Violenza di genere, da Abi sospensione del mutuo e accesso agevolato al lavoro
di Cinzia Arena
L’associazione bancaria italiana ha adottato il riconoscimento di categoria protetta con una percentuale di assunzioni riservata che può arrivare sino al 4% dei nuovi contratti

È una delle forme di violenza di genere più subdola ma non per questo meno insidiosa. La violenza economica, che ha come pilastri la mancata indipendenza - nessun lavoro, nessuno stipendio e spesso nessun conto corrente -, è un fenomeno che si combatte solo promuovendo la partecipazione attiva delle donne. In caso di violenza conclamata avere un impiego e una retribuzione è un punto di partenza indispensabile per poter ricostruire la propria vita. Si muove anche in questa direzione il Protocollo firmato lo scorso 24 novembre (un giorno prima della giornata contro la violenza sulle donne per dimostrare che l’emergenza è permanente) da Abi (Associazione bancaria italiana) e le Organizzazioni sindacali di settore Fabi, First Cisl, Fisac Cgil, Uilca, Unisin. Accanto al sostegno economico in termini di sospensione per 18 mesi della quota capitale di mutuo e prestiti personali (misura già prevista sei anni fa), il Protocollo introduce importanti novità. «La premessa è che si tratta di una misura riservata alle donne che hanno subito una violenza certificata (con una sentenza), inserite nei percorsi di protezione; si tratta – spiega la Presidente del Casl (Comitato affari sindacali e del lavoro) dell’Abi, Ilaria Dalla Riva – di un progetto iniziato nel 2019 e che si è arricchito di nuove misure in ambito lavorativo. Innanzitutto, viene riconosciuto il diritto a lavorare in smartworking dopo i quattro mesi di congedo previsti per legge. Inoltre, da Abi c’è un impegno a promuovere presso tutti gli Associati una quota di assunzioni riservata alle vittime di violenza. Dal 2013 la violenza economica è diventata reato ma mentre gli orfani di femminicidio sono stati subito inseriti tra le categorie protette, non è successa la stessa cosa per le donne».Gli istituti di credito in realtà si stanno già muovendo in questa direzione. Unicredit ha destinato una quota del 4% a queste assunzioni, Bpm, Intesa e Credit Agricole una quota variabile tra il 2 e il 4%. Il rientro al lavoro o la ricerca di esso possono essere molto difficili quando le donne sono costrette ad allontanarsi da casa per motivi di sicurezza. «Abbiamo pensato di andare oltre la dimensione dell’aiuto economico, per pensare al futuro di queste donne. Il Protocollo è di fatto la sintesi di due diverse anime del settore bancario quella finanziaria e quella di datore di lavoro, dell’oggi e del domani». Ma la misura, nelle intenzioni dell’Abi, è destinata a diventare universale. «Vogliamo essere un po’ gli iniziatori spingendo anche tutte le aziende ad adottare questa strategia» spiega Dalla Riva sottolineando come per combattere l’inverno demografico e il suo impatto sull’economia del Paese sia necessario un maggiore coinvolgimento delle donne. «Lo ha ricordato qualche settimana fa il governatore di Banca d’Italia, Fabio Panetta, inaugurando l’anno accademico all’Università di Messina» aggiunge la Presidente del Casl ricordando che Abi porta avanti la campagna “Un donna, un lavoro, un conto” che si muove proprio in questa direzione. «Oggi il 30% delle donne non ha un conto corrente proprio. In caso di sospensione del mutuo, ad esempio, se si ha il conto cointestato con il marito possono sorgere difficoltà» aggiunge Dalla Riva. Tra le linee d’intervento prioritaria c’è quella di fa conoscere il Protocollo, la presenza dei consultori e del centralino anti-violenza con manifesti in diverse lingue. Positivo il giudizio della Presidente Casl Abi sulle misure a sostegno delle donne previste dalla manovra di bilancio che ha implementato le risorse a disposizione in un momento di ristrettezze di bilancio. Di “elementi di innovazione” parla ancora Dalla Riva ricordando il sostegno alle case rifugio e ai centri antiviolenza, con 10 milioni aggiuntivi, e un canale preferenziale in tutte le forme di sostegno al reddito e di servizi per l’infanzia, ad esempio gli asili nido. Incrementato anche il fondo per il reddito di libertà di 5,5 milioni per il 2026 e di 9 milioni l’anno prossimo che prevede l’erogazione di un assegno di 500 euro per un anno.
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