Mattarella: «La strage di Capaci ha segnato la nostra storia»
di Redazione
L'Italia ricorda Falcone, la moglie e la scorta, uccisi il 23 maggio 1992. Meloni: "Sacrificio che non va dimenticato: il futuro si costruisce con la memoria"

L'Italia ricorda la strage di Capaci. Politica, istituzioni e gente comune onorano le vittime della bomba che squarciò l'autostrada in quel tragico 1992. "La data del 23 maggio - ricorda il presidente della Repubblica Sergio Mattarella - ha segnato la storia della Repubblica. La strage di Capaci, manifestazione tra le più sanguinarie della disumanità mafiosa, fu un attacco di inedita ferocia contro la libertà e la dignità degli italiani".
La premier Giorgia Meloni sia llinea alle parole del Capo dello Stato. "Il 23 maggio 1992 l'Italia si fermò. Ricordare oggi questa dolorosa pagina della nostra Storia significa non lasciare che il sacrificio di chi ha dato la vita per la giustizia venga dimenticato. Anche per questo dal 2002 si celebra la Giornata Nazionale della Legalità: un momento non solo per ricordare le vittime di tutte le mafie, ma per far conoscere soprattutto ai giovani l'importanza della legalità e dell'impegno civile. Perché è dalla memoria e dalle nostre scelte quotidiane che possiamo costruire un futuro libero dalla paura e dall'indifferenza".
"Trentaquattro anni fa, nella strage di Capaci, persero la vita Giovanni Falcone, Francesca Morvillo e gli agenti della scorta Rocco Dicillo, Antonio Montinaro e Vito Schifani. Quel giorno la mafia colpì magistrati, donne e uomini dello Stato impegnati ogni giorno nella difesa della legalità e della sicurezza dei cittadini - sottolinea il ministro dell'Interno Matteo Piantedosi, che insieme al capo della Polizia Vittorio Pisani ha deposto una corona sul luogo dell'attentato - Falcone e i suoi uomini conoscevano i pericoli, erano consapevoli dei rischi eppure scelsero di restare, di continuare a lottare contro la criminalità organizzata. Perché ci sono battaglie che non si possono abbandonare. Oggi rinnoviamo il nostro impegno a custodire la loro memoria e la loro eredità. Perché ricordare non è solo un esercizio di stile ma significa riaffermare con forza quel patto tra generazioni che ci spinge a proseguire lungo la strada tracciata, guidati dai valori che li ispirarono e che ognuno di loro onorò sempre con sacrificio e dedizione. La memoria di Giovanni Falcone e delle vittime delle stragi di mafia vive nelle scelte quotidiane di chi decide di servire lo Stato con onore e responsabilità".
Rosario Valastro, presidente della Croce Rossa italiana, omaggia le vittime sottolineandone "il lucido coraggio. La loro lotta per una cultura della legalità era una lotta per il rispetto di ogni essere umano, perché sapevano bene che dove c'è la mafia l'Umanità svanisce". Per questa ragione, per la Croce Rossa Italiana "ricordare quella tragedia significa rinnovare una promessa: quella dell'impegno al fianco delle comunità più fragili per aiutare chi è più esposto alla mancanza di prospettive e alla prepotenza di sistemi di potere criminali, cercando di costruire una società più giusta, inclusiva e solidale, dove nessuno venga lasciato indietro. Le volontarie e i volontari Cri lo fanno ogni giorno, mettendo in ogni loro azione lo stesso profondo rispetto per la dignità umana che ha animato quei servitori dello Stato uccisi dalla mafia. È anche sulle loro gambe, parafrasando proprio Giovanni Falcone, che continua a camminare l'idea di una società libera dall'illegalità e dalla violenza della prevaricazione''.
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