meno arrivi. Cosa risponde?
Rispondo chiedendo coerenza al governo e non, come ho già avuto modo di dire, scelte al limite della cattiveria e della stupidità. Ripeto: con lo stop al “prosieguo amministrativo”, si colpiscono minorenni virtuosi che stanno facendo un percorso importante, per cui lo Stato ha già speso dei soldi. A 19 anni li rispedisci in mezzo a una strada? Non solo. Questo è il governo del cosiddetto “piano Mattei”, che coinvolge Confindustria e le altre associazioni imprenditoriali nei percorsi di formazione in Africa. Benissimo: perché invece fermiamo i progetti formativi fatti su questi ragazzi nelle nostre città? Anzi: per un po’ di tempo li formiamo qui e poi li rimandiamo a casa. Che senso ha tutto questo?
Al netto della mobilitazione di chi ha lanciato l’appello a difesa della legge che porta il suo nome, onorevole Zampa, lei vede segnali di reazione da parte della società civile sui temi dell’accoglienza e dell’integrazione?
Vedo molteplici segnali, sia pur piccoli. Mi ha colpito l’intervista pubblicata da Avvenire al vescovo americano Evelio Menjívar-Ayala, che da ex migrante diventato pastore di una diocesi ha parlato di spirito umanitario da riscoprire. Poi ho visto che si sta muovendo la rete nazionale dei “tutor”, a difesa dei principi della solidarietà e dell’apertura. Ho letto infine le parole del Tavolo Asilo e delle organizzazioni che hanno lanciato l’appello a difesa di queste norme di civiltà. Sono il volto di un’altra Italia, credo, a cui questo esecutivo ha deciso di non parlare.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Seguici anche su Google Discover di Avvenire 





