Fine vita: perché la circolare della Regione Piemonte fa discutere
di Danilo Poggio, Torino
Inviata una circolare che cita due sentenze della Corte Costituzionale e spiega che i pazienti hanno diritto all’assistenza nel suicidio. Poi si precisa che sui pagamenti ci sono dei distinguo. Pro Vita: «Non si finanzi la morte»

È stato un documento “tecnico” inviato a tutte le aziende sanitarie a riaccendere il dibattito sul fine vita in Piemonte. La “circolare esplicativa in merito alle corrette modalità di attuazione dei principi enunciati dalla Corte Costituzionale” (cosi viene definita in oggetto) a firma del direttore regionale della Sanità prova a riassumere ed indicare le linee di indirizzo sul suicidio medicalmente assistito e arriva dopo il caso di un paziente che, pur avendo ottenuto la validazione dei requisiti richiesti, non aveva ricevuto “farmaci o sostanze potenzialmente utilizzabili nella procedura”.
Alla circolare è stata allegato più nello specifico anche “l’iter procedurale da osservare” per il suicidio assistito. Con precisione, in una sorta di vademecum, viene indicata la modalità per presentare la domanda all’Asl, che entro 48 ore attiva una Commissione multidisciplinare per valutare il caso e redigere una relazione, trasmessa poi al Comitato Etico Territoriale per il parere obbligatorio. Sulla base degli atti, viene infine comunicato l’esito: in caso di accoglimento, un’équipe sanitaria concorda modalità, tempi e luogo della procedura. L’assunzione dei farmaci può avvenire in strutture del Servizio sanitario nazionale o, su richiesta, in casa del paziente, con la presenza del personale sanitario. Il tutto si conclude con la verifica finale della volontà del paziente, l’assistenza durante l’assunzione della sostanza, la constatazione del decesso e la redazione di un verbale dettagliato da inserire nel fascicolo protocollato del paziente.
Il riferimento giuridico restano le parole della Corte Costituzionale, che vengono ampiamente riportate nella circolare, dove si cita “Il diritto della persona di ottenere dalle aziende del Servizio sanitario regionale il farmaco, i dispositivi eventualmente occorrenti all’autosomministrazione, nonché l’assistenza sanitaria anche durante l’esecuzione della procedura”, ribadendo che “tali principi dovranno essere aggiornati alla luce di eventuali future pronunce della Corte costituzionale o interventi del legislatore nazionale”.
L’atto viene presentato, quindi, come una circolare di carattere esplicativo, finalizzata a rendere omogenee le procedure sul territorio regionale, e non come un primo passo verso una nuova legge regionale sul tema, materia che resterebbe eventualmente di competenza parlamentare. Una distinzione che, tuttavia, non chiude il dibattito: proprio l’impatto sostanziale ed eventuali ricadute sulle Asl hanno alimentato riflessioni e critiche, in parte poi riviste alla luce delle precisazioni della Regione. «La scelta del Piemonte, amministrata dal centrodestra, di trasformarsi in un avamposto radicale finanziando i farmaci per procurare la morte a chi ne fa richiesta – ha commentato Antonio Brandi, presidente di Pro Vita & Famiglia - è un grave tradimento politico verso gli elettori e presta il fianco allo stravolgimento del mandato del Servizio Sanitario che dovrebbe curare, non uccidere. È inaccettabile che la Regione si affretti a finanziare la morte, quando circa due malati su tre in Piemonte sono ancora privati del diritto fondamentale alle cure palliative». Non si è fatta attendere la risposta dalla Regione, che ha ulteriormente chiarito come la circolare non introduca nuove, respingendo l’ipotesi di un finanziamento diretto dei farmaci per il fine vita. La copertura dei costi dipenderà dall’inquadramento dei farmaci come Lea o extra-Lea, tema sul quale è in corso un confronto con il Ministero della Salute: “Se si tratta di Lea – si legge nella nota - la spesa dovrà essere a carico del servizio sanitario regionale, diversamente sarà a carico del richiedente. La Regione pertanto si atterrà alle indicazioni che riceverà in merito”. Un chiarimento apprezzato da Pro Vita & Famiglia, che ha comunque ribadito che le modalità operative riportate dai giornali non sarebbero imposte dalle sentenze della Corte costituzionale, auspicando che il dialogo con il Ministero escluda l’utilizzo di risorse pubbliche per il suicidio assistito e che venga arginata «la drammatica deriva eutanasica in corso in Italia».
© RIPRODUZIONE RISERVATA






